Hai dimenticato la password?
Colorazione composita e stratificazione della ceramica
di Fabrizio Montagna*, Maurizio Barbesi**
* odontostomatologo, professore a contratto presso la Clinica Odontoiatrica dell’Università degli Studi di Cagliari
** titolare di laboratorio odontotecnico, ceramista
INTRODUZIONE

Il limite nell’imitare i denti naturali risiede nel fatto che la ceramica è un materiale omogeneo, mentre i primi presentano una microstruttura, con comportamenti ottici diversi. Alcune caratteristiche dei materiali (fluorescenza, metameria) sono affidate a tecnologie di produzione industriale; mentre altre rimangono prerogativa del ceramista, che si trova a compendiare superfici (morfologia, tessitura), tecniche di stratificazione, strutture e spessori.

L’argomento è destinato a rimanere un punto centrale del dibattito, connesso a problematiche complesse in evoluzione, che sottendono percorsi individuali, motivo di continue rielaborazioni di concetti e conoscenze
consolidate, quali: proprietà fisiche della luce; anatomia dentaria; linguaggio del sistema sottrattivo del colore; caratteristiche tecnologiche dei materiali; aspetti culturali e sociali; sensibilità e interpretazioni e soggettive di odontoiatri, ceramisti e pazienti.
LINGUAGGIO DEL COLORE

I colori visibili appartengono a una ristretta fascia di lunghezza d’onda della luce e le componenti monocromatiche possono essere evidenziate per diffrazione, facendo passare la luce bianca attraverso un prisma (Figg. 1-2):

• il rosso presenta la massima lunghezza d’onda (600-700 nm) e la frequenza di vibrazione più lenta, la sua   energia magnetica riscalda e stimola (colore caldo)
• il violetto ha la lunghezza d’onda minima (400-500 nm) e la frequenza più elevata (colore freddo).
Fig. 1 Luce bianca e spettro solare delle luci monocromatiche Fig. 2 Curva delle lunghezze d’onda relative alla
luce solare
La percezione del colore dipende dalla luce, dall’oggetto illuminato e dall’osservatore:

• la luce che colpisce un oggetto può subire fenomeni di riflessione (speculare o diffusa), assorbimento e trasmissione (diffusa o speculare); questi ultimi generano fenomeni ottici di rifrazione, dispersione, interferenza, diffrazione, diffusione.
• un oggetto è di una tinta (tonalità) perché assorbe tutte le lunghezze d’onda diverse e riflette quella specifica di quel colore
• la luce colpisce i recettori della retina, dove esistono, in estrema semplificazione, tre tipi di coni (rossi, verdi, blu), a seconda della loro specifica sensibilità a determinate lunghezze d’onda
• l’integrazione delle informazioni avviene a livello corticale (corpi genicolati, area ottica occipitale, altre aree per le componenti emotive).

Un oggetto nei confronti dell’interazione con la luce può essere dotato di (Figg. 3-4):

• trasparenza, quando permette la visione nitida delle strutture retroposte, per trasmissione e rifrazione
• traslucenza, visione non nitida (a vetro smerigliato) degli oggetti retroposti per fenomeni di assorbimento,
trasmissione e diffusione
• opalescenza, quando presenta un aspetto lattiginoso, dovuto alla presenza di fasi con indice di rifrazione
diverso, che determinano dispersione e disordinati effetti di diffusione della luce
• opacità, per assorbimento e/o per riflessione speculare (superficie liscia) o diffusa (superficie irregolare).
Fig. 3 Opacità, trasparenza, traslucenza (da Spina G.)
Fig. 4 Fenomeni ottici (da Spina G.)
Esistono due sistemi, in cui ogni colore è dato dalla risultanza di tre coordinate, ovvero dalla mescolanza di tre tinte fondamentali:

• la sintesi additiva (tipica della percezione visiva e utilizzata in fotografia e televisione) in cui i colori pri mari sono il verde, il rosso e il blu
• la sintesi sottrattiva o dei pigmenti (utilizzato in pittura e in odontotecnica), i cui colori primari sono il giallo, il rosso e il blu.

L’acquisizione della nozione per cui ogni tipo di tinta può essere individuato dalla mescolanza di tre tonalità fondamentali, portò alla formulazione di sistemi matematici tridimensionali per la determinazione del colore. Prima che si definissero tecnologie strumentali, la percezione era affidata alla percezione visiva, mediante il modello tridimensionale di Munsell, da cui deriva la terminologia in uso (Fig. 5):
Fig. 5 Dimensioni del colore (da Spina G.)
• tinta o nome del colore (tonalità)
• croma o saturazione, indica la forza o intensità di una tinta; i colori a basso cromatismo sono detti deboli o pallidi, mentre quelli ad alto cromatismo sono definiti saturi, forti o vividi
• valore quantità di grigio di una tinta dal bianco al nero; è misurata partendo dal bianco (valore alto) sino al nero (valore basso).

Nel sistema di Munsell l’asse verticale rappresenta il valore, dal nero in basso al bianco in cima, con il grigio
in mezzo (valore da 1 a 10); la ruota dei colori collocata attorno all’asse rappresenta la tinta e il croma (con 14 gradazioni). L’attuale modello CIELAB (Commission International de l’Ecclairage) identifica il colore mediante coordinate numeriche poste su tre coordinate (Fig. 6):
Fig. 6 Sistema di codificazione del colore
il nero-bianco sull’asse verticale L; il verde rosso sulla coordinata A, dal verde (-a) al rosso (+a); il giallo-blu sulla coordinata B, dal blu (-b) al giallo (+b). La definizione di sistema sottrattivo deriva dalla capacità, di ciascun pigmento, di assorbire determinate lunghezze d’onda, sottraendo alla luce, e quindi alla percezione visiva alcuni colori, permettendo la visione solo di una specifica lunghezza d’onda.
L’applicazione del sistema si basa su alcuni principi fondamentali (Fig. 7):
Fig. 7 Principi del sistema sottrattivi (da Cattaruzza M.)
• tre colori primari (rosso, giallo, blu)
• tre secondari derivati dalla somma di due colori primari (arancione, verde, viola)
• i terziari sono tonalità intermedie, tra primari e secondari, con diverse gradazioni o sfumature (giallo-
arancione, rosso-arancio, ecc)
• dominante è il colore che quantitativamente prevale nella miscela di un terziario (il rosso nel rosso arancione, etc)
• il grigio complesso si forma dalla somma dei tre colori primari o di due colori complementari calibrati (opposti nella ruota cromatica)
• il marrone neutro origina dalla somma dei tre complementari; mentre la somma di due complementari forma un marrone con una dominante.

Sistemando tutti i colori intorno a un circolo otteniamo la ruota dei colori, in cui ogni colore primario ha un complementare opposto (secondario formato dagli altri due primari) e i terziari sono disposti tra i colori primari da cui originano (Fig. 8).
Fig. 8 Ruota cromatica semplice e complessa nel sistema sottrattivi (da Cattaruzza M.)
Il contrasto è il presupposto essenziale alla percezione delle forme, ne sono classificate sette tipologie (Fig. 9):

• contrasto di colori puri, massimo tra primari, minore tra secondari e minimo tra terziari
• contrasto di chiaro-scuro, in cui i colori sono ordinati dal bianco al nero in base alla luminosità
• contrasto di temperatura (colori freddi e caldi), proporzionale alla lunghezza d’onda che varia dal rosso (elevata) al blu (bassa)
• contrasto di complementari, per cui l’accostamento di due complementari ne accentua la saturazione
• contrasto di simultaneità, in cui l’osservazione prolungata di un colore genera su di un campo grigio la proiezione del suo complementare
• contrasto di qualità, tra tinte uguali con cromi diversi (influisce sulla spazialità)
• contrasto di quantità, per opposizione di oggetti piccoli e grandi.
Contrasto di colori puri Contrasto dei complementari Contrasto di chiaro-scuro
Contrasto di simultaneità Contrasto di temperatura Contrasto di qualità
Contrasto di quantità Fig. 9 Tipologie di contrasto (da Cattaruzza M.)
Per spazialità dei colori si intende la loro diversa percezione nello spazio come vicini e lontani, superficiali e profondi (Fig. 10):

• su fondo nero i colori chiari emergono secondo il loro grado di luminosità e i colori scuri si muovono verso
il fondo; su fondo bianco il fenomeno si inverte
• nel contrasto di temperatura i colori caldi (rosso) emergono, rispetto ai freddi che retrocedono (blu)
• nel contrasto di qualità i colori puri, saturi (croma elevato) appaiono più vicini di colori di pari luminosità, ma meno saturi
• nel contrasto di quantità, riducendo le dimensioni di un oggetto sullo sfondo il colore si fa più intenso e cupo, sino a prevalere.
Fig. 10 Spazialità dei colori: l’ordine dei colori si inverte a seconda del fondo
(da Cattaruzza M.)

La Rivista di Odontoiatria