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Il restauro indiretto estetico |
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in odontoiatria conservativa |
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a cura di Giordano Tasca
Sintesi della relazione tenuta da Francesco Mangani al 49° Congresso degli Amici di Brugg |
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RICOSTRUZIONI ANTERIORI
Le indicazioni dei restauri indiretti anteriori sono
già state esposte nella relazione del dottor
Monari alla quale si rimanda il lettore (vd. numero
precedente della rivista).
Si tratteranno qui le fasi
cliniche da programmarsi, e precisamente: ceratura
estetica e mock-up, preparazione, impronta, prova e
cementazione.
La prima tappa consiste necessariamente
in una simulazione (mock-up) del risultato finale
da sottoporre al paziente per l’approvazione o per
la proposta di eventuali modifiche.
A un mock-up
eseguito direttamente alla poltrona con piccoli apporti
di composito sugli elementi dentali è indubbiamente
da preferirsi una simulazione più precisa preparata
in laboratorio sulla base della ceratura.
Un piano di trattamento con valenza estetica molto
spesso non può prescindere da un intervento di bleaching,
ultimato il quale si attua la preparazione di tipo
adesivo, la cui caratteristica peculiare consiste nel
richiedere all’elemento dentale un minimo prezzo biologico,
molto inferiore a quello dei restauri indiretti tradizionali.
Gli strumenti necessari sono pochissimi, due tipi di frese, anche uno solo per un operatore esperto,
purché la loro morfologia e dimensione siano congrue
con il disegno finale programmato. La riduzione
deve consentire il controllo della quantità di tessuto
che si sta asportando (verifica mediante mascherina
di riferimento) e deve essere anatomica, tale cioè da
rispettare:
(a) la morfologia del dente, quindi effettuata
su due piani, uno cervicale parallelo all’asse lungo
del dente e uno coronale inclinato lingualmente,
(b) gli
spessori dei tessuti, perciò possibilmente contenuta
per la maggior parte nei limiti dello smalto, senza
comunque temere di esporre aree di dentina.
La riduzione
dovrà quindi essere differenziata per adeguarsi
alle variazioni dello spessore smalteo: mediamente
0.3-0.5 mm nel terzo cervicale, 0.6-1.0 mm nel terzo
medio e 1.0-1.2 mm nel terzo incisale.
Due sono le zone critiche per la preparazione di una
veneer: il margine cervicale e quello incisale.
Il disegno
a livello cervicale offre tre possibilità:
1) a lama di
coltello, 2) a spalla e 3) a chamfer.
1) La preparazione a lama di coltello presenta il vantaggio
di essere molto conservativa (secondo alcuni studi il complesso dente-restauro che ne deriva
è il più resistente agli stress tensili) ma di contro
l’assenza di chiari punti di repere e di stop ne rendono
più difficile la cementazione. (Fig. 1)
2) La facilità di posizionamento in fase di cementazione
e la garanzia di un ottimale mascheramento di eventuali discromie della superficie sono i vantaggi
che una preparazione a spalla offre, purtroppo
però risulta spesso essere più aggressiva e di conseguenza
meno conservativa e inoltre, lasciando
angoli vivi,
è da ritenersi poco adatta all’utilizzo
della ceramica. (Fig. 2)
3) Il margine a chamfer è quasi universalmente indicato
come il più adatto, in quanto unisce alla conservazione
della struttura, e quindi della resistenza
finale dell’elemento restaurato, la possibilità di mascherare gli inestetismi che hanno portato a
questa scelta restaurativa e la facilità di controllo
durante la cementazione. (Fig. 3)
Le aree prossimali sono preparate con varie modalità
in funzione dell’estensione della zona da mascherarsi
e della necessità di modificare anche la forma del dente:
a) al confine del punto di contatto,
b) all’interno
del punto di contatto e c) totalmente oltre. (Fig. 4) |
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Fig. 1 Preparazione per veneer a lama di coltello |
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Fig. 2 Preparazione per veneer a spalla |
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Fig. 3 Preparazione per veneer a chamfer |
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Fig. 4 Preparazioni per veneer con estensioni diverse a livello prossimale |
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Per quanto riguarda il margine incisale le preparazioni
sono fondamentalmente di due tipi a seconda che
lo interessino o meno. La prima, che non coinvolge il
margine (window preparation), preferita da molti clinici compreso l’oratore, è ovviamente più conservativa
garantendo una resistenza finale paragonabile a quella
del dente integro (Castelnuovo J., 2000) e una
maggiore predicibilità clinica nel tempo; consente di
risolvere la maggior parte dei problemi estetici. (Fig. 5)
La seconda, che coinvolge invece il margine incisale,
veniva inizialmente definita preparazione “con risvolto
palatino”, cioè con riduzione del bordo incisale (1.5-2
mm) e chamfer palatino, esteso da un’area prossimale
all’altra. (Fig. 6) Ovviamente questa preparazione si
caratterizzava per i molti vantaggi che offriva, tra cui un’ottima ritenzione, una facile inserzione, la possibilità
di modificare la lunghezza dell’elemento e quindi
di poter controllare le caratterizzazioni in quell’area.
Alla fine degli anni ‘90 però Pascal Magne evidenziava
come il chamfer palatino consentisse la realizzazione
di uno spessore insufficiente per resistere agli
stress di diversa origine, termici, da contrazione di polimerizzazione del cemento composito e soprattutto
tensili particolarmente pericolosi per la ceramica.
Alla luce di quanto suddetto la preparazione palatina
a chamfer veniva sostituita da una riduzione netta a
90° (2 mm) di tutto il margine incisale. (Fig. 7) |
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Fig. 5 Preparazione per veneer che non coinvolge il
margine incisale |
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Fig. 6 Preparazione per veneer che coinvolge il margine
incisale, con chamfer palatino |
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Fig. 7 Preparazione per veneer che coinvolge il margine
incisale, con riduzione palatina a 90° |
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Il quesito circa il posizionamento subgengivale, equigengivale
o sopragengivale del margine della veneer
non trova una reale giustificazione, perché questi
restauri, per una serie di motivi, sono veramente
mimetici e quindi non v’è alcuna necessità di nasconderne
i confini sotto il margine gengivale. La scelta è
sicuramente per una collocazione sopragengivale,
anche per il carattere aprismatico (difficile da mordenzarsi)
e poco consistente dello smalto al suo limite
cervicale; in quest’area risulta complessivamente una
bassa carioresistenza.
Nel caso in esame si è eseguita
una preparazione ultraconservativa, della quale si è
rilevata un’impronta con polivinilsilossano; il laboratorio
mediante le stesse tecniche utilizzate dall’odontoiatra
per i restauri diretti è in grado di realizzare un
manufatto che rispetti il progetto iniziale. (Fig. 8)
Per la cementazione si adotta uno dei molti materiali
che consentono di effettuare prima una prova estetica
con pasta idrosolubile capace di mimare le stesse
caratteristiche cromatiche del cemento e si ricorre a
un apparecchio per fotopolimerizzazione programmabile,
in grado di erogare densità di potenza sufficienti
a garantire, in tempi clinicamente accettabili, il grado
di conversione adeguato anche attraverso gli spessori
di materiale estetico dei manufatti. Ciò è particolarmente
rilevante per i restauri indiretti posteriori nei
quali gli spessori in gioco sono maggiori e la possibilità
di portarvi a contatto il puntale luminoso è minore.
È importante rimuovere il più possibile gli eccessi di
cemento prima di polimerizzare, in modo che dopo ci
si limiti a una rifinitura minimale, con punte di gomma
che asportino il composito rispettando la ceramica e
la struttura dentale. La lucidatura impiega pasta diamantata
o feltrini diamantati. |
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Fig. 8 Preparazione sopragengivale e costruzione in
laboratorio di due veneer |
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Il risultato finale (Fig. 9) non è il frutto di una particolare abilità personale ma di una fedele esecuzione dei
vari passaggi. Quanto alla scelta fra ceramica e com-posito si può affermare che la superiorità della prima sul secondo, in termini di qualità della superficie e di mantenibilità del colore, può essere quasi annullata in un paziente che si attenga scrupolosamente alle prescrizioni di igiene e di controlli periodici.
A supporto di questa affermazione l’oratore mostra il caso di una
paziente, ben motivata, prestatasi all’esecuzione dei
due tipi di restauro per la correzione degli incisivi laterali
conoidi. A distanza di 10 anni non è apprezzabile
una differenza fra veneer in composito e in ceramica.
(Fig. 10) |
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Fig. 9 Quattro incisivi superiori prima e dopo restauro
con veneer |
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Fig. 10 Correzione di incisivi laterali conoidi : A il caso all’inizio e B appena finalizzato con veneer in ceramica sul
1.2 e in composito sul 2.2; C controllo a 10 anni |
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La sequenza delle fasi di esecuzione di una
faccetta in ceramica viene brillantemente illustrata
con un cartone animato in 3D ricavato da un caso clinico
(Fig. 11) secondo la didattica multimediale in
odontoiatria conservativa adesiva di A. Cerutti, F.
Mangani, A. Putignano (Quintessenza Int.).
• Impronta dell’arcata da restaurarsi per realizzare
ceratura estetica e mascherine di riferimento, al
fine di effettuare una preparazione controllata
• applicazione di un solo filo di retrazione nel solco
gengivale per una visualizzazione netta dell’area in
cui posizionare, rimanendo ampiamente all’interno
dello smalto, la linea di fine preparazione
• rimozione di eventuali precedenti compositi e sostituzione
con nuovi build-up
• preparazione anatomica e differenziata mediante
frese calibrate in modo da avvicinarsi il più possibile (sarebbe irrealistico pretendere una precisione
assoluta nella clinica) agli spessori ideali nelle varie
zone del dente (molto maggiori a livello incisale che
cervicalmente) e mantenere le inclinazioni corrette
per garantire una superficie con una quantità di
smalto adeguata; preziosa in questa fase la verifica,
fatta in varie direzioni, tramite la mascherina di
riferimento in silicone
• riduzione del margine incisale (se previsto) di circa
2 mm con spalla palatina a 90°
• impronta, di facile rilevazione
• prova delle faccette con gel idrosolubile, poi rimosso
accuratamente
• cementazione sotto diga, con grande cura, di una
faccetta per volta: trattamento con acido idrofluoridrico e silanizzazione delle veneer in ceramica o
sabbiatura delle faccette in composito
• applicazione dell’adesivo, quindi del cemento, i cui
eccessi sono rimossi subito dopo l’inserzione
del manufatto
• fotopolimerizzazione, rifinitura (minima) e lucidatura. |
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Fig. 11 Esecuzione di sei veneer superiori e quattro
inferiori; situazione iniziale, preparazioni, risultato finale | |