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Adattamenti - Igiene e prevenzione
di Alessandro Canton
DISORDINI ALIMENTARI
di Hans Frey Dimensions 3 2006
La bulimia e l’anoressia sono malattie psichiche gravi con importanti lesioni all’apparato masticatorio.
Molti adolescenti del mondo occidentale ne soffrono. L’équipe odontoiatrica è la prima ad accorgersene e pertanto ha il dovere di invitare il giovane paziente a consultare lo psicologo.

L’anoressia colpisce lo 0,5 per cento degli adolescenti, mentre la bulimia colpisce prevalentemente le giovani in una percentuale che varia tra il 2 e il 5 per cento. I disordini alimentari tra gli adolescenti sono però molto più diffusi, coinvolgendo il 20 per cento dei giovani fra i 13 e i 21 anni. L’importanza del fenomeno induce a conoscere meglio la malattia, perché la terapia è possibile, ma con la sinergia del medico, del dietologo, del dentista.

I pazienti anoressici vanno incontro a perdita di peso (il 15 per cento in meno), hanno paura di “ingrassare”
perché hanno un’alterata percezione del loro corpo.
I bulimici, invece, hanno improvvisi attacchi di voracità, seguiti da vomito; fanno largo uso di lassativi e di diuretici. I diversi AA affermano che ogni anoressico diventerà un bulimico.

Ma come si diventa anoressici?
Inseguendo gli ideali di bellezza proposti dai media. Ma anche come conseguenza di avveni-menti
stressanti come il divorzio o la perdita di un congiunto. Difficile affermare se la depressione precede o
segue il disordine alimentare.

Conseguenze orali
Le donne anoressiche sono, di solito, intelligenti, competitive, ascetiche, perfezioniste, e colte.
L’anoressia può iniziare anche a 13 anni. La bulimia inizia più tardi, anche a 18 anni. Conseguenze patologiche dell’anoressia sono: carenza proteica, vitaminica e minerale; anemia e leucopenia, amenorrea secondaria, bradicardia, ipotonia. I bulimici vomitano frequentemente, sono disidratati.

Conseguenze orali sono: la lingua arrossata, dolorosa, ragadi alla commessura delle labbra, recessioni gengivali, laringe irritato. Conseguenze dentali dovute al succo gastrico del vomito o del rigurgito sono le erosioni dei denti per la perdita di calcio.
Inizialmente la perdita è minima e l’erosione si accentua con il prosieguo della patologia. L’erosione dello smalto è frenata se l’idrossiapatite è mescolata alla fluorapatite, se durante la formazione della placca avviene la precipitazione di fluoruro di calcio. La saliva protegge lo smalto in rapporto alla sua secrezione, alla sua composizione, all’effetto tampone di neutralizzazione degli acidi.

Si distinguono: le erosioni intrinseche dovute al succo gastrico del vomito e del rigurgito frequenti, dalle erosioni estrinseche dovute alle proprietà erosive degli alimenti con pH acido che restano in contatto con i denti per un certo periodo di tempo. Le erosioni estrinseche sono localizzate di preferenza sulle superfici vestibolari, le intrinseche, invece, sulle superfici linguali o palatine.
Cosa si può fare?
Gli obiettivi sono: ridurre le aggressioni acide e aumentare le resistenze agli acidi con l’applicazione di fluoruri; prevenzione clinica con collutori tampone; riduzione delle occasioni abrasive.

Le cure conservative
Misure di protezione meccanica, applicazione di doccia in resina contenente gel fluorato.
ù Ma soprattutto informare il paziente in modo adeguato, spiegando il meccanismo d’azione degli attacchi all’integrità dello smalto, in modo che venga coinvolto e da solo riesca a ridurre la loro frequenza.
Essere costanti non è sempre facile. Per incoraggiare ad esserlo, sarà bene predisporre tre o quattro sedute l’anno con l’igienista, così da constatare l’andamento della manutenzione e lo stato delle erosioni.
Almeno una volta l’anno sarà bene che intervengano anche il dentista e il dietologo per la pianificazione
del programma alimentare.

La conservativa si può iniziare solamente quando si è guariti. Spesso non basta otturare le lesioni, occorre anche ricuperare la dimensione verticale.
L’età del paziente determinerà l’opportunità di attuare la copertura totale dei denti, piuttosto che il loro restauro parziale, tenuto conto che le recidive di bulimia e anoressia
sono frequenti. Mostrare una documentazione fotografica al paziente prima e dopo le cure, può essere un utile rinforzo psicologico.

Raccomandazioni
Se deve sorbire bevande acide, meglio che lo faccia con la cannuccia per non ledere lo smalto.
Alla fine di un pasto scegliere un alimento a pH neutro. Lo spazzolino sia a punte arrotondate, morbido e la pasta dentifricia al fluoro non abrasiva, usando la tecnica di Stilman. Se il problema è grave non spazzolare, ma sciacquare soltanto con collutorio fluorato.
Masticare chewing gum, favorisce una abbondante salivazione che ha l’effetto di neutralizzare l’ambiente orale. Mangiare formaggio fresco, bere latte.
L’ABRASIVITÀ DEI DENTIFRICI
di Thomas Imfeld Dimensions 2 2006


I dati della abrasione relativa (RDA) dei dentifrici, che compaiono negli articoli scientifici e nei fogli contenuti nelle confezioni, non sono attendibili.
Basta leggere con attenzione per rendersene conto. Eppure i dati riguardo all’abrasione, data la loro importanza, dovrebbero essere sempre sotto controllo. Evidentemente va bene così, infatti nessuno degli “addetti ai lavori” se ne lamenta. Tutti meno uno: il prof. Thomas Imfeld (Centro Dento- Maxillo-Facciale
della Clinica di Prevenzione della carie e delle parodontopatie dell’Università di Zurigo) che scrive un articolo pacato ma fermo per lamentare il disagio per la confusione dei dati.

“Le norme ISO 11609 (1955), scritte mezzo secolo fa, sono insufficienti, mancano di precisione.
Impossibile ottenere risultati sovrapponibili, se eseguiti in Laboratori diversi. Il protocollo non detta norme precise riguardo alle procedure da attuare per conseguire risultati soddisfacenti.

“Non precisa la durata delle radiazioni a cui deve essere sottoposto il campione e si limita a prescrivere l’intensità. Non precisa il tipo delle setole dello spazzolino, si limita a stabilire la lunghezza: circa un centimetro. “Non definisce la consistenza della pasta dentifricia. Non dice quanti test effettuare, per poi
fare una media”. L’Autore si ferma qui, si limita a descrivere la situazione.

Secondo me si può concludere che:
• l’abrasione dello smalto da pasta dentifricia, da setole, da filo dentale, è una realtà;
• le norme ISO, sono inadeguate e, a distanza di cinquant’anni, sono da riscrivere, perché se vogliamo dati attendibili, occorrono regole precise.
LAVATRICI PER STRUMENTI - CRA Foundation Newsletter luglio 2006
Le pulitrici ad ultrasuoni per gli strumenti hanno fatto il loro tempo, attualmente le lavatrici si presentano
con tutte le carte in regola. Puliscono e disinfettano gli strumenti, rendono minima l’esposizione dell’operatore ai germi e alle sostanze chimiche dei detergenti, non fanno rumore, non danno odore. Usano acqua e
agenti chimici freschi ad ogni carico. Cicli standard ripetibili, possibilità di carico di molti strumenti.
Alcuni tipi sono classificati di Classe 1 dalla FDA.

Accanto a questi vantaggi vi sono da considerare: l’alto costo, la durata del trattamento che varia da 30 minuti a due ore, il circuito elettrico delicato e un consumo elevato di acqua.
Gli esperti del CRA suggeriscono uno schema di passaggi per la lavatrice di strumenti se gli strumenti vengono usati alla poltrona su vassoi coperti.

• Rimuovere il cemento e il materiale da restauro prima di metterli nella lavatrice.
• Usare protezione personale (mascherina, occhiali, guanti pesanti, camici protettivi resistenti ai fluidi) per trasferire i vassoi usati nell’area di sterilizzazione.
• Gettare negli appositi contenitori gli aghi, le lame, i rifiuti pericolosi.
• Posizionare negli appositi cestini gli strumenti (se uso lo stesso vassoio montato nel suo cestino evito di smistare gli strumenti prima dell’imbustamento).
• Gettare la copertura e rimuovere la barriera di plastica del vassoio
• Posizionare il vassoio e il coperchio della lavatrice.
• Posizionare tutti i cestini, i vassoi, e le coperture nella lavatrice fino al riempimento.
• Quando è il momento riempire con appropriati prodotti chimici e far funzionare il ciclo pesante di pulizia.
• Rimuovere alla fine e smistare gli strumenti e, se necessario, im-bustare.
• Sterilizzare. Conclusioni del CRA

Le lavatrici, anche se hanno costi diversi, misure diverse, tempi operativi diversi, offrono vantaggi importanti
rispetto alle pulitrici ad ultrasuoni, come la disinfezione, la ridotta manipolazione degli strumenti e l’eliminazione delle soluzioni contaminate per ultrasuoni. Pertanto sono da preferire.
MENO INFEZIONI NEGLI OSPEDALI SVEDESI
Il Giornale della Previdenza – anno VIII, n° 9 – 2006


In Svezia nella Clinica Universitaria di Usala dal 2003 al 2005 il tasso di infezione post operatorio è diminuito
dal 5,5 per cento a meno dello 0,5 per cento, dopo l’installazione di un particolare sistema di aerazione che immette un flusso di aria laminare ultrapulita. Indipendentemente dalla presenza di persone, lampade e strumenti vari, la contaminazione è ridotta drasticamente del 95 per cento. In tutte le sale operatorie anche dei più famosi ospedali di tutti i Paesi civilizzati se è presente la contaminazione batterica si può manifestare
infezione chirurgica postoperatoria della ferita ancora aperta.

cittadini di solito non lo sanno e quando capita si domandano stupiti come mai ciò avvenga.
La carica batterica è dovuta al fatto che ogni soggetto, ogni persona attiva diffonde attorno a sé, nonostante
tutte le precauzioni (guanti, mascheri-na, camici sterili, zoccoli sterili, pantaloni sterili) circa un milione di germi ogni ora. Infatti noi siamo “naturalmente” immersi in un oceano di germi, che si depositano sulla nostra cute, sui nostri capelli, sui nostri indumenti (Noble W. C. Brit. J. Dermatol. 93 - 1975).

È stato calcolato che in una sala operatoria accuratamente pulita e disinfettata anche di un ospedale o di un ambulatorio privato, la carica batterica varia da 50 UFC a 200 UFC per metro cubo.
Ora è bene sapere che per provocare una infezione grave è sufficiente una carica di 10 UFC.
Ci si potrebbe allora chiedere come mai le infezioni postoperatorie siano così poche.

La ragione esiste: non basta, infatti, avere i batteri per ammalarsi, occorre che coincidano la diminuzione delle difese immunitarie e una particolare sensibilità al germe (Gosden, J. Hospital infect 1998).
I valori di contaminazione batterica sul tavolo operatorio e sulla tavoletta degli strumenti possono variare
a seconda del numero di persone presenti da 50 a 200 UFC per metro cubo: ebbene, l’immissione di aria
non laminare ma turbolenta (come è quella del condizionatore tradizionale) crea un vortice di aria ascendente che trascina i batteri contaminando l’ambiente.
Per questo motivo ogni sala operatoria pubblica o privata dovrebbe essere dotata di questo apparecchio.

Questa tecnologia, inoltre, comporta una riduzione notevole delle spese per i farmaci e dei costi per le cure.
(In Svezia una infezione batterica post operatoria viene a costare all’erario 18 mila euro).
Buona norma di prevenzione potrebbe essere il censimento dei sistemi di climatizzazione centralizzati degli ambulatori, degli ospedali e dei grandi alberghi, per sottoporli periodicamente a controlli di igienizzazione.

La Rivista di Odontoiatria