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Protesi preestrattiva
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a cura di Giordano Tasca
Sintesi della relazione tenuta da Rodolfo Colognesi al 49° Congresso degli Amici di Brugg |
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INTRODUZIONE
La protesi totale riveste un ruolo di rilievo in odontoiatria anche nell’era contemporanea dominata dall’implantologia, perché quest’ultima non ha la possibilità di risolvere tutti i problemi di edentulia con una riabilitazione fissa, anche se può affiancarsi alla protesi completa offrendole un ausilio ritentivo, come ad es. nelle overdenture. Si consideri inoltre che una percentuale molto ridotta della popolazione può beneficiare di trattamenti che richiedono costi elevati, perciò è indispensabile la realizzazione di protesi mobili di buon livello.
Sia che la scelta terapeutica preveda una soluzione mobile completa tradizionale, sia che si opti per gli impianti, la protesi preestrattiva (PPE) svolge una funzione importantissima, che va al di là del vantaggio di dimettere il paziente, immediatamente dopo le estrazioni, in condizioni esteticamente e funzionalmente dignitose.
Essa consente di conservare il patrimonio di informazioni che il paziente, dotato ancora di una parte della sua dentatura, anche se ovviamente compromessa, è in grado di fornire. Sprecare questo insieme di dati sarebbe un errore imperdonabile e una
fonte di frustrazioni e difficoltà successive. |
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PORTAIMPRONTE INDIVIDUALI E RILIEVI DEFINITIVI
Il caso illustrato riguarda un paziente giovane sul quale sono stati fatti tutti i tentativi (sono visibili per es. sui modelli master gli splintaggi) per conservare il più a lungo possibile i numerosi denti residui, fino a quando si è decisa l’estrazione degli elementi irrecuperabili, mantenendo le radici degli altri (15, 23, 24, 33, 34, 43, 45) come ancoraggi per un’eventuale futura overdenture.
(Fig. 1 a, b, c) Il piano di cura preciso verrà definito in seguito: in questa prima fase si opta per una soluzione mobile, prevedendo l’allestimento di due PPE, senza escludere la possibilità di una protesi su impianti (fissa od overdenture) in seguito. Si rilevano le impronte in alginato di entrambe le arcate, seguendo le regole dell’impronta preliminare in protesi totale. |
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Fig. 1 Il caso clinico all’inizio; modelli master superiore e inferiore |
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Sui modelli sviluppati si esegue il tracciato utile per la costruzione di un portaimpronte individuale; il disegno deve tener conto dei concetti anatomici che sono alla base di una protesi completa. Nell’arcata inferiore si evidenziano i trigoni retromolari, l’inserzione dei masseteri, le mensole vestibolari, le inserzioni dei frenuli, mantenendo una distanza di 3-4 mm dal fondo del fornice; lingualmente, dalla metà del trigono si scende perpendicolarmente nella zona retromiloioidea, si procede mesialmente mantenendosi 1, 2 mm al di sotto della linea miloioidea, fino all’intersezione della linea sottolinguale; lo slivellamento tra le due linee corrisponde al “PM notch”.
Nell’arcata superiore si congiungono le due incisure pterigomascellari, si continua nel settore vestibolare mantenendosi sempre 3-4 mm distanti dal fondo del fornice e lasciando lo spazio per i frenuli. (Fig. 2 a, b) Si costruiscono i due cucchiai individuali robusti, precisi e stabili, che l’odontoiatra borderà prima di rilevare l’impronta definitiva. (Fig. 3 a, b, c, d) Segue il rilievo di una centrica e del colore dei denti; nel caso specifico il piano occlusale superiore è inclinato rispetto all’asse bipupillare. Si ripristina il parallelismo, ritoccando i denti e si registra l’arco facciale. |
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Fig. 2 Tracciato per la costruzione del portaimpronte individuale |
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Fig. 3 Cucchiai individuali bordati, con verifica del giunto periferico e impronte definitive |
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(Fig. 4 a, b) In laboratorio si boxano le impronte per ricavarne i modelli master. Il modello superiore è posizionato in articolatore tramite il supporto che mantiene i dati forniti dall’arco facciale di trasferimento, il modello inferiore interponendo il silicone usato per il rilevamento della centrica.
L’analisi dei modelli evidenzia un morso coperto di
notevole entità e un cross-bite posteriore, conseguenza di migrazioni dentali. (Fig. 5) Si segnano gli elementi (indicati sopra) che verranno mantenuti. La protesi preestrattiva offre il massimo dei vantaggi con l’avulsione di tutti i denti residui e l’applicazione della stessa in un’unica seduta; nel caso in esame, in cui sono coinvolti numerosi elementi ed entrambe le arcate, è impensabile procedere all’avulsione della totalità dei denti residui in un’unica seduta.
Se si escludono situazioni particolari, è preferibile optare inizialmente per le estrazioni e l’inserzione della PPE nell’arcata superiore, dove l’adattamento è mediamente più facile, rinviando l’intervento inferiore di qualche giorno. |
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Fig. 4 Il piano occlusale superiore è inclinato rispetto all’asse bipupillare; dopo ripristino del parallelismo, si registra l’arco facciale |
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Fig. 5 Modelli montati in articolatore: cross-bite e morso profondo | |