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Impronta biodinamica |
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compressiva in protesi telescopica rimovibile dal paziente |
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di Nereo Gazzieri*, Marco Longo**
*odontotecnico in Verona ** odontoiatria in Verona |
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Nel presente lavoro descriviamo una riabilitazione estetica funzionale mandibolare riconducibile alla II classe di Kennedy sottoclasse II.
Il paziente si è presentato alla nostra attenzione provvisto di una protesi telescopica, ormai incongrua (Fig. 1) con unici pilastri 33-43 devitali con perni monconi fusi, corti e decementati, e 46 vitale con primaria in situ.
La ritenzione era affidata a doppie corone telescopiche in titanio provviste di perni di frizione attivabili (Fig.2). Constatato il buono stato dei pilastri la nostra progettazione si è rivolta sempre al sistema telescopico sfruttando, al fine ritentivo, l’interposizione di cappe galvaniche auree, poste tra primarie fisse e la sovrastruttura rimovibile dal paziente. Le corone galvano auree, oltre ad offrire una ineguagliabile precisione ed una grande garanzia di durata nel tempo, concedono la possibilità di passivare la sovrastruttura potendo essere cementate alla parte rimovibile in cavo orale. |
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Fig. 1 Il paziente alla prima visita |
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Fig. 2 La vecchia protesi appare decisamente incongrua |
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La motivazione di tale scelta terapeutica si deve al fatto che le protesi parziali con l’uso del sistema telescopico formano le migliori premesse, affinché i tessuti di sostegno (mucosa, legamento parodontale e osso) che supportano la protesi vengano ad essere ben disposti per assolvere al compito, non previsto dalla natura, di rimpiazzare ampie lacune dentali.
Si consideri che ogni riabilitazione protesica è inserita tra l’attività muscolare da una parte ed i tessuti di supporto dall’altra (K. Haulp). La protesi provoca nei tessuti di sostegno uno stimolo, che influisce su questi in modo intermittente secondo l’azione muscolare. In protesi parziale rimovibile, solamente il sistema telescopico ed una appropriata costruzione protesica consentono un buon adattamento funzionale ed evitano importanti riassorbimenti ossei.
Il vantaggio della distribuzione della forza sui pilastri telescopici è di esercitarsi unicamente in direzione assiale. Si evitano così le ben più dannose, per il parodonto, forze eccentriche, esercitate ad esempio da protesi parziali con attacchi e fresaggi che se mal progettate sono riconducibili biomeccanicamente ad una dannosa leva di primo genere. |
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FASE CLINICA E DI LABORATORIO
Alla luce di queste premesse passiamo alla descrizione delle varie fasi cliniche e di laboratorio. Dopo aver confezionato e cementato i nuovi perni monconi fusi su 33 e 43 e dopo aver ripreparato il 46 è stata rilevata l’impronta monofasica dei pilastri e delle selle (Fig. 3). In laboratorio si è provveduto alla costruzione delle primarie coniche fuse (Fig. 4). Ad esse è stato conferito un angolo complessivo di 6° dotandole, in accordo con la preparazione protesica, di spalla arrotondata cervicale. Con questo accorgimento
è possibile ovviare ai problemi estetico-marginali e di sovra contorno. |
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Fig. 3 Impronta monofasica |
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Fig. 4 Primo modello di lavoro con cappe primarie coniche fuse non rettificate |
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Contemporaneamente è stato approntato un vallo in resina che:
1) stabilirà una corretta registrazione occlusale
2) rileverà l’impronta delle selle edentule
3) bloccherà le corone primarie (posizione nel cavo orale). Il sistema, descritto dai professori Singer e Sosnoskj negli anni Settanta, mostra ancora oggi innegabili vantaggi. Si tratta di rilevare una impronta biodinamica compressiva.
Il procedimento si svolge come segue:
1) si posizionano le primarie su pilastri relativi;
2) Il vallo, alla giusta d.v.o., e r.c., viene stabilizzato occlusalmente con resina (tipo dura-lay);
3) eseguito il bordaggio con pasta termoplastica e provvista la zona da improntare con il relativo adesivo, si rileva con Permlastic (regular per l’inferiore) l’impronta della zona edentula sotto carico occlusale (possibile grazie alla precedente registrazione occlusale in resina);
4) ad indurimento avvenuto del polisolfuro si ritaglia l’eccesso debordante dai recessi che accolgono le corone primarie e si fissano queste ultime al cucchiaio con resina (Fig. 5);
5) la posizione craniale dell’arcata superiore è stata trasferita con arco anatomico. Ora il laboratorio provvederà alla realizzazione del modello di lavoro che, senza rimuovere né vallo né le corone primarie, verrà ingessato in articolatore (Fig. 6). |
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Fig. 5 Il vallo in resina viene riferito occlusalmente al superiore con resina autopolimerizzante (tipo dura-lay), ribasato con polisolfuro (Permlastic regular); quindi ad esso vengono solidarizzate con resina le cappe primarie |
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Fig. 6 Secondo modello di lavoro: nulla viene rimosso |
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Seguendo questa metodica abbiamo ovviato ad una serie di problemi:
1) l’impronta della mucosa è avvenuta sotto carico masticatorio. La compressione che ne deriva ha lo scopo di far ottenere selle protesiche aderenti alla superficie delle mucose, il che è molto importante dato l’ancoraggio rigido sulla dentatura residua.
2) Il combaciamento delle arcate registrato prima di produrre il modello in gesso scarta da sé le imprecisioni della registrazione dovuta alla rigidità del modello in gesso contrapposta alla elasticità della mandibola ed alla resilienza della mucosa.
Ricordiamo che la tecnica tradizionale impone prima la rilevazione dell’impronta di posizione, poi la registrazione del combaciamento delle arcate.
Questa diffusa metodica necessariamente introduce nella registrazione alcuni errori:
1) la cera sui valli è meno affidabile della resina;
2) il vallo stesso, che non può alloggiare con precisione sul modello in gesso, peggio si alloggerà nel cavo orale, data la resilienza della mucosa non compensata dal vallo.
La scelta delle impronte compressive ribalta quindi il problema: prima si determina l’occlusione, poi si esegue l’impronta, infine si appronta il modello di lavoro.
A questo punto, a fronte di un maggiore impiego di tempo passato alla poltrona (peraltro trascorso in un’unica seduta), il laboratorio possiede tutti i dati necessari per proseguire correttamente nella realizzazione del manufatto protesico (Fig. 7).
Rettificate le corone primarie su uno zoccolo (né sul modello sezionato né su quello master), si provvederà alla realizzazione delle cappe galvaniche (Fig. 8). Queste vengono elettrodepositate direttamente sulle corone primarie fresate (non su duplicati) (Figg. 9-10).
Dopo aver definito la linea di finitura tra primarie fuse e galvano si passa alla realizzazione della struttura metallica rimovibile (Fig. 11).
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Fig. 7 L'arcata superiore è stata orientata cranialmente con arco anatomico; l'inferiore, grazie alla registrazione intraorale in resina, viene articolato col superiore |
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Fig. 8 Solo a questo punto è possibile rimuovere il vallo dal modello inferiore.
I dati relativi a: posizione delle cappe, estensione delle selle, dimensione verticale occlusale e relazione centrica sono definitivamente acquisiti |
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Fig. 9 Cappe primarie rettificate |
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Fig. 10 Cappe intermedie galvaniche inserite sulle primarie |
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Fig. 11 Struttura metallica terziaria | |