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Urgenze ed emergenze in protesi |
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a cura di Giordano Tasca |
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Sintesi della relazione tenuta da Ezio Bruna al 48° Congresso degli Amici di Brugg |
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In campo protesico le situazioni cliniche che si presentano con il carattere dell’urgenza comportano purtroppo, dopo un eventuale intervento immediato palliativo, un rifacimento del manufatto. Solo raramente è possibile effettuarne una correzione di media-lunga durata.
Perciò ci si occuperà anche delle misure, da attuarsi durante l’allestimento delle protesi, più idonee a minimizzare l’incidenza degli inconvenienti successivi, specialmente di quelli non correggibili. Parecchie delle urgenze protesiche riconoscono una di tali cause: 1) accumulo di placca batterica incontrollata e 2) presenza di parafunzioni. Mentre sulla prima è possibile intervenire efficacemente, se si riesce a motivare il paziente, contro la seconda i mezzi a disposizione sono di efficacia incerta e limitata.
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FRATTURA DEI PROVVISORI
E’ una delle urgenze più frequenti in protesi. Per diminuirne l’incidenza si possono attuare le seguenti strategie. 1) Ribasare i provvisori lasciando che la resina indurisca direttamente sulle arcate in modo da aversi la minor distorsione e quindi il minor basculamento possibile. 2) In caso di trattamenti estesi e/o destinati a prolungarsi nel tempo, costruire dei provvisori secondari utilizzando resina polimerizzata a caldo (in muffola) e un’armatura metallica. Infatti la resina a freddo va incontro con il tempo a un maggior assorbimento di acqua, che, rendendo meno resistente la struttura molecolare, facilita l’insorgenza di fratture. Naturalmente occorre anche per i provvisori realizzati in muffola verificare che non sia presente alcun basculamento delle travate, che rappresenta sempre una fonte certa di decementazioni se non di fratture. Se nonostante questi accorgimenti il provvisorio si frattura, dobbiamo intervenire con urgenza effettuandone la riparazione.
Non è pensabile di compiere quest’operazione al di fuori del cavo orale, come si può a volte fare con le protesi totali, ma è assolutamente necessario, dopo aver irruvidito in qualche modo le parti da riunire, riposizionarlo sui monconi in bocca. La tecnica utile da seguirsi per controllare adeguatamente il posizionamento della resina nel cavo orale è quella del pennello (Fig. 1): se ne utilizza uno di pelo di martora (e non di setole artificiali) che si intinge nel liquido della resina, strisciandone poi la sola punta sulla polvere, in modo da aversi una goccia molto piccola di miscela che si può facilmente sollevare e posizionare. Si inumidisce nuovamente il pennellino nel monomero, che, aggiunto all’apporto precedente, gli permette di scorrere e bagnare le parti da unire.
La stessa tecnica è utile per irrobustire i bordi sottogengivali dei provvisori e conferire quindi una maggior resistenza sia in fase di rifinitura/lucidatura sia durante la funzione nel cavo orale.
Talora si può tentare di aumentare la resistenza al carico di provvisori di una certa estensione mediante l’incorporazione nella resina di rinforzi metallici, sulla cui effettiva utilità non esiste però unanimità di pareri.
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| Fig. 1 Tecnica del pennello: inumidito di liquido raccoglie la polvere
formando una densa goccia di resina, facile da applicarsi | |