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È scomparso un maestro   ma soprattutto un amico
Nella notte fra il 7 e l´8 gennaio scorso è morto il professor Mario Martignoni, personalità tra le piú importanti della gnatologia, della protesica e della ricerca internazionale; professore ordinario alla Sapienza, direttore di clinica a Tor Vergata, docente all´Università di Boston; Premio Biaggi 1992, protagonista di tante iniziative degli Amici di Brugg, ai quali si è sempre sentito vicino. L´Associazione gli rende omaggio con questo ampio servizio rievocativo a piú voci.
ACCANTO A ME COME UN PADRE di Luigi Venanzi
Era il 1986. E´ iniziata a quell´epoca la mia collaborazione con il professor Mario Martignoni, ma dentro di me molto tempo prima. Sotto la spinta fraterna di un caro amico, Sandro Caleffi, ci presentammo nel suo studio. Ci chiamó all´isola Tiberina nel reparto di protesi dell´Università di Tor Vergata.

Si realizzava il sogno di poter stare gomito a gomito con la persona che sempre avevo ammirato e preso come esempio di lavoro da quando mio padre mi portava con sè a sentirlo parlare, proprio nei congressi degli Amici di Brugg. Giornate intense ascoltando i grandi dell´odontoiatria, meglio non far nomi per non far torto a nessuno e per ultimo, ma non ultimo, Martignoni in una relazione che ti incantava, in cui tutto sembrava ovvio, logico, facile. Si tornava sempre animati da grandi propositi di miglioramento professionale. Ricordarlo oggi, proprio sulle pagine della rivista di quel gruppo che piú me lo ha fatto conoscere, mi fa onore, ma non avrei mai voluto farlo. Il Maestro che si dichiarava sempre giovane, che non viveva di ricordi, ma solo di progetti. Non penso di essere la persona piú adatta a ricordare l´immagine ufficiale della sua vita, scritta peraltro su curriculum da far invidia ad ognuno dei grandi nel mondo dell´odontoiatria. Nei miei ricordi c´è la figura di un Maestro umano e paterno che si rendeva piú evidente al di fuori dell´ufficialità. Proprio lontano dalle formalità della professione universitaria riuscivo meglio a comprendere quella sua carica prorompente, l´incredibile cultura e le enormi capacità professionali.

SUOI I PRINCIPI GNATOLOGICI
Non posso tuttavia non ricordare, almeno per sommi capi, tutto ció che ha fatto e lasciato a noi che abbiamo avuto la fortuna di averlo vicino, a quanti lo hanno conosciuto ed ascoltato, a quanti lo hanno letto.

La smisurata mole di lavoro che ha portato avanti in campo gnatologico, che purtroppo molti non hanno potuto leggere, è contenuta in alcuni, ma fondamentali, testi scritti in età giovanile. Tutto ció che ci ha insegnato, che molti non ricordano o fanno finta di non ricordare, ?sta scritto? nelle conferenze, nei corsi e nelle lezioni che ha tenuto. Bisognerebbe in ogni caso rileggere i lavori che aveva elaborato negli anni ´60-70 (voglio solamente ricordare: Il ruolo della deglutizione nella protesi dentaria del ´64; Le turbe funzionali delle articolazioni temporo mandibolari: loro diagnosi e terapia del ´67) per comprendere come molto poco sia cambiato da allora sulle conoscenze del movimento articolare, sulla sua registrazione, sul valore della gnatologia nel restauro protesico. Riassumeva molto spesso il tutto con frasi altamente significative: non esiste funzione fuori dell´anatomia, la guida anteriore è il 90% dell´occlusione.

E´ ovvio che alcune tecniche si sono affinate, che altre conoscenze si sono aggiunte, ma i principi rimangono quelli. Qui ruggiva il ?leone?, come lo ha ben descritto Gian Edilio Solimei in occasione dell´ultimo corso tenuto a Predappio, quando qualcuno metteva in discussione i principi. E ricordando una celebre poesia di Trilussa, intitolata il testamento di Meo Patacca, diceva che proprio non ci si poteva passare sopra, ? mentre zí Pietro invece de coprilla ce passó sopra e costruí ´na villa?. Ho recentemente riascoltato un corso in cassette del 1971 dal titolo: ?Le disfunzioni temporo?mandibolari: diagnosi e terapia?. Sentirlo oggi e capire come ancora si stia discutendo o non si comprendano cose allora perfettamente conosciute e scritte. Per il lavoro svolto in campo gnatologico fu insignito del Mc Collum Award dall´Accademia Internazionale di Gnatologia e del Gysy Award dall´Accademia Europea.

IL CONTRIBUTO ALLA PROTESICA
Negli anni 80 inizió a parlare di microscopio operativo, di ingrandimenti, di precisione. Le diapositive proiettate nelle relazioni incominciarono a suscitare turbamento ed ammirazione. Turbamento in chi comprendeva che a quell´ingrandimento non poteva piú essere nascosto l´errore, ammirazione in chi capiva che si stava intraprendendo una nuova ed affascinante strada che apriva le porte ad un reale restauro dell´anatomia compromessa con una effettiva incorporazione del manufatto protesico: gli emidesmosomi che prendevano contatto con la ceramica. Ricordo, ero insieme a Sandro Caleffi, la passione con cui iniziava a spiegare tutto questo in uno strordinario corso di due giorni tenuto a Perugia insieme a Carlo De Chiesa, forse nel 1983. Quelle ricerche incominciarono a gettare le basi sulle informazioni che si potevano ottenere con la presa dell´impronta, con quali tecniche ottenerla e quali fossero i requisiti essenziali sugli spessori minimi della preparazione per realizzare corone nel rispetto dell´anatomia dentale. Tutti gli studi sulla precisione sono condensati in un testo di fondamentale valore: ?Precisione e contorno nella ricostruzione protesica?, edito da Quintessenza. Negli anni 90 si dedicó allo studio dei materiali alla continua ricerca di una protesi che imitasse in tutto e per tutto il dente naturale. Voglio ricordare gli studi sulla microdurezza, cui parteciparono con grande impegno tanti degli allievi a lui piú cari: Luigi Baggi, Francesco Mangani, Luigi Cianconi oggi professori, e Livio Spallone persona dalle grandi capacità analitiche.

Le osservazioni sulle stratificazioni delle ceramiche che hanno portato alla scoperta di materiali piú adatti a ricevere e dissipare il carico cosí come avviene nel dente, gli studi sull´elettrodeposizione e quelli sulle nuove ceramiche fino alla zirconia.

"CHIAMO CONCETTA"
Nello stesso periodo, dal ´94 al ´98, dopo avermi chiamato nel reparto di gnatologia, spingeva me ed il caro amico Livio Spallone a portare avanti gli studi sul movimento mandibolare e la coordinazione occlusale.

Mentre crescevano l´interesse e le capacità protesiche nel figlio Marco, portava avanti gli studi dei carichi sugli impianti insieme all´altro figlio Massimiliano. E´ venuto a mancare in un momento in cui stava progettando ancora molto. Purtroppo non possiamo che constatare il fatto. Mi viene a mente una celebre battuta che ripeteva sempre quando non c´erano piú alternative: ?Chiamo Concetta?. Concetta era la moglie di un capostazione in una stazione di periferia al quale, il giorno del concorso a titolo di capostazione, fu formulata dall´esaminatore l´ipotesi di un possibile scontro entro 10 minuti fra l´Orient Express e un vagone fermo sul binario della sua stazione. Ai ripetuti tentativi di possibili ed intelligenti soluzioni messe in atto per evitare l´incidente, sempre bocciate dall´esaminatore e non avendo piú risposte da dare, disse ?Chiamo Concetta che abita al piano di sopra e je dico: Concè viè giú, viette a vedè si che scontro c´è qui tra dieci minuti?. Noi tutti non avremmo mai voluto assistere a questo scontro.

BASTONE E CAROTA: COSÌ SI IMPARAVA
Voglio ricordarlo infine per ció che piú mi piace ricordare. La figura del maestro e del padre che aveva timore se mi buttavo nella fossa dei leoni, sempre pronti a sbranarmi, perchè diceva non avevo le spalle abbastanza forti, e lui non poteva venirmi in aiuto, non ne aveva il tempo. Eravamo ad un congresso a Bari a parlare quasi contemporaneamente in due sale diverse. Al termine della sua relazione venne nella sala dove, insieme ad Enrico Ferrarelli, stavo rispondendo a delle domande. Seduto davanti a me incominció a suggerirmi le risposte, segnalandomi con la testa il sí o il no in modo assai buffo, poi ad un certo punto se ne andó via. Piú tardi nel ringraziarlo della sua presenza alla relazione mi spiegó che era andato via perchè convinto che io me la potessi cavare da solo. La mia corretta risposta era la convinzione del suo buon operato. Molto piú spesso avveniva il contrario, che venissi ripreso davanti a tutti per non aver spiegato correttamente ed era duro da digerire. Era il momento in cui capivi che ti dovevi rimettere sotto ed anche questo faceva parte del suo buon operare. Queste cose, forse limitanti per altri, mi riempivano di soddisfazione e mi davano certezza di essere su una buona strada. Difficile comprenderlo pienamente, impossibile raggiungerlo. L´ho seguito per 11 corsi ognuno di una settimana, condotti sempre con la vitalità di un ventenne, ed ogni volta, e sempre sugli stessi argomenti, ho appreso cose nuove, cose che erano passate come poco significative e che invece si sono riaccese durante il lavoro, quando tutto ad un tratto: ecco perchè non ci riuscivo! All´ultimo corso, organizzato proprio dagli Amici di Brugg, a Predappio, c´erano ancora tante cose nuove da imparare e schiaffoni da prendere. Di quante cose ancora non abbiamo parlato! Arrivederci Professore; sono convinto che ne potremo parlare piú in là.

La Rivista di Odontoiatria