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Gnatologo clinico
medico del dolore
intervista a Riccardo Ciancaglini a cura di Guido Peggion
L'area culturale e scientifica della gnatologia non si identifica più unicamente con gli aspetti meccanicistici dell'occlusione, ma studia le dinamiche delle patologie temporomandibolari in chiave multifattoriale. E rivendica la centralità odontoiatrica nella terapia dei dolori oro-facciali e delle cefalee. Lo stato dell'arte della disciplina nella lucida analisi di un “numero uno” a livello mondiale insieme con l'annuncio di una nuova frontiera terapeutica per le algie di origine psicogena.

Il tempo, si sa, è una categoria della mente. Il tempo del professor Riccardo Ciancaglini, che sbrigativamente potremmo definire docente di gnatologia clinica all'Università degli Studi di Milano - ma non avremmo detto ancora niente, perché le sue qualifiche ed il relativo cursus honorum occupano diverse schermate su internet - lo immagini denso, frenetico, esclusivo. Quando lo abbiamo incontrato nel palazzo storico di corso Buenos Aires, a Milano, dove ha situato lo studio e alle cinque del pomeriggio i pazienti li indovini solamente perché il silenzio regna sovrano, quel tempo invece ci è apparso tutto diverso: pacato, sereno, disponibile. Il “numero uno” è in una stanzetta a correggere le bozze dell'ultimo libro; sulla scrivania di fronte un allegro disegnatore della scuola di Jacovitti pennella vermi, mascelle e salami che andranno a corredare una home page di “information, education & fun”, oppure - indifferentemente - un qualche corposo trattato di gnatologia clinica. Non sono (solo) note di cronaca. Questa non è, come si suol dire, “un'altra storia”. La cordialità che ci dimostra e il tempo che ci dona senza mai abbandonare un serrato, paziente argomentare, fanno sì parte con tutta evidenza della natura del personaggio, ma sono anche il risultato di un'educazione quotidiana all'igiene comportamentale, all'esercizio del corpo e della mente, alla pratica di tecniche e procedure utili tanto al trofismo artromuscolare quanto a dominare i moti inconsulti dell'anima.

Yoga, controllo di ansia, stess e impulsi aggressivi, per intenderci: il medico come il paziente, nell'alveo delle stesse terapie fisiatriche e fisioterapeutiche che fanno parte integrante dei protocolli clinici di diverse problematiche posturali o temporomandibolari.

etica ed entusiasmo

La professione è in crisi, perché sono in crisi economica i pazienti. Ma anche perché ha perso motivazioni e spunti ideali. Recuperarli è importante prima di tutto per la qualità della nostra vita.

E non è un'altra storia neppure il “cappello” che il professore vuol mettere alla nostra intervista. Anche questa è una sorpresa, perché usa parole che di primo acchito sembrano stonate, quasi retoriche, scandite come sono nell'ambiente dorato di uno dei più prestigiosi studi della capitale meneghina.

Invece puntano dritte e coerenti al cuore del problema, vale a dire al senso della sua missione professionale e conseguentemente dello spazio che ad essa Odontoiatria e gli Amici di Brugg hanno voluto dedicare. “La professione - ci dice - vive attualmente un momento di grande crisi e difficoltà, sostanzialmente legato a un difetto di motivazioni. Certamente risente di una fase economica negativa e generalizzata, tuttavia a mio avviso la ragione principale è che mancano spunti ideali in chi la pratica. Per troppo tempo è stata vissuta in modo esclusivamente mercantile, perlomeno da una grande maggioranza. E dunque i problemi che oggi si hanno nella gestione degli studi non mi sorprendono. Mi stupisce piuttosto che non ci fossero in passato, che tanta gente accordasse fiducia e si recasse dal dentista con tanta frequenza in un Paese come il nostro ove, a differenza di molte altre nazioni europee (Germania, Olanda, Paesi scandinavi), le prestazioni non sono sorrette da un servizio sanitario pubblico sufficientemente solidale.

Personalmente lo ritengo un merito dei nostri dentisti, significa che sono riusciti a farsi apprezzare. Ma nello stesso tempo è un merito anche dei nostri concittadini, che hanno dato importanza alla tutela della propria salute orale e all'estetica nelle relazioni sociali.

Chiedo l'impossibile quando dico che il dentista dovrebbe ritrovare l'entusiasmo nel praticare la professione, al di là dell'interesse economico?

Io penso di no, per una ragione pratica prima ancora che etica. Se pensiamo alla quantità di tempo che richiede operativamente il nostro lavoro in termini di dedizione psicofisica quotidiana, ci rendiamo conto che, se non ci sono valide motivazioni che prescindono dal mero guadagno, una così lunga e sgradita attività ci devasta la vita.

Poi, certo, ci sono le motivazioni etiche. C'è da recuperare un percorso in cui riacquisti un valore primario l'interesse per le tematiche che l'odontoiatria può suscitare in termini di discussione, di dedizione, di assistenza al prossimo. Come quella che mi sta a cuore della diagnosi e del trattamento delle forme di dolori cronici orofacciali e delle cefalee che sono in larga misura di pertinenza del dentista”.

© Ciancaglini-Jacovitti da "Gnatologia Clinica: problemi e soluzioni" (ed. Masson)

La Rivista di Odontoiatria