| Implantologia a guarigione primaria |
| evoluzione delle tecniche implantoprotesiche |
| di Giuseppe Vrespa Responsabile Reparto di Ricerca in Implantologia e Biomateriali Servizio di Odontoiatria - Istituto Scientifico S. Raffaele Milano |
| Relazione svolta durante il workshop di PHI-Primary Healing Implant nell'ambito dell'Incontro degli Amici di Brugg di Rapallo (Excelsior Palace Hotel, 16-17 settembre 2005) |
La terapia implantoprotesica osteointegrata è ormai un trattamento terapeutico altamente predicibile, che ha raggiunto livelli di successo che la rendono una possibile soluzione nella stragrande maggioranza dei piani di trattamento riabilitativo. L'evoluzione delle tecniche chirurgiche e protesiche ha portato alla tendenza verso una limitazione del numero degli interventi cui il paziente verrebbe sottoposto seguendo i protocolli chirurgici tradizionali plurifasici. Un trattamento chirurgico in più fasi, infatti, allunga notevolmente i tempi terapeutici, e ciò può indirizzare il paziente verso scelte alternative all'implantologia osteointegrata. In questo lavoro verranno illustrati i vari step dell'evoluzione delle tecniche implantoprotesiche dell'implantologia a guarigione primaria. |
step 1 - guarigione primaria Il concetto di guarigione primaria prende origine dall'analisi delle modalità di riparazione delle fratture. Da un lavoro di R.K. Schenk si deduce che una corretta operazione di foratura consente il mantenimento del potenziale rigenerativo del bordo della lesione evitando il preventivo riassorbimento. I requisiti fondamentali per l'ottenimento della guarigione primaria sono: A differenza degli impianti tradizionali, che vengono inseriti nella cavità sempre con una manovra di forzatura, per avvitamento oppure per martellatura dei medesimi, richiedendo perciò tempi di guarigione prolungati, con l'impianto a guarigione primaria l'inserimento avviene per accoppiamento preciso, senza forzatura e questo significa non solo assenza di pressione, ma anche assenza di tensione, che si traduce in un'apposizione diretta di osso vitale all'interfaccia, senza passare dalla fase di riassorbimento massivo e di successiva neoapposizione. Tale obiettivo si raggiunge con una preparazione molto delicata della cavità implantare, per mezzo di un osteotomo alesatore manuale. In questo modo si ottiene un'adattamento preciso e passivo dell'impianto nella cavità ricavata. |
