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Il progetto che stiamo sviluppando si basa su un nuovo concetto di formazione. Esso ha innanzitutto il pregio di ridurre i costi e di permettere di non spostarsi, quantomeno di rimanere in prossimità della propria abitazione, tagliando ulteriori spese che oggi sono molto pesanti da sostenere. Poi naturalmente c'è il pregio legato al mezzo televisivo, il quale ti consente di assistere all'intervento come se fossi tu ad operare e nello stesso tempo fare domande e avere spiegazioni immediate. E' una didattica estremamente efficace nella sua semplicità.
Già, ma come è stato possibile arrivare a questo risultato? Come si è riusciti di volta in volta per due ore e mezzo filate a tenere desto l'interesse di diverse centinaia di colleghi che non sono fisicamente presenti e di cui non percepisci umori e reazioni?
Proverò a raccontarlo, partendo da un'osservazione: l'utilizzo dei media è un problema estremamente delicato. La televisione ci ha abituati a spettacoli fatti di immagini molto curate ed accurate, ma le immagini non producono cultura, se non in parte minima. Danno emozioni effimere che nella maggior parte dei casi non lasciano traccia dentro di noi, se non per quella piccola percentuale di messaggio che comunque contengono. Quando si fanno dei corsi professionali, la proporzione tra contenuti e immagini va ribaltata assicurando una netta prevalenza ai primi. Nel nostro caso non abbiamo alcun problema per la “gestione dello spettacolo”: la produzione delle immagini è saldamente nelle mani della GDS di Salvatore Belocco, col quale personalmente lavoro in modo egregio da trent'anni. La grossa difficoltà sta invece nel creare temi che incidano sulle problematiche attuali dell'odontoiatria e conseguentemente sviluppare una scaletta di argomenti coerente con un pubblico che per la prima volta non è noto: lo immagini attraverso l'occhio della telecamera, ma non sai quanta parte ti veda e ti ascolti, né dove sia.
Non è facile superare il disagio della relazione in diretta, ve lo dice uno che “fa televisione” da decenni e dunque della telecamera non si preoccupa più di tanto. E non significa nulla essere conferenzieri molto competenti e operatori capaci, è l'approccio, il modo di porsi e l'affiatamento con la squadra televisiva a dettare le regole del gioco.
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