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Protesi implantare
le chiavi di analisi
a cura di Giordano Tasca
Sintesi della relazione tenuta al 47° Congresso degli Amici di Brugg (Rimini, maggio 2004)
da Alfonso Sinisi, Erica Memo, Emilio Balbo, Luigi Paracchini
Parte prima
Analisi clinica
Per opportunità didattiche e di tempo si illustra l'applicazione della tecnica delle chiavi di analisi a un caso di una monosostituzione implanto-protesica. Si tratta di un paziente giovane che desidera sostituire l'elemento 15 mancante, senza intervenire sui denti adiacenti alla lacuna. Dopo aver completate l'analisi ispettiva dei tessuti, la valutazione dello spazio occlusale, le indagini radiologiche, la valutazione dell'eventuale presenza di parafunzioni, si decide con il paziente per una terapia implantare.

Si eseguono due corrette impronte in alginato, che vengono, come di routine, lavate sotto acqua corrente, spennellate con della polvere di gesso, risciacquate e imbustate per il trasferimento rapido al laboratorio. Una delle principali esigenze avvertite dal team odontoiatra-odontotecnico è quella di poter programmare, in maniera possibilmente semplice, la corretta posizione di inserimento delle fixture implantari. E' purtroppo esperienza non infrequente e frustrante per l'odontotecnico la richiesta da parte dell'odontoiatra di una protesi da costruirsi su impianti, che sono stati sistemati nelle sedi ritenute chirurgicamente idonee, senza alcuna cura di mantenerli all'interno del "binario funzionale". Con questa dizione si può definire lo spazio individuato dalle esigenze di relazione occlusale con gli antagonisti (oltre che di estetica). (Fig 1) D'altra parte l'odontoiatra un po' più avveduto si fa predisporre dal laboratorio una dima chirurgica; se però durante l'intervento, al di sotto dei fori predisposti, non trova tessuti idonei all'inserzione delle fixture, scarta la dima, con il rischio di finire in una zona protesicamente non corretta. (Fig. 2)

Gli oratori hanno sperimentato i sistemi operativi più sofisticati, che sono in grado di risolvere questo problema mediante la ricostruzione fisica tridimensionale dei mascellari, realizzata da apparecchi guidati dall'elaborazione computerizzata di scansioni radiografiche. Il limite di siffatti sistemi risiede nella indaginosità e nei costi elevati, che li rendono impraticabili nella routine di un laboratorio e nella pratica clinica.
Fig. 1 Per binario funzionale si intende lo spazio formato dai volumi di ingombro degli elementi protesici da costruirsi, che devono esser in giusta relazione occlusale con gli antagonisti. Se gli impianti non si situano al suo interno si è costretti a artifici protesici difficili e ingombranti.
Fig. 2 La dima chirurgica classica può non lasciare la possibilità di scegliere la sede della cresta più idonea, inducendo a scartarla; è perciò maggiore il rischio di un posizionamento scorretto degli impianti.

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