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Editoriale di Laura Strohmenger
Contributo alla professionalità

I cittadini oggi chiedono molta prevenzione, a tutti i settori della medicina. Questa richiesta, o meglio questa aspettativa deriva a mio parere dal grande sviluppo della tecnologia medica in campo preventivo, dal profondo e costante studio dei “fattori di rischio” di ammalare, dal passaggio dalla “prevenzione delle patologie” alla “promozione della salute” e da tutto ciò che ne è derivato sui mass-media.

Negli ultimi anni gli argomenti sanitari, di malattia e di prevenzione, di terapia e di medicina alternativa hanno trovato un’enorme diffusione sulla carta stampata ed in televisione, ove al riguardo si realizzano persino appuntamenti fissi settimanali.

A ciò si aggiunge una pubblicità sanitaria che parla sempre meno di prodotti e sempre più di agenti di salute; basti pensare ad esempio ai dentifrici che non sono veicolati come strumenti di igiene piacevoli, ma come agenti antibatterici, e simili concetti. Quindi in una società molto più medicalizzata di un tempo, con grandi aspettative di prevenzione e una sorta di delirio di salute a tutti i costi e di immortalità, dove la fine della vita e il decadere del corpo sono sempre più lontani, noi medici siamo pronti a rispondere nel modo più adeguato? Ci stiamo preparando nel modo giusto?

Io penso sia opportuno fermarci a ragionare su queste aspettative, chiedere alle istituzioni di venire preparati di più e meglio nelle Università e di venire formati di più e meglio se già lavoriamo sia sugli aspetti psico-sociologici del problema, sia sugli aspetti più prettamente tecnici della promozione della salute generale.

Naturalmente noi odontoiatri in questo nuovo clima culturale e sanitario dobbiamo calare queste osservazioni sulle condizioni orali degli esseri umani: tanto è cambiato negli ultimi anni del secolo scorso a proposito di patologie orali, ma altrettanto è cambiato sul significato della bocca, del sorriso e della loro importanza nella vita di relazione. E la vita di relazione dell’attuale cittadino è una parte fondamentale della nostra esistenza, perché viviamo insieme sempre, non solo sul lavoro, ma nell’arco di tutta la giornata.

L’odontoiatra è pronto a questa richiesta di prevenzione professionale mirata e complessa? Penso di no.
Dobbiamo quindi approfondire i dati della ricerca e studiare come applicarli nella pratica sanitaria al nostro paziente sano, riabilitato, che pensa di conservare i suoi denti o le sue riabilitazioni protesiche per tutta la vita. Facendogli anche capire che la promozione della salute necessita di un professionista molto aggiornato, capace di fare e trasferire le informazioni, ma anche di un paziente che ascolta e fa la sua parte.

L’iniziativa degli Amici di Brugg, che ringraziamo, rientra in questo obiettivo e vuole fornirci una rilettura della fluoroprofilassi professionale e personale più scientifica e più allineata alle esigenze degli anni Duemila.
Buona lettura, sperando di aver fatto un intervento utile, anche se modesto.

Laura Strohmenger


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La Rivista di Odontoiatria