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| Un nuovo dispositivo per l'eruzione guidata dei canini inclusi palatalmente - caso clinico |
| di Alberto Caprioglio, Lea Siani Università degli Studi dell'Insubria; Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria; Scuola di Specializzazione in Ortognatodonzia; Direttore: Prof. Giorgio Nidoli |
| Riassunto Viene descritto il caso clinico di una paziente di 12,1 anni di età, che presenta una inclusione palatale bilaterale dei canini mascellari permanenti. La terapia ha previsto lo sbrigliamento chirurgico (in due tempi) ed il bondaggio di un bottone con catenella metallica a ciascuno degli elementi inclusi, seguiti dall'applicazione di una meccanica estrusiva che utilizza un ausiliario originariamente ideato per la distalizzazione dei molari superiori, modificato opportunamente dagli Autori, e denominato Easy Cuspid. Tale nuovo dispositivo combina semplicità, affidabilità e possibilità di calibrare opportunamente entità e direzione della forza estrusiva applicata. I due canini inclusi sono affiorati dalla mucosa palatale in, rispettivamente, 55 e 30 giorni e la terapia, nel suo complesso, è durata 27 mesi. |
| Summary The Authors describe the clinical case of a 12,1 years old patient with bilateral palatal impaction of maxillary cuspids. The patient has been treated with surgical exposure and direct bonding of orthodontic attachments with connected metallic chains, followed by orthodontic traction through a new method for the eruption of the palatally impacted canines. The system uses an auxiliary originally conceived for the distalization of upper molars, suitably modified and called Easy Cuspid. This new tool gives easyness, efficacy and opportunity to calculate entity and direction of applicated extrusive force. The impacted canines came through the palatal mucosa in, respectively, 55 and 30 days; therapy, in its complex, belonged 27 months. |
| Parole chiave Canino - Eruzione dentale - Ritenzione |
| 1. Introduzione I canini superiori risultano essere tra i più importanti elementi dell'arcata, a causa del significativo ruolo guida che rivestono nei movimenti di disclusione in lateralità, nonché della valenza estetica indotta dalla loro presenza nel sorriso. In letteratura si registra una frequenza piuttosto elevata di problematiche di ritenzione ed inclusione a carico di tali elementi dentari, seconda solo a quella dei terzi molari inferiori, e riportata, a seconda del campione preso in esame, da un minimo dello 0,9% ad un massimo del 4,3%, con una prevalenza nel sesso femminile in rapporto di 3:1 rispetto a quello maschile. L'inclusione, mantenuta a lungo termine, può provocare alcune importanti conseguenze: tra queste annoveriamo la migrazione dei denti contigui (nel caso vi sia esfoliazione spontanea del corrispettivo elemento deciduo) con perdita dello spazio e deviazione della linea mediana, la formazione di cisti follicolari, il dolore riferito e il riassorbimento delle radici dei denti contigui. Tra le opzioni di trattamento resta comunque valida anche quella rappresentata dal non trattamento, corredato da controlli periodici clinici e radiografici, nel caso che l'avulsione dell'elemento (possibilità da preferirsi, nel caso si decida di mantenere in arcata l'elemento deciduo perché dotato di dimensioni corono-radicolari ed estetica accettabili) non comporti un alto rischio di danno a livello delle strutture anatomiche adiacenti. Oltre alle citate possibilità, nonché all'autotrapianto dell'incluso (soluzione relativamente veloce, ma complessa e non scevra da rischi riguardanti la prognosi a lungo termine), all'estrazione sia dell'incluso che del deciduo seguite dalla sostituzione implantoprotesica del canino in arcata, esiste la possibilità che spesso meglio risponde ad un'attenta analisi costi-benefici e alle preferenze sia del clinico che del paziente, rappresentata dall'esposizione chirurgica dell'elemento seguita dall'estrusione ortodontica per il pieno recupero sul piano anatomico-funzionale. Il recupero, quando possibile, di tali elementi risulta in ultima analisi spesso indicato e gli studi epidemiologici ci insegnano che la prevalenza di inclusione palatale rispetto a quella vestibolare si presenta alla nostra osservazione in rapporto circa triplo. Tale motivazione ha indotto gli Autori a rivedere con occhio critico la letteratura alla ricerca di una metodologia che consenta una gestione semplice, controllata ed efficace di recupero ed eruzione guidata in arcata del canino superiore, incluso palatalmente, situazione che si ripropone, come accennato, in maniera piuttosto frequente nella nostra pratica clinica quotidiana. E' possibile evidenziare da tale analisi come, negli anni, siano state proposte differenti soluzioni per l'attracco al canino nel corso dell'intervento di sbrigliamento, ma ad oggi la letteratura è ormai concorde nella scelta del bondaggio all'elemento, durante l'intervento di sbrigliamento, di un bottone linguale, al quale sia collegata una catenella metallica: ciò risulta essere una metodica affidabile oltre che non particolarmente invasiva e lesiva per le strutture dento-parodontali coinvolte. Per quanto concerne poi la meccanica di trazione e guida del canino, molti sono i sistemi descritti dagli anni '70 ad oggi, ma comune a tutti risulta la ricerca di alcune caratteristiche essenziali: 1. ancoraggio rigido ed esteso; 2. elasticità possibilmente concentrata spazialmente e continua temporalmente; 3. forza la più diretta possibile verso il luogo di destinazione, a meno che non vi siano ostacoli lungo il tragitto, quali la presenza della radice dell'incisivo laterale omolaterale; 4. intensità media della forza pari a circa 100-120 grammi. Scopo di tale lavoro è di presentare un nuovo sistema di eruzione guidata del canino incluso palatalmente, che risponda a tutti i requisiti proposti e che si distingua per fornire un apporto caratterizzato dalla possibilità di gestione semplice oltre che efficiente: il nome scelto per il dispositivo, Easy Cuspid, vuole porre l'accento su tale aspetto della sistematica. Il sistema utilizza un ausiliario originariamente ideato per la distalizzazione dei molari superiori, il Jones Jig, opportunamente modificato ad hoc. La caratteristica di tale sistema che si presenta utile al nostro scopo è quella di possedere due terminali per l'inserzione a livello molare: uno di maggiori dimensioni destinato al tubo per la trazione extraorale ed uno di dimensioni inferiori da inserire nell'alloggiamento per il tubo ausiliario, la qual cosa ci avvantaggia dal punto di vista della stabilità e dell'assenza di rischio di rotazioni. Utilizzando bande dotate di tre tubi molari, si ha la possibilità di lasciare libero il tubo principale per accogliere l'arco di stabilizzazione dell'intera arcata, il cui ancoraggio è rafforzato dall'inserimento di una barra palatale rimovibile a livello degli alloggiamenti orizzontali, saldati palatalmente alle bande dei primi molari superiori, gli stessi elementi che poi accolgono vestibolarmente la leva estrusiva presentata. |
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