| I materiali estetici ceramici |
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| Presentazione di Giuseppe Romeo - Sintesi a cura di Giordano Tasca |
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| La sola presa della tinta con il campionario Vita può essere insufficiente affinché il manufatto protesico rivestito con ceramica possa esprimere al meglio le caratteristiche di forma e di colore dei denti da ripristinarsi, integrandole nel cavo orale del paziente. L'oratore si avvantaggia della possibilità di esaminare il paziente direttamente nel suo laboratorio e di avvalersi di un sistema fotografico, dal quale ricava delle diapositive che osserva su un negatoscopio durante l'esecuzione della protesi. |
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Opacizzazione
Dopo aver costruito la travata metallica, averla rifinita con le opportune frese, sabbiata e pulita con un getto di vapore, si esegue l'ossidazione. Sul metallo ossidato viene quindi fatto un primo wash di opaco, utilizzando un materiale bianco, allo scopo di cominciare a adattare il valore del rivestimento.
Il legame ceramica/metallo ha una componente micromeccanica offerta dalla sabbiatura, una chimica stabilita con gli ossidi formati sulla superficie e una macromeccanica fornita dai fenomeni di compressione della ceramica, che avvengono a causa dell'espansione del metallo durante le fasi di cottura.
La pasta dell'opaco scelto si presenta con un aspetto bianco puro: diluita leggermente, è applicata con pennello in strato sottile sull'intera cappetta (meglio evitare strati spessi se si vuole favorire l'unione con il metallo). (Fig. 1) Si pratica una prima cottura in forno, salendo di 80 °C al minuto fino a 980 °C, temperatura che si mantiene per un minuto.
Si appone quindi l'opaco della tinta, pure in pasta; se la massa non si presenta sufficientemente fluida, si umetta con l'apposito liquido plasticizzante per avere la consistenza più adatta a facilitarne l'applicazione; infatti è importante, ai fini dell'adesione al substrato, non generare subito una pressione, ma lavorare con la goccia dell'opaco. In forno si esegue un preriscaldamento di 10 minuti: l'accorgimento è raccomandato per tutti gli opachi in pasta perché contengono glicerina, per evitare la formazione di crepe dopo la cottura, che si fa a 950 °C.
Per la seconda cottura l'oratore preferisce un opaco in polvere, in grado di garantire, rispetto alle paste, un valore più elevato, condizione di partenza favorevole nella costruzione di una metalloceramica. La miscela è applicata sopra l'opaco precedente: si crea un aspetto più caldo rispetto a quello del primo strato, più grigio. (Fig. 2) |
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| Fig. 1 Opaco bianco sul metallo |
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Fig. 2 Prima cottura opaco in pasta e seconda cottura opaco in polvere |
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Costruzione della spalla
Terminata la cottura, si passa alla costruzione della massa spalla in ceramica: la cappetta, come si vede bene dopo essere stata inserita sul monconcino, è opportunamente ridotta su tutto il contorno, a 360°, in modo da lasciarsi scoperta la zona cervicale marginale. Questa è la metodica più spesso seguita dall'oratore. Qualora ci fosse l'esigenza di chiudere con il metallo a livello cervicale eseguendo un microbordo rivestito di ceramica, egli preferisce, durante la stratificazione, applicare un velo di dentina opaca molto cromatica e una miscela di smalto del colletto con dentina per avere un miglior effetto cromatico di contrasto.
Verniciato il moncone con un isolante oleoso, si preparano due masse spalla, una più opaca da applicarsi a contatto con il metallo cervicale e una più translucente da apporsi esternamente alla prima. La miscela di queste masse spalla non deve essere molto fluida per poter essere appoggiata con un pennello appuntito e generare una piccola pressione. Eseguito tutto il contorno con la prima massa, si sovrappone a essa la seconda più translucente, poi si sfila la cappetta dal moncone, con molta attenzione, dopo aver asciugato con aria calda le masse applicate e picchiettando con il dorso della spatola la "radice" del moncone, per favorirne il distacco.
Terminata la prima cottura è ben visibile un gap cervicale fra ceramica e moncone (Fig. 3): con il medesimo procedimento seguito prima, si applica della ceramica al di sotto e si procede a una seconda cottura. (Fig. 4) Durante le successive cotture di dentina e smalto, si formerà sicuramente un nuovo gap a livello della chiusura cervicale, che non deve preoccupare in quanto, in sede di ultima cottura, si riuscirà a chiudere con una miscela di cera e ceramica. |
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| Fig. 3 Massa spalla dopo la prima cottura |
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Fig. 4 Corone con la cottura delle masse spalla completata, calzate sul modello di lavoro |
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Stratificazione della dentina vestibolare
Si inizia quindi la stratificazione estetica del rivestimento ceramico. E' importante utilizzare uno dei sistemi oggi disponibili che permetta di lavorare con masse di ceramica umidificate per ridurre l'aggiunta di acqua; l'oratore utilizza nel suo laboratorio una piastra refrigerante, in vetro, che riceve umidità da sotto.
Dapprima si applica una dentina opaca della tinta prescelta, partendo dall'area incisale e scendendo verso la cervicale: utilizzare un valore molto alto rende possibile controllarne il grado a ogni cottura durante la quale gli ossidi del metallo continuano ad affiorare. Si applica solo un velo di dentina opaca sopra la massa spalla cervicale, la cui forte fluorescenza è necessaria per illuminare bene i tessuti. Indi si procede al colletto con una dentina cromatica (Fig. 5), nel caso illustrato, un A2, risalendo fino al terzo medio, interrompendo però la monotonia cromatica con una dentina di valore più alto dell'A1. Si prosegue in direzione incisale con una dentina A1, alternando anche qui il croma dominante con altri, un A2 o anche un poco di A3 nella zona centrale. Si opera un controllo degli spazi disponibili con la mascherina in silicone presa sulla ceratura. (Fig. 6)
E' importante delineare la zona dei mammelloni incisali, asportando con la punta del pennello tratti di materiale in modo da produrre solcature, mantenendo però il supporto dentinale per evitare di abbassare troppo il valore e di ottenere in prima cottura una linea grigia, netta, antiestetica.
Quindi si crea un muro incisale: si formano dapprima due protuberanze di smalto puro della tinta (58, 59) alle estremità mesiale e distale del bordo incisale (controllando con mascherina); si inseriscono poi piccoli apporti di translucenti colorati e di translucenti opalescenti, alternati con lo smalto della tinta che ha un grado di opacità decisamente più elevato e permette di controllare il valore nella zona incisale.
Dopo un ulteriore controllo con la mascherina, si portano dei modificatori, molto opachi e colorati, che, infiltrando le masse sottostanti, creano contrasto nell'area incisale. (Fig. 7)
Non si tratta di ossidi metallici, ma di ceramica; in un secondo tempo si interviene con colori fluorescenti, che sono ossidi metallici ritrattati, creando delle striature verticali mediante dei leggerissimi colpi di punta del pennello.
Nella zona del colletto si creano forellini, nei quali si inseriscono piccole porzioni di massa di valore più alto, nuovamente allo scopo di rompere la monotonia cromatica della tinta apportata precedentemente (l'anatomia cervicale ha dei punti di luce). Con i colori fluorescenti si possono ritoccare, sempre con apporti veramente minimi, le aree prossimali, in modo da far apparire un poco più luminosa la zona vestibolare.
A questo punto si stratificano smalti translucenti colorati e translucenti opalescenti; questi ultimi sono caratterizzati da colorazione orange e diversi gradi di valore: riferimenti nel sistema Creation, utilizzato dall'oratore, sono Si 1, Si 2, Si 3, Si 4 e Ti 1, Ti 2. (Fig. 8)
In tale fase di stratificazione verticale alternata non ci si può permettere di usare i translucenti colorati da soli, ma si devono impiegare con lo smalto della tinta che ha un grado di opacità maggiore o addirittura con i PS, smalti perlati, in modo da potersi sempre controllare il valore.
Nella stratificazione è sempre necessario diversificare le masse: nel caso illustrato, a esempio, nella porzione appena apicale alla incisale si applica una massa tipo Ti 2 facendola infiltrare appena nella dentina, in modo che fornisca un bianco decisamente più translucente.
Scendendo ancora in direzione apicale si impiegano masse del tipo Si 2, 3 e 4, concludendo nella zona cervicale con gli smalti del colletto, di colorazione arancione o giallo-arancione. Queste masse possono essere miscelate con una massa del colletto molto fluorescente e capace di assorbire bene i colori dello spettro costituente la luce.
In sintesi si può definire la stratificazione come a doppio sandwich, ripetendo con qualche variazione due volte la sequenza di masse e di modificatori ceramici o di metallo ritrattato.
La dimostrazione per motivi pratici viene fatta su una corona singola: il procedimento è lo stesso in lavori più estesi sui gruppi frontali, ricordando che, ogni volta che sia possibile, è meglio costruire denti singoli che consentono una funzione migliore; in caso sia veramente necessario bloccare più denti, l'oratore preferisce ricorrere alla monofusione.
Dopo un nuovo controllo con la mascherina, si procede all'ultima definizione della forma e del volume che deve tendere a essere leggermente in eccesso. |
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Fig. 5 Dentina opaca di color rosa ricoperta dalla dentina cromatica. N. B.: per ragioni didattiche alle masse ceramiche sono stati aggiunti coloranti rossi per la dentina, blu per lo smalto e azzurri per lo smalto translucente |
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Fig. 6 Mappa dentinale cromatica con controllo della mascherina in silicone |
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| Fig. 7 Modificatori e colori applicati sul muro incisale |
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Fig. 8 Stratificazione degli smalti e dei translucenti |
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