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Ritorno a Chicago
di Cesare Robello
Una edizione in tono minore del classico Midwinter Meeting ma l’evento merita sempre la trasferta. Gli appunti personali e scientifici del consigliere AdB, nostro specialissimo inviato
Il Midwinter Meeting di Chicago è andato in scena dal 27 febbraio al 2 marzo scorso per la 138a edizione della sua storia gloriosa, con il consueto happening di eventi, mostre e conferenze. Per quattro giorni la manifestazione-contenitore promossa dalla Chicago Dental Society ha catalizzato in Centri Congresso e grandi alberghi l’attenzione del mondo della scienza, della clinica, della tecnica e della produzione odontoiatrica americana e internazionale: qualcosa come 20 mila “addetti ai lavori” tra professionisti e operatori del mercato provenienti da tutto il mondo.
Cesare Robello l’ha vissuta anche per noi e qui ci riferisce. Accanto alla sua testimonianza, pubblichiamo il commento di un altro illustre ospite del Midwinter, il dottor Franco Brenna, presidente eletto dell’Accademia Italiana di Conservativa.
Almeno una volta nella vita bisogna andare a Chicago. Lo scrivevo per “Odontoiatria” nel ’99, lo confermo oggi, anche se della grande manifestazione statunitense non sono più così assiduo. Per questo mi ha fatto ancor maggior piacere tornarvi quest’anno e partecipare di nuovo al Congresso dell’Operative Dentistry al Fairmont Hotel. È una sala da 1600 posti a sedere, grande quindi, tanto grande da far risaltare ancor di più i tanti vuoti fra il pubblico. È stato il primo impatto e mi ha fatto pensare che probabilmente un po’ di crisi esiste anche qui. E non solo per ragioni di settore. Il secondo impatto, anch’esso non positivo, è stato infatti leggere sul programma che nel trasbordo (efficientissimo) per il lunch in cima al grattacielo adiacente era vietato per ragioni di sicurezza portarsi borse, borsette, qualsiasi tipo di bagaglio a mano insomma. E accorgersi che comunque all’ascensore il controllo era simile al check-in in aeroporto. Uno sgradevole segno dei tempi, indubbiamente.

Operative dentistry
Sul versante scientifico uno come me, rimasto attaccato alle metodiche tradizionali pur non disdegnando le novità in fatto di estetica, di compositi, di faccette in ceramica – la mia estrazione è insomma legata alla vecchia Scuola di Peter Thomas e del dottor De Chiesa – ha trovato conforto in ben due delle dodici relazioni. Incredibilmente il figlio del dottor Tucker e Bruce W. Small parlavano ancora di oro. Il dottor Small ha sostenuto che paradossalmente una volta era più facile scegliere materiale e metodo del restauro, perché avevamo a disposizione molte meno alternative. Adesso, ne abbiamo una pletora e dunque la scelta è più problematica. In più ha messo l’accento sul fatto che esistono diverse procedure – parodontali, ortodontiche, chirurgiche – per risolvere un caso di tipo conservativo. Ciò significa che un problema restaurativo non necessariamente lo si risolve con un restauro, ma talvolta grazie ad un’altra specialità. E tra queste, laddove l’esigenza estetica non sia pressante, ha ancora annoverato una tecnica di tipo tradizionale.
Nella sessione tavole cliniche, che raramente trova applicazione in Italia, sono stati presentati 44 lavori. È un momento del Congresso che permette anche a giovani relatori e professionisti di divulgare propri elaborati, magari semplici, ma sempre con un significato di primo avvicinamento alla didattica.

La fiera
Come ben si sa, durante il Midwinter, si svolgono diversi Congressi collaterali all’evento “principe” della Chicago Dental Society. Tantissime associazioni ne approfittano per propri convegni che avvengono un po’ ovunque nei grandi alberghi metropolitani. Ebbene, tutti durano non più di due giorni, proprio per dar modo ai partecipanti di visitare la grande esposizione merceologica allestita dal 27 febbraio al 2 marzo al McCormick Centre. Il quale in pratica è una città, più grande della mia Saluzzo per intenderci.

Così è accaduto anche a me, che l’ho visitata al terzo giorno partendo da un’ottica tutta particolare, quella del consigliere degli Amici di Brugg che studia con occhio critico l’organizzazione per assimilare qualcosa che, “tradotto in italiano”, possa tornare utile per il nostro Congresso. Con soddisfazione ho concluso che ai nuovi padiglioni della Fiera di Rimini non manca molto per assomigliare alle fiere americane, se si eccettuano i grandi complessi alberghieri e le grandi sale per conferenze che una metropoli come Chicago ha e che in Italia forse si possono trovare solo a Roma o Milano. Di materiali ne ho visti moltissimi, ma due hanno attratto maggiormente il mio interesse. Il primo si chiama SmartPr ed è prodotto da SSWhite.

La definirei una fresa “intelligente” in materiale plastico. Come funziona? Parliamo di conservativa: dopo aver creato con una fresa tradizionale un piccolissimo accesso di una piccola cavità, si usa la nuova fresa (a bassa velocità da micromotore) per rimuovere la dentina rammollita. Una volta che si arriva al di là della carie, le lame di SmartPr, trovando una dentina sana, quindi più dura, immediatamente si arrotondano e non sono più in grado di tagliare.

Ci permettono in pratica di avere gli occhi sulla punta della fresa e di non asportare tessuto sano in eccesso. È una piccola cosa, non è detto che abbia un futuro, ma l’ho trovata interessante. L’altra novità è un sensore da RVG (videoradiografia digitale) senza fili. Soprattutto per i controlli in protesi implantare l’RVG ha preso molto piede nei nostri studi, perché permette un risparmio di radiazioni nei confronti del paziente e la immediata visualizzazione della lastra senza il problema dello smaltimento di rifiuti come i liquidi di sviluppo. In questo ambito può essere un aiuto il fatto di non avere un filo che si diparte dal sensore posizionato in bocca. Si chiama CDR Wireless ed è della Schick.

Per il resto molto spazio in Fiera era dedicato agli impianti, alle attrezzature, ai gel sbiancanti da applicare sui denti di giorno e di notte.

Ho salutato Chicago in anticipo per pressanti impegni italiani senza assistere, come di consueto, anche al Congresso di Restorative Dentistry. Ma una volta nella vita, anche questo può succedere.

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