Hai dimenticato la password?
Pagina:  «  1/2  » 1 • 2

Odontoiatria a misura d'uomo
di Guido peggion
Modelli di cura a confronto. Perché si va affermando la medicina orientata sul ‘vissuto’ del paziente.
A colloquio con Laura Strohmenger
L'argomento – se la medicina debba curare la malattia o curarsi del malato – è di quelli ostici, complessi e fuorvianti. Non per sé, ma perché si presta a semplificazioni riduttive. Qual è il clinico o l’odontoiatra che non ritiene di “trattare con umanità” i propri pazienti, di non considerarli persone prima ancora che portatori di patologie? Eppure in medicina accade quel che accade in altri campi dell’attività umana, quello affettivo per esempio, ove l’esperienza insegna che il “voler bene” è tremendamente difficile e passa attraverso la “fatica” e la conquista continua del “saper amare”.

Scopo di questo articolo non è quello di esaurire l’argomento, non c’è spazio né logica per farlo. Ma è appunto quello di dare all’umanizzazione del rapporto medico-paziente la dimensione che gli compete, evidenziando la rilevanza scientifica e tutto il dibattito culturale che ne sta a monte. Per evitare che venga liquidato con un’alzata di spalle e in modo che venga considerato a valle – ossia nella pratica professionale quotidiana – non un’astratta categoria dello spirito ma uno strumento di rilevante efficacia clinica, misurabile e qualificante. Dalla parte e a beneficio del paziente.

La professoressa Laura Strohmenger, nell’intervista che segue, ci aiuta a chiarirci le idee. Ci sembra persona molto adatta a farlo, non solo per i titoli e i meriti che le si riconoscono, ma soprattutto perché nel Corso di laurea in odontoiatria dell’Università degli Studi di Milano, di cui ella è docente (al Polo didattico della stessa Clinica odontostomatologica dell’ospedale San Paolo di cui è primario), da un biennio è stato inserito l’insegnamento di Scienza comportamentale. I futuri dentisti, in via Beldiletto come negli altri Poli didattici dell’ateneo milanese, imparano dunque fin dal primo anno i principi di psicologia clinica, che della “medicina orientata verso il paziente” sono i presupposti fondamentali.
Fig. 1 Il modello di cura biomedico si basa sul presupposto che la medicina si debba occupare delle malattie, intese come “alterazioni dalla norma di variabili biologiche somatiche misurabili” (Engel) e dunque aggredibili da una strategia terapeutica standardizzata Fig. 2a, b Al modello scientifico tradizionale si devono straordinari successi nel campo della medicina. Ma negli ultimi decenni ha anche mostrato limiti importanti a fronte del diffondersi delle malattie croniche e di una diversa sensibilità sociale
Fig. 3 Nella convinzione che la dimensione biologica non esaurisca il senso della malattia, il modello che punta alla centralità del paziente parte dal metodo scientifico per allargarne gli obiettivi al vissuto personale e sociale del malato (illness). I risultati che raggiunge non sono solo genericamente umanitari, ma anche clinicamente più efficaci
Fig. 4
Fig. 5a, b Metodi a confronto. Appare evidente come il “patient centred” applichi i suoi punti di forza sul dialogo, la comunicazione, la conoscenza del contesto sociale del paziente per ottenere l’obiettivo fondamentale della condivisione della diagnosi, della terapia, del suo mantenimento Fig. 6 La prevenzione, disciplina “cenerentola” in ogni campo della medicina e in special modo in odontoiatria, trova nel modello “patient centred” una grande potenzialità di sviluppo

Pagina:  «  1/2  » 1 • 2


Archivio storico

La Rivista di Odontoiatria