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Ricostruzioni dirette in composito
e con perni in fibra del dente trattato endodonticamente
di Pio Bertani, medico chirurgo, specialista in odontostomatologia - Parma
Una corretta terapia canalare non porta alla “restitutio ad integrum” di un dente che insieme alla vitalità ha perso anche una gran parte di tessuto dentale. Prima di “funzionare” come un elemento vitale, va reintegrata tutta la sostanza dentale persa o a causa della carie o per motivi traumatici o per qualsiasi altra ragione ci sia un coinvolgimento patologico della polpa.
Ma c’è un sistema ideale per risolvere qualsiasi tipo di situazione? C’è un materiale che si comporti nettamente meglio di tutti gli altri? C’è un metodo che garantisca una affidabilità nel tempo indiscutibile?
Il problema è dibattuto da moltissimo tempo senza che si sia peraltro arrivati a risposte univoche. Negli ultimi anni però, la migliore qualità dei materiali compositi e il perfezionamento dei sistemi adesivi ha fatto sì che le tecniche che utilizzano queste sostanze abbiamo offerto una possibilità concreta, reale, alternativa ai sistemi indiretti o diretti che utilizzano metalli. Le ricostruzione dirette in composito o in perni in fibra e composito offrono numerosi vantaggi riguardo al risparmio di dentina sana, anche se non sono certo esenti da problematiche che vanno ulteriormente approfondite e migliorate.
Fig. 1 L’approccio alla ricostruzione pre-protesica del dente trattato endodonticamente sta radicalmente cambiando in questi ultimi anni. Due aspetti sono stati particolarmente considerati e messi in rilievo: la conservazione delle strutture dentarie residue e i materiali con cui la parte di dente persa viene sostituita. Studi tra loro diversi (simulazioni meccaniche in vitro, simulazioni computerizzate tramite studio degli elementi finiti e indagini cliniche longitudinali) hanno dimostrato in modo ormai difficilmente controvertibile che la resistenza alla frattura dei denti trattati endodonticamente è direttamente proporzionale alla quantità di dentina residua. Perciò ogni fase del trattamento del dente deve tenere in considerazione questa importante prerogativa.
Fig. 2 Nella preparazione protesica della parte coronale del dente è diventato imprescindibile ricercare l’appoggio del manufatto su un collare dentinale di almeno 2 millimetri: si migliora notevolmente la distribuzione degli sforzi, diminuendoli nelle zone apicali al perno, aumentandoli invece, vantaggiosamente, nelle zone cervicali.
Fig. 3 La ripresa della preparazione dello spazio endodontico per creare l’alloggiamento di un perno, dopo che è stato eseguito il sigillo apicale, deve rigorosamente rispettare l’anatomia del canale che l’endodonzista ha lasciato: dovrebbe essere bandita la logica dell’adattare il canale al perno e, con essa, tutte le frese taglienti che sacrificano ulteriormente la dentina radicolare con il solo fine di creare un alloggiamento calibrato del perno
Fig. 4 Le tecniche indirette di preparazione del classico perno moncone appaiono, in questa prospettiva, troppo invasive: ricercando una svasatura minima di 6° e piani coronali più uniformi possibile, si mutila il moncone di dentina preziosa, non dando in cambio nessun tipo di rinforzo.
Fig. 5 Le tecniche dirette, con o senza perno, consentono un notevole risparmio di dentina. Il maggiore dei vantaggi, oltre alla significativa semplificazione operativa, dovrebbe essere quello di ridurre il rischio di frattura in questa categoria di denti. Scegliendo materiali da ricostruzione che abbiano elasticità simile alla dentina, si ha una distribuzione dello stress sulle pareti dentinali, indotto dal carico di questi elementi, notevolmente migliore rispetto a quello determinato dai materiali rigidi. Si arriva così a perseguire la realizzazione di un monoblocco (11) di materiali (dentina, cemento e perno) con caratteristiche fisico-meccaniche omogenee tra loro.
La dentina è il valore-parametro per la scelta degli altri materiali.
Fig. 6 La conoscenza delle caratteristiche fisico-meccaniche dei materiali diviene d’importanza fondamentale per affrontare il restauro pre-protesico del dente trattato endodonticamente, nella prospettiva della sostituzione della dentina persa con un materiale che abbia caratteristiche meccaniche simili ad essa.
I compositi auto e fotopolimerizzabili hanno valori di modulo elastico molto vicini a quello della dentina.
I compositi duali hanno valore di modulo elastico più basso rispetto alla dentina.
Fig. 7 I cementi resinosi hanno generalmente valore di modulo elastico significativamente più basso rispetto alla dentina.
I compositi autopolimerizzabili “flow” hanno valori di modulo elastico simile a quello dei cementi resinosi.
Fig. 8 I perni prefabbricati in resina e fibre presentano, secondo i dati delle ditte produttrici, valori di modulo elastico simili a quello della dentina.

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