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I materiali estetici non ceramici a cura di Giordano Tasca |
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Estetica, adesione metallica, classificazione: questi i temi della relazione di Emilio Balbo
e Federico Ronchi al 45° Congresso degli Amici di Brugg |
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Rifinitura e lucidatura
E' importante usare sistemi di rivestimento estetico duttili, che
offrano cioè un’ampia possibilità di diversificare le
stratificazioni: conoscendo perfettamente il materiale usato e calibrando
accuratamente tutti gli spessori si riesce a realizzare sempre un rivestimento
che riproduca ogni elemento del campionario. A volte poi è richiesta
una maggior individualizzazione che esca dallo spettro del campionario stesso.
Il materiale scelto dall’oratore gli consente, “giocando” con
i vari tipi di masse disponibili, di realizzare una vasta gamma di rivestimenti
estetici, anche nei casi più complessi (denti frontali, corone su
impianti, manufatti estesi ecc.).
La rifinitura inizia con la detersione del manufatto che esce dal
fornetto allo scopo di togliere lo strato più superficiale inibito
dall’ossigeno che sporcherebbe troppo gli strumenti rotanti. Se durante
la rifinitura emerge qualche bollicina (solo i maghi riescono a
non inserirne mai…!), vi si stende sopra un’apposita resina
liquida, si fotopolimerizza, per poi ripassare con la fresa e continuare
con lucidatura e brillantatura.
La prima fresa impiegata è al carburo di tungsteno a fiamma (quale
viene fornita da tutte le aziende): si utilizza dapprima solo il
corpo della fresa contro la superficie del rivestimento per eliminarne gli
eccessi,
poi agendo con la sezione più prossima alla punta, alla stessa velocità ma
con pressione inferiore, si inizia a levigare, sempre a secco,
sotto aspirazione.
Bagnando la superficie si può osservare meglio
la geografia della stratificazione, con le variazioni cromatiche
apprezzabili procedendo dal
colletto verso il bordo incisale. Si riasciuga e si procede con
uno spazzolino da ceramica in silicone con il quale si eliminano
i segni lasciati dalla
fresa , avendo cura di non essere troppo aggressivi (con velocità e
pressione) per non bruciare la matrice resinosa (non è ceramica!)
ma neppure troppo delicati, perché non si levigherebbe la parte vetrosa
del composito.
Si riprende la fresa iniziale: usandola di punta
si crea la microgeografia con piccole linee orizzontali, per poi
passare alla brillantatura
con uno spazzolino a ruota di pelo di capra e quindi con un gommino
a ruota che aumenta la continuità fra riempitivo e matrice, asportando
ancora materiale in polvere finissima. Infine si passa un feltrino
ottenendo una
superficie completamente brillante, la cui qualità si apprezza meglio
ponendola su di uno sfondo nero (Fig. 14a, 14b). |
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Fig. 14a
I passaggi della lucidatura |
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Fig. 14b
I passaggi della lucidatura |
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Fig. 15a
faccette |
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Con alcuni materiali,
quali quello usato dall’oratore, impiegando la tecnica delle mascherine
si possono a volte anche realizzare manufatti senza la struttura
metallica, con opaco, dentina e smalto. Nel caso invece di lavori
più complessi
si può ricorrere alla muffola trasparente, seguendo la tecnica tradizionale
anziché quella delle mascherine in silicone e gesso. Negli ultimi
anni l’oratore ha eseguito con questo materiale faccette, perni, corone
anteriori e posteriori, intarsi, ponti di tre elementi anteriori
e posteriori (Fig. 15a, 15b, 15c, 15d), corone su impianti nelle
quali ci si può spingere
in aree intramucose (grazie alla biocompatibilità asserita dal produttore)
oppure si realizzano flange gengivali con appositi colori. (Emilio
Balbo) |
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Fig. 15b
corone frontali |
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Fig. 15c
intarsi |
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Fig. 15d
ponte di tre elementi |
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