numero 2 2003     la rivista - articoli - materiali estetici non ceramici
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L'adesione diretta al substrato metallico
L'opacizzazione
Caratteristiche dei
polimeri estetici (1)
Caratteristiche dei
polimeri estetici (2)
Polimerizzazione
Rifinitura e lucidatura
 
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I materiali estetici non ceramici a cura di Giordano Tasca
Estetica, adesione metallica, classificazione: questi i temi della relazione di Emilio Balbo
e Federico Ronchi al 45° Congresso degli Amici di Brugg
Rifinitura e lucidatura

E' importante usare sistemi di rivestimento estetico duttili, che offrano cioè un’ampia possibilità di diversificare le stratificazioni: conoscendo perfettamente il materiale usato e calibrando accuratamente tutti gli spessori si riesce a realizzare sempre un rivestimento che riproduca ogni elemento del campionario. A volte poi è richiesta una maggior individualizzazione che esca dallo spettro del campionario stesso. Il materiale scelto dall’oratore gli consente, “giocando” con i vari tipi di masse disponibili, di realizzare una vasta gamma di rivestimenti estetici, anche nei casi più complessi (denti frontali, corone su impianti, manufatti estesi ecc.).

La rifinitura inizia con la detersione del manufatto che esce dal fornetto allo scopo di togliere lo strato più superficiale inibito dall’ossigeno che sporcherebbe troppo gli strumenti rotanti. Se durante la rifinitura emerge qualche bollicina (solo i maghi riescono a non inserirne mai…!), vi si stende sopra un’apposita resina liquida, si fotopolimerizza, per poi ripassare con la fresa e continuare con lucidatura e brillantatura. La prima fresa impiegata è al carburo di tungsteno a fiamma (quale viene fornita da tutte le aziende): si utilizza dapprima solo il corpo della fresa contro la superficie del rivestimento per eliminarne gli eccessi, poi agendo con la sezione più prossima alla punta, alla stessa velocità ma con pressione inferiore, si inizia a levigare, sempre a secco, sotto aspirazione.

Bagnando la superficie si può osservare meglio la geografia della stratificazione, con le variazioni cromatiche apprezzabili procedendo dal colletto verso il bordo incisale. Si riasciuga e si procede con uno spazzolino da ceramica in silicone con il quale si eliminano i segni lasciati dalla fresa , avendo cura di non essere troppo aggressivi (con velocità e pressione) per non bruciare la matrice resinosa (non è ceramica!) ma neppure troppo delicati, perché non si levigherebbe la parte vetrosa del composito.

Si riprende la fresa iniziale: usandola di punta si crea la microgeografia con piccole linee orizzontali, per poi passare alla brillantatura con uno spazzolino a ruota di pelo di capra e quindi con un gommino a ruota che aumenta la continuità fra riempitivo e matrice, asportando ancora materiale in polvere finissima. Infine si passa un feltrino ottenendo una superficie completamente brillante, la cui qualità si apprezza meglio ponendola su di uno sfondo nero (Fig. 14a, 14b).
Fig. 14a
I passaggi della lucidatura
Fig. 14b
I passaggi della lucidatura
Fig. 15a
faccette
Con alcuni materiali, quali quello usato dall’oratore, impiegando la tecnica delle mascherine si possono a volte anche realizzare manufatti senza la struttura metallica, con opaco, dentina e smalto. Nel caso invece di lavori più complessi si può ricorrere alla muffola trasparente, seguendo la tecnica tradizionale anziché quella delle mascherine in silicone e gesso. Negli ultimi anni l’oratore ha eseguito con questo materiale faccette, perni, corone anteriori e posteriori, intarsi, ponti di tre elementi anteriori e posteriori (Fig. 15a, 15b, 15c, 15d), corone su impianti nelle quali ci si può spingere in aree intramucose (grazie alla biocompatibilità asserita dal produttore) oppure si realizzano flange gengivali con appositi colori. (Emilio Balbo)
Fig. 15b
corone frontali
Fig. 15c
intarsi
Fig. 15d
ponte di tre elementi
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