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I materiali estetici non ceramici a cura di Giordano Tasca |
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Estetica, adesione metallica, classificazione: questi i temi della relazione di Emilio Balbo
e Federico Ronchi al 45° Congresso degli Amici di Brugg |
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Polimerizzazione
Tutti i materiali di rivestimento estetico considerati necessitano
della luce per passare dalla fase liquida (in pasta) a quella
solida. I componenti responsabili della polimerizzazione sono dei canforochinoni,
molecole che vengono attivate da uno specifico spettro di lunghezze
d’onda
della luce visibile. Idealmente si vorrebbe una luce centrata
completamente su questo piccolo range di frequenze, quale per es. quella
che si riesce
a ottenere da un Laser Argon, che ha un picco di emissione coincidente
con quello di assorbimento di energia dell’attivatore. La luce emessa
dal filamento di tungsteno delle lampadine alogene, comunemente
usate, comprende invece un vasto range di frequenze che va dall’infrarosso
all’ultravioletto.
Perciò nel fornetto utilizzato in laboratorio
si cerca di tagliare, con un sistema di filtrazione, tutte le
lunghezze d’onda al di fuori del range utile (400-500 nm), in modo
da ridursi sul materiale il lavoro termico-energetico, che modifica la
contrazione
da polimerizzazione con effetti indesiderati. Oltre a ciò è necessario
chiaramente avere all’interno del fornetto una potenza luminosa
sufficiente: questa si realizza solitamente rispettando le istruzioni
del produttore e assicurandosi della compatibilità fra tipologia
della luce e del sistema polimerico scelto.
Quindi si deve utilizzare preferibilmente (in qualche caso necessariamente)
il sistema di polimerizzazione che il produttore spesso prevede per il
suo materiale e rispettare, sempre, il calendario di sostituzione dell’elemento
fotoemettitore, tipicamente la lampadina alogena, che nel tempo invecchia
modificando il suo spettro di frequenza. (Federico Ronchi) |
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