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I materiali estetici non ceramici a cura di Giordano Tasca |
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Estetica, adesione metallica, classificazione: questi i temi della relazione di Emilio Balbo
e Federico Ronchi al 45° Congresso degli Amici di Brugg |
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Caratteristiche dei polimeri estetici
Terminato il processo di termocristallizzazione dell’opaco nel fornetto
a luce, si estrae il manufatto, sul quale si può notare il notevole
grado di adesione al substrato, di rigidità e di durezza del materiale.
Avendo questo tutti i legami chiusi a seguito della polimerizzazione,
per farvi aderire le altre masse ne dobbiamo trattare la superficie con
un silano.
Applicatolo, si cambia il pennellino e vi si stende sopra uno strato
di monomero, liquido, della matrice resinosa che si sta usando, che ha la
funzione
di legante per le masse successive.
Con un getto d’aria si rimuove
il liquido in eccesso e quindi lo si fotopolimerizza per un minuto;
sulla superficie rimane uno strato eccessivo, non polimerizzato, di liquido
legante
che, se lasciato, potrà indebolire il legame all’interfaccia
opaco/dentina. Per evitare ciò si tampona, con una masserella di
materiale dentina sulla spatolina, la superficie raccogliendone
così l’eccesso
di liquido residuo, com’è evidenziato dal progressivo rammollimento
della massa dentina usata, che va eliminata. Si deterge bene la
spatolina (tutti gli strumenti utilizzati per lavorare il materiale devono
essere
puliti con etanolo puro) e si applica la dentina opaca, che rimane
ora adesa alla superficie a conferma che ogni eccesso di liquido è stato
asportato.
Per la stratificazione del rivestimento estetico è utile impiegare
la tecnica delle mascherine successive; per questo occorre, nella fase di
modellazione del manufatto in cera, prendere una prima mascherina in silicone,
sia linguale che vestibolare, sul modellato intero che avrà il volume
totale del lavoro finito, poi una seconda (sempre linguale e vestibolare)
dopo asportazione della cera corrispondente al volume dello smalto, quindi
una terza dopo asportazione della cera corrispondente alla dentina e infine
una quarta corrispondente alla dentina opaca sottostante. (Figg. 10a, 10b,
10c) |
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Fig. 10a
Dopo la modellazione si eseguono
le due mascherine contrapposte,
prima la palatale e poi la vestibolare |
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Fig. 10b
visione interna della prima mascherina |
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Fig. 10c
visione interna della seconda mascherina, eseguita dopo asportazione dello smalto |
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La dentina opaca serve a costruire il corpo del dente con un determinato
colore: se è in uno strato troppo sottile l’opaco sottostante
influenzerà negativamente il risultato estetico finale con l’aspetto
grigiastro temuto.
Per poter toccare senza inquinare la superficie del manufatto si
indossano guanti accuratamente lavati con etanolo puro. Si può stendere
la dentina opaca su tutta la struttura abbastanza velocemente senza la preoccupazione
di un’eccessiva precisione in quanto, posizionando le ultime mascherine
preparate, si stamperà la forma desiderata. Prima si posiziona sopra
il materiale, applicato lingualmente, la mascherina linguale, poi, mantenendo
questa in sito, si appone la dentina opaca vestibolarmente congiungendola,
a livello occlusale, con il materiale del lato opposto. Indi si posiziona
la mascherina vestibolare, si esercita la necessaria pressione sulle due
mascherine che si adattano reciprocamente e, dopo averle rimosse, si ottiene
il primo strato stampato nella forma desiderata; levate con un bisturi le
eccedenze, si può mettere il tutto nel fornetto per la fotopolimerizzazione
di due minuti. (Fig. 11)
Nel caso di stratificazione individualizzata, cioè fuori dalla scala
colori, l’applicazione della dentina richiederebbe un poco più di
tempo e soprattutto l’uso di ingranditori.
Con le stesse modalità si stampa la dentina: per avere il croma appropriato
talvolta la si deve miscelare manualmente con paste modificatrici
del colore (spesso si usa la massima saturazione, per es. A4).
Se si sovrappongono
le due masse dentina diverse, senza impastarle, l’una sposta l’altra
e non si ottiene l’effetto cromatico desiderato. Si applica con la
spatola la parte di materiale che è stato modificato per creare l’effetto
cromatico del colletto, poi quello non modificato sulla restante
superficie vestibolare. Si appone quindi lo strato linguale e infine
si applicano le
mascherine predisposte per la stratificazione della dentina, procedendo
poi come illustrato sopra.
Il risultato, dopo la fotopolimerizzazione, è il
corpo dentinale completo, nel quale sono state inserite eventualmente
alcune caratterizzazioni per individualizzare la geografia cromatica;
per es. portando
dei coloranti con pennellino nelle zone prescelte o realizzando
delle bugnature nella zona più incisale con un poco di materiale
di croma diverso. (Figg. 12a, 12b) |
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Fig. 11
Dentina opaca dopo lo stampaggio |
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Fig. 12a
Dentina con inserite masse colorate |
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Fig. 12b
Creazione della cornice incisale
sulla mascherina |
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Ogni strato viene fotopolimerizzato per un
minuto, senza applicazioni di silano, che non è necessario perchè non si tocca il materiale
con frese e quindi non si asporta lo strato inibito dall’ossigeno,
il quale garantisce l’adesione dell’apporto successivo. Il tempo
impiegato prima per realizzare le mascherine si risparmia ora evitando i
ritocchi con le frese, che comportano fatica, tempo e spreco di materiale.
Rimane ora da realizzarsi lo smalto. E’ molto importante a questo
punto, specialmente sui denti frontali, creare una cornice incisale
con le masse trasparenti apposite, sopra le quali si stratificheranno poi
gli
altri tipi di masse smalto che interessano. Esistono nel sistema
utilizzato dall’oratore due tipi di smalto: uno colorato (quindi disponibile
nelle diverse tinte e nei vari cromi, quali A3, A2, B1, ecc.) e
uno completamente neutro, dotati entrambi della stessa opacità, inferiore
a quella della dentina. Si estrudono dalle relative siringhe sulla piastra
di lavoro,
una accanto all’altra, due masserelle, nella quantità richiesta,
una del tipo colorato (di croma appropriato) e una simile del tipo
neutro e si assottigliano a un’estremità in modo da valutarne
meglio le trasparenze, a spessori vicini a quelli dello strato da realizzarsi
sul
manufatto.
E’ utile avere l’avvertenza di attendere sempre,
dopo l’estrusione di ogni tipo di pasta dalla siringa, che si distenda,
prima di lavorarla. Si inizia a posizionare lo smalto colorato
nella zona cervicale, aumentando il volume senza modificare il croma, lo
si stende
un poco in direzione del margine incisale, quindi si stratifica
lo smalto neutro sulla porzione più incisale. Dopo fotopolimerizzazione
per un minuto la struttura di rivestimento è ultimata. (Fig. 13)
(Emilio Balbo) |
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Fig. 13
Elementi finiti e levigati |
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