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I materiali estetici non ceramici a cura di Giordano Tasca
Estetica, adesione metallica, classificazione: questi i temi della relazione di Emilio Balbo
e Federico Ronchi al 45° Congresso degli Amici di Brugg
L'opacizzazione

In laboratorio per saggiare l’efficacia di un legante metallo/polimero si può fare un test empirico tagliando una corona completata e provocando poi a forza il distacco del rivestimento estetico. Se l’opaco rimane perfettamente adeso alla struttura metallica il legame chimico è valido, se il metallo invece rimane pulito l’agente legante non funziona. Ciò può capitare per esempio se si dispone solo di un materiale adatto per una lega al Ni-Cr e lo si impiega su una fusione aurea; in questo caso si dovrebbe ripiegare sulle vecchie ritenzioni macromeccaniche.

Nel sistema adottato dall’oratore (DIAMOND-PEX) l’opaco non è fornito in forma preimpastata ma in forma bicomponente (polvere e liquido) preferita dall’operatore ai sistemi monocomponenti, perché più controllabile in quanto evita la possibile evaporazione della fase liquida dispersa nella pasta. Si impastano polvere e liquido fino a ottenere una miscela omogenea, priva di granuli, ricordando che essa indurisce in assenza di ossigeno, per cui vanno predisposti più pennellini per l’applicazione sulla fusione. Non appena si nota che sul pennellino l’impasto è diventato eccessivamente viscoso, si prende un pennellino pulito per rifinire il materiale già applicato. E’ importante avere l’avvertenza di non toccare mai con le setole del pennellino il metallo (perché ciò comporterebbe l’asportazione della miscela appena applicata) e di non esitare a portare il manufatto nel fornetto per la cottura, se non si è tanto abili da terminare il ricoprimento in una sola volta, quando sta indurendo. (Fig. 5)
Fig. 5
Cappetta opacizzata
Dopo la termocristallizzazione (l’opaco è auto e termopolimerizzante) per cinque minuti in vuoto, si potrà senza problemi e senza fretta completare lo strato con un apporto successivo di nuovo materiale. E’ indispensabile invece, prima di portare nel fornetto il manufatto, asportare completamente l’opaco che sia andato a depositarsi sulla parte interna delle corone, perché dopo la termocristallizzazione sarebbe impossibile rimuoverlo se non ricorrendo alla fresa, compromettendo così irreparabilmente il lavoro.
In commercio si trovano oggi molti sistemi polimerici di rivestimento, perciò per l’odontotecnico si pone il problema della scelta. Premesso che è lecito pensare che nessuna azienda produca materiali che non funzionano, è importante possedere nozioni generali su questa classe di materiali per sapersi orientare nella selezione, per poter valutare le schede tecniche e di sicurezza.

In particolare bisogna scegliere il materiale che abbia le indicazioni d’utilizzo corrispondenti all’uso specifico che ne vogliamo fare (tipo di metallo, livello di estetica richiesta ecc.), imparare a conoscerne i limiti e acquisire dimestichezza con le sue peculiarità (risposta cromatica, maneggevolezza ecc.). (Emilio Balbo)

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