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Gli Amici di Brugg fra cronaca e storia - Daniele Mareschi
di Alessandro Canton
Nel 1963, l’anno tragico del Vajont, Daniele Mareschi aveva quarant’anni (è della classe 1924) e incontrò per caso, ad un Corso di Protesi di Scheinemakers, il dottor Barazzutti. Così lo ricorda: “Dopo poche parole m’invitò a frequentare per un certo periodo il suo studio di Tolmezzo. Così ogni sera, dopo il lavoro, Barazzutti mostrava a me, che fino a pochi mesi prima avevo fatto il medico condotto, come si deve curare un dente”.

Appena fu possibile lo accompagnò a conoscere il dottor Augusto Biaggi e il professor Luigi Castagnola, per entrare a far parte degli Amici di Brugg.
Successivamente avvenne l’incontro con l’odontotecnico Derio Zannier che lo introdusse nello studio del dottor Mario Fonzar di Campoformido dove rimase per 17 anni, fin verso il 1985.
Mareschi era in grado di assimilare molto presto perché, come scrive il dottor Alfio Matarazzo, “è geneticamente portato all’impegno, alla serietà, alla dignità” e lo aveva dimostrato nelle varie attività svolte in varie occasioni, per necessità: il falegname, il maestro elementare, il medico di base e ospedaliero e, da ultimo, il dentista.

Quando a Moggio Udinese, nell’Ambulatorio del Servizio odontoiatrico in via Bersaglio, c’era qualcosa di rotto o che funzionava male, Suor Sofia a chi telefonava? Ma al dottor Daniele Mareschi naturalmente!
Suor Sofia, dopo tanti anni lo ricorda con simpatia: “Era disponibile a tutte le ore e cercava di far funzionare tutti gli strumenti: come e meglio di uno specialista!” D’altra parte nel 1976, quell’Ambulatorio, in quel paese semidistrutto dal sisma, lo aveva visto nascere, perché, terremotato pure lui, con il suo ambulatorio distrutto, era corso tra i primi ad aiutare.
Nella foto d'epoca
Augusto Biaggi
premia il dottor Mareschi
Dopo Barazzuti e Fonzar, la terza importante frequentazione del dottor Mareschi fu con Augusto Biaggi, nell’ultimo periodo dell’esistenza. “Veniva frequentemente a Moggio, il dottor Biaggi, perché aveva trovato un ambiente sociale amico, dove la comunità lo stimava e glielo dimostrava (esiste oggi persino una via intitolata al suo nome)”. Racconta Mareschi che, negli ultimi tempi, Biaggi era profondamente cambiato. Frequentava l’asilo del paese e giocava con i bambini che, vinta la timidezza, lo chiamavano “Nonno con il bastone”. La domenica andava alla S. Messa con loro e con loro si metteva in prima fila, perché sapeva quanto fosse importante quel gesto.

“ Non lo avevo mai visto così rilassato e sereno. La sera lo accompagnavo a casa e, durante il viaggio, mi parlava dei progetti che aveva in animo di fare, dopo l’intervento, al ritorno dall’ospedale: si sentiva come rinato e pronto per nuove esperienze. E aggiungeva: ‘Io guarirò perché Suor Sofia prega per me!’”.
Il dottor Daniele Mareschi sente ancora il bisogno di confidarsi e aggiunge: ”Si diventa Amici solo dopo un’assidua frequentazione, così, frequentando Biaggi, Barazzutti, Fonzar, ho imparato ad amare la professione, a sentirmi utile al prossimo, ho capito il senso della vita: realizzare la vocazione di essere uomini veri!”.

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