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Il laboratorio odontotecnico
Resoconto della relazione tenuta al 45° Congresso degli Amici di Brugg 2002
da Clara Cassinelli, Marco Morra ed Emilio Balbo (in sostituzione di Gabriele Lupacchini),
sul tema “Dalla cera alla fusione: imperniatura, rivestimento, fusione, metalli”
a cura di Giordano Tasca
Imperniatura

Il punto di partenza dell’esposizione è rappresentato dal modellato in cera a cui era arrivato nella relazione precedente Tony Billé. La prima operazione consiste nell’imperniatura: vari AA hanno nel tempo proposto modifiche migliorative del metodo tradizionale; l’oratore ha utilizzato un condensato di varie tecniche, che rappresenta per lui il meglio possibile, almeno da un punto di vista empirico (Fig. 1).

Spetterà poi al ricercatore confermare o meno la superiorità di questa sistematica. L’odontotecnica insegna quali devono essere gli spessori e le lunghezze delle varie strutture di imperniatura: si inizia con l’applicazione al modellato di pernini in cera morta, che non eserciti trazioni per contrazione; li si accorcia tutti alla lunghezza pari al diametro della barra stabilizzatrice. (Fig. 2) Questa viene collegata ai pernini ancora con cera morta, fluidificata con ceratore elettrico, avendo cura di evitare nelle varie connessioni angoli di passaggio vuoti, che porterebbero a inclusioni di rivestimento nelle fusioni. (Fig. 3)
fig. 1 - Analisi della tecnica di spinaggio: visione del modellato in cera all’interno di un cilindro trasparente fig. 2 - Misurazione dei pernini di connessione fra barra stabilizzatrice ed elementi protesici fig. 3 - Modellato, barra stabilizzatrice e sistema di connessione alla tettarella: non vi sono angoli di passaggio vuoti
Si costruisce quindi il sistema di connessione, costituito da spine di diametri e curve diversi, che, collegate alla tettarella, hanno lo scopo di far entrare il metallo molto delicatamente all’interno del fuso (si utilizza la fusione con centrifuga). (Fig. 4)

Si termina con la creazione di perni di sfogo (del diametro di 1 mm, collegati da una barretta di 1,5 mm) che servono a raccogliere gas e impurità, residuati dalla fusione della cera, spinti dal metallo fuso. (Fig. 5)

Questa complessa costruzione in cera viene quindi inserita nel cilindro di fusione, che può essere di tipo tradizionale, metallico oppure a espansione libera.
La prima domanda che si pone al ricercatore è se esiste una differenza reale fra i due tipi di cilindri.
fig. 4 - Spine di fusione
con diametri e curve diversi
fig. 5 - Complesso in cera
collegato con perni di sfogo
 

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