| Pagina: « 1/3 » 1 • 2 • 3 |
| La cementazione degli intarsi in composito |
| di Giovanni Mori, già Professore a c. presso la cattedra di conservativa del Prof. G. Goracci |
| Introduzione In questi ultimi anni la sempre maggiore richiesta di restauri estetici ed il parallelo miglioramento dei sistemi adesivi e delle resine composite ha consentito la realizzazione di restauri estetici nei settori posteriori, in precedenza prerogativa esclusiva dei restauri metallici. Le possibilità a disposizione dell’operatore sono essenzialmente due: restauri diretti in composito o intarsi in composito. Generalmente è preferibile realizzare gli intarsi in tutte quelle condizioni di carie destruente con notevole perdita di sostanza dentale. In questo caso la realizzazione dei restauri indiretti in composito facilita una più corretta riproduzione dell’anatomia occlusale oltre alla realizzazione di punti di contatto più solidi. Talvolta tuttavia la realizzazione di restauri indiretti in composito richiede una procedura più complessa finalizzata all’eliminazione dei sottosquadri eventualmente presenti, l’eliminazione dei quali richiederebbe il sacrificio inutile di tessuto dentario sano. In questi casi è tuttavia preferibile eliminare i sottosquadri presenti nei tessuti dentinali con compositi a basso modulo di elasticità e quindi con caratteristiche meccaniche sovrapponibili a quelle della dentina. La metodica degli intarsi in composito, proposta nel 1991 da Goracci e coll., ha trovato in seguito un notevole successo in quanto unisce ad una relativa facilità operativa degli ottimi risultati per quanto riguarda sia l’estetica che la durata. Passaggio essenziale è tuttavia una corretta cementazione che assicuri la perfetta adesione del restauro indiretto ai tessuti dentari. |
| Si ringrazia il laboratorio HTD ed in particolare Agostino Cernilli per la collaborazione nell’esecuzione delle fasi di laboratorio dell’intarsio. |
| Pagina: « 1/3 » 1 • 2 • 3 |
