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Gestione pedo-ortodontica di fratture coronali complicate
di Alberto Caprioglio*, Claudia Caprioglio**, Vittoria Troiani***
*Università degli Studi dell'Insubria - Facoltà di Medicina e Chirurgia - Scuola di Specializzazione in Ortognatodonzia - Direttore: Prof. G. Nidoli
** Università degli Studi di Parma - Corso di Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria Cattedra di Ortognatodonzia - Direttore: Prof. D. Caprioglio
*** Azienda Ospedaliera del Servizio Sanitario di Lecco - Ambulatorio di Ortognatodonzia
Introduzione

In questi ultimi anni le indagini statistiche ed epidemiologiche hanno evidenziato un incremento dell'incidenza della patologia traumatica nei bambini in età scolare, parallelamente all'aumento delle attività ricreative di gruppo, degli sport e degli incidenti stradali [1-2-3].

In particolare differenti ricerche epidemiologiche sull'incidenza dei traumi dentari hanno osservato che gli elementi dentari, sia permanenti che decidui, più a rischio di fratture sono quelli del settore anteriore-superiore del cavo orale, soprattutto perché più esposti, rispetto alla rimanente dentatura, agli eventi traumatici [2-7-13]. Chiaramente questa probabilità è ancora maggiore se il paziente presenta anomalie di protrusione scheletrica e/o dentaria [12-15-16].

A livello eziopatogenico è stato osservato che l'evento traumatico può coinvolgere tessuti dentari differenti: per questo nel 1978 l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha proposto una classificazione che nomina i traumi in base alla diversa sede topografica coinvolta e al tipo di tessuto in cui si localizza la lesione [12-15]. Questa classificazione è stata poi rivista da Andreasen, che ne ha fornito una oggi di maggiore impiego, perché corredata da precise indicazioni terapeutiche e prognostiche [1-2-3].

In base alla letteratura fino ad oggi disponibile, ciò che sembra convalidato dai più qualificati esponenti in materia è che gli incidenti provocano soprattutto traumi alle corone dentarie (60%-65%), quindi lussazioni (30%-35%) e altre lesioni (5%) [4-5-16].

Relativamente alle fratture coronali, studi sperimentali e clinici sembrano concordi nel ritenere che sia preferibile, laddove ciò sia possibile, restaurare gli elementi dentari mediante i frammenti originali, anzichè impiegare i materiali odontoiatrici estetici; ciò sembra offrire diversi vantaggi, quali ad esempio il ripristino della morfologia dentaria originale, una maggiore resistenza all'usura e una adeguata stabilità cromatica nel tempo [4-5-6-8].

Infatti diverse ricerche hanno riscontrato che il risultato del reincollaggio dei frammenti dentari nel tempo è senza dubbio migliore, sia per motivi di estetica che di funzione, rispetto al restauro tradizionale in composito, garantendo una completa restitutio ad integrum, una ricostruzione esatta della morfologia dell'elemento e un ripristino integrale della guida incisiva nei settori anteriori [4-5-7-8-14].

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