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Nel futuro dell'odontoiatria  di Guido Goracci
La nostra professione si evolve verso una nuova fisionomia operativa il cui cardine è l'aggiornamento.

È con estremo piacere che scrivo l'editoriale di questo numero di "Odontoiatria". Vorrei parlare di cosa ci riserva il prossimo futuro, cosa ci dobbiamo aspettare, quali possono essere i cambiamenti più significativi. A mio avviso, fra gli aspetti del problema da esaminare vi è innanzitutto il numero degli odontoiatri in drammatico aumento (vedi sentenze del Tar avverse al numero chiuso; vedi l'alta domanda in atto presso le nostre sedi universitarie).

Certo rappresenta un danno per la categoria la... programmata inflazione di professionisti, già in soprannumero rispetto al fabbisogno. Nella speranza che si tratti di un fenomeno transitorio, potremmo nell'attesa consolarci con una considerazione non del tutto negativa, nel senso che la inevitabile selezione possa portare ad un miglioramento qualitativo delle prestazioni e ad una maggiore responsabilità degli operatori. L'avvento della certificazione ECM da parte del Ministero della Salute, se bene attuato, potrebbe rappresentare un positivo incentivo all'aggiornamento degli odontoiatri. Del resto la nostra professione sta cambiando fisionomia per imboccare la inevitabile direzione della super-specializzazione. L'implantologo, il parodontologo, l'ortodontista, l'endodontista sono già oggi delle figure ben definite. Senza arrivare, come avviene talvolta negli Stati Uniti, allo specialista nell'estrazione del singolo dente, avremo così anche da noi degli specialisti per ogni disciplina.

Dal punto di vista tecnico-operativo quali sono le novità più pregnanti che dobbiamo aspettarci?

In conservativa per l'operatore vi sarà tutta una nuova concezione delle preparazioni cavitarie. Dalla codificazione di Black, peraltro validissima per oltre un secolo, molta acqua è passata sotto i ponti. Venuto meno il principio della ritenzione nella preparazione cavitaria, grazie al meccanismo dei nuovi sistemi adesivi ed al rinforzo delle strutture dentarie garantito dal composito, è attualmente possibile una maggior salvaguardia dei tessuti sani dentinali, limitando la preparazione all'accesso ed alla asportazione del solo tessuto cariato, resa oggi praticabile con precisione grazie ai moderni rilevatori di carie. È questa la brezza del concetto di "minimal intervention", che dalla chirurgia e dalla medicina sta cominciando a soffiare anche sull'odontoiatria.

In endodonzia il miglioramento delle tecniche di otturazione canalare e della ricostruzione agevolata dai nuovi perni in fibra di carbonio permette cavità di accesso molto meno destruenti e ricostruzioni abbastanza solide da rendere meno necessaria la ricopertura con corone, che comportava una preparazione estremamente mutilante. In protesi pure si fa strada il concetto di limitare le preparazioni mutilanti, sia sfruttando i principi della cementazione adesiva (ponti Maryland, metallici o estetici, ponti con appoggi su intarsi estetici, ecc.), sia ricorrendo, dove possibile, ai moderni impianti osteo-integrati. In implantologia del resto, branca oggi più performante, ci saranno certamente molte grosse novità.

Per quanto concerne i materiali, molto si studia ed è difficile ipotizzare in quale settore si avranno le novità più importanti: in conservativa molto ci si aspetta dai nuovi adesivi. Interessanti sembrano le ricerche sui self-etching-primers di ultima generazione, che, se positive, potranno semplificare in notevole misura il lavoro dell'odontoiatra. L'uso del microscopio operatorio, oggi molto costoso, ma in un prossimo futuro forse più accessibile, permetterà un'ottimizzazione del lavoro: soprattutto in endodonzia, in chirurgia (indispensabile nella microchirurgia endodontica), in protesi, ma anche in tutte le altre discipline odontoiatriche.

Queste sono naturalmente solo alcune ipotesi su quanto potremo vedere domani, ma chissà quali e più imprevedibili novità potranno arricchire questo mondo a noi caro dell'Odontoiatria, che nel bene e nel male occupa tanta parte della nostra vita.

Il messaggio che io ritengo di poter trasmettere all'odontoiatra nell'attesa è: naturalmente lavorare con coscienza ma, soprattutto, aggiornarsi seriamente per trovarsi pronti ad affrontare ciò che il futuro ci riserva.

Guido Goracci

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