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I Maestri dell'odontotecnica - Gino Passamonti
di Guido Garotti con la preziosa collaborazione di Lilia Bortolotti e Dario Castellani
Graduation Party, Tufts University School of Dental Medicine, a destra il dr. D Vergnano. (Boston, luglio 1986) Il prof. Passamonti e la dr.ssa Bortolotti a Boston in una fase di break durante una visita di studio Passamonti e signora, circondati da alcuni allievi, a destra in ginocchio il dr. D. Castellani (New Hampshire, 1985)
Introduzione

Passeggio sulle rive del lago, nella zona di Lacona nel New Hampshire. Fa freddo, è però una bella giornata di marzo inoltrato. [N.d.A. 1987]. Gino Passamonti, il professor Andreas di Atene e gli amici Timiani e Tocco, che mi hanno accompagnato in questo viaggio, sono rimasti volentieri all'interno della bellissima villa del professore al caldo del camino. Per caso entro nella cantina posta al basamento della casa. Tutto è disposto in modo ordinato, mi attira una innumerevole serie di scatole da scarpe bianche, ben allineate e contrassegnate con i numeri romani: I, II, III. Apro la prima, la più vicina, con il numero III.
 
Con un certo stupore noto che è piena di diapositive relative a lavori protesici. Questa serie, da me vista in controluce, illustra un caso di classe III; leggo la data 1956. Ripongo le diapositive e mi sento tremendamente in imbarazzo. Ho discusso, infatti, nei giorni precedenti, a Boston, in varie occasioni, sulla classe edentula con il professor Passamonti, sia presso le aule della Tufts University sia nelle sale riunioni del Park Plaza 57 Hotel. Ripenso ai vari incontri sulla definizione della classe edentula e particolarmente sulla classe II di Prima e Seconda Divisione. Mi tornano alla mente le parole di Passamonti: "Lei è così sicuro che in classe II di Divisione Seconda sia giusto eseguire l'Overjet?".
 
Sono in seria difficoltà quando rientro in casa. Passamonti è al tavolo che scrive, con la sua immancabile penna rossa, qualche annotazione relativa ai programmi dei corsi pratici. Ci guardiamo; con il suo particolare accento italo-abruzzese mi chiede: "è tutto a posto?". Rispondo di getto: "Magari!!!".
 
Racconto in breve al professore di quello che ho trovato e che io, nel 1956, quando lui disquisiva della classe III, avevo 6 anni!!!. Sorride con quel modo aperto che non dimenticherò mai più. Mi siedo vicino a lui; mi chiede, come se niente fosse, cosa ne penso del Programma Corsi che ha appena terminato di rivedere.
 
Così inizia, senza tante cerimonie ufficiali, la nostra avventura nella protesi mobile sia parziale che totale. Innumerevoli corsi, conferenze, meeting, dibattiti, convegni ci avrebbero accompagnato in tanti anni di cooperazione sia in America che in Italia. Nel tempo poi saremmo diventati amici, come soleva dire Gino, di "quelli veri".

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