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Pausa di riflessione  di Giancarlo Pescarmona

A sessant'anni i colori delle cose che ti circondano si fanno più tenui e i contorni si addolciscono senza però sfumare in immagini incerte.
 
I corsi, la frequenza in Università straniere, l'esperienza fantastica nelle società culturali, il confronto continuo come professionista-istruttore e studente mi inducono con molta convinzione a guardare oltre cercando di capire di più cosa si può fare come dentisti fuori dal nostro studio. Qualche anno fa (1991) ho eliminato due corone stampate in acciaio (le famose capsule) su due premolari inferiori trattati con la pasta iodoformica ancora in bocca onorevolmente, fatte da mio padre nel 1937. Questa storiella non vuole dimostrare che oggi si possa fare quella odontoiatria preistorica, ma semplicemente ricordare che su tre quarti del pianeta oggi quel trattamento rappresenta un lusso riservato a pochi privilegiati. Per molti, odontoiatria vuol solo dire dolore ed estrazione. E' ora di fermarci un attimo e riflettere molto serenamente senza progettare subito la partenza per le crociate.
 
Dai tempi della missione di Tabaka e di Manila con gli Amici di Brugg all'intervento in Friuli per il terremoto, agli spazi a Rimini e a Riva per chi era già impegnato in programmi di cooperazione è maturata la coscienza che non basta più mandare una offerta ma bisogna rimboccarsi le maniche e fare. Sulla spinta emotiva è troppo facile aderire a queste iniziative ma altrettanto veloce può essere l'oblio. Certamente di grande utilità è la partecipazione costante e precisa ad un programma mirato e fattibile con mezzi relativamente contenuti.
 
Tutti coloro che a vario titolo si sono impegnati e sono partiti in missioni più o meno lontane, più o meno pericolose hanno sempre incontrato difficoltà; però l'entusiasmo profuso e l'esperienza vissuta hanno lasciato in tutti il desiderio di tornare.
 
La riflessione che credo necessaria è che attualmente c'è una esplosione di interessi per il mondo del volontariato al punto che l'ONU ha dichiarato il 2000 "anno mondiale del volontariato". Non voglio essere cinico e dissacratore, ma spesso ho la sensazione che l'Occidente ossessionato dal benessere e dagli optionals voglia un po' dare agli altri per tacitare i prepotenti rimorsi che si affacciano alla coscienza.
 
Siamo quotidianamente subissati da informazioni con relativo vaglia da compilare per donare a destra e a manca, a sostegno di validissime iniziative che però al momento costituiscono un panorama veramente insostenibile. Scoperto il filone di "solidarietà" tutti si inseriscono rischiando di portare il settore al collasso per overdose.
 
Credo sia giunto il momento di riflettere sul senso operativo del fare solidarietà dando al volontariato una valenza più consona ai tempi. La buona volontà, lo slancio e la passione troppo spesso s'intrecciano con avventura, impreparazione, disorganizzazione, partecipazioni irregolari e via dicendo.
 
Cercando di mettere un po' d'ordine ho da tre anni accettato l'incarico con Mario Iorio di gestire le attività umanitarie nell'ambito dell'associazione. Primo passo fondamentale è stato garantire al servizio una disponibilità finanziaria accantonata ad inizio anno.
 
Secondo concetto è affrontare un intervento solo quando questo sia illustrato con chiarezza nei presupposti e nelle finalità.
 
Terzo: mantenere sempre una riserva utilizzabile in tempo reale per far fronte a una necessità improvvisa che può essere risolta in termini di tempestività e riservatezza.
 
Partire adesso per la prima linea sarebbe una ragazzata senza senso e quindi il mio obiettivo è quello di partecipare a vari progetti, di cui San Patrignano è il più impegnativo, mettendo a disposizione esperienza professionale organizzando conferenze, corsi, seminari e quant'altro utile ai colleghi italiani che, avendo la fortuna di poter ancora esercitare una professione gratificante, mi permetteranno di raccogliere fondi per sostenere i colleghi che operando in situazioni molto critiche in aree di guerra o di grandi calamità hanno bisogno di tutto.
 
Il nostro sarà un impegno a organizzare i rifornimenti nelle retrovie, sicuramente meno esaltante ma spero ugualmente utile.
 
Ho sempre in mente quanto mi diceva il dottor Biaggi trent'anni fa: "Prima di tutto ci si impegna e poi se ne parla". Purtroppo tradisco un po' questo insegnamento ma nell'era della comunicazione per poter operare e reperire i mezzi necessari bisogna uscire allo scoperto e far sapere.
 
Questa necessità di impegno che propongo a tutti voi dentisti, odontotecnici e operatori del settore è fondamentale perché quando ci presentiamo a chiedere sovvenzioni agli Enti istituzionali la garbata risposta è sempre la stessa: "Rappresentate una categoria privilegiata e benestante quindi fate fuoco con la vostra legna".
 
Eccomi qui per invitarvi a portare tutti un pezzo di legna, faremo la catasta e accenderemo insieme questo fuoco. Come ho già in altre occasioni avuto modo di dire: non è una missione ma semplicemente una bella occasione da non perdere.
 
Giancarlo Pescarmona


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