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Nuova didattica e vecchi problemi  di Fabio Toffenetti

Di ritorno dalle giornate del 43° Congresso degli Amici di Brugg ed in seguito alle osservazioni ed alle impressioni ricevute, mi sembra utile fare alcune considerazioni sui problemi della didattica congressuale. Si assiste oggi ad una generica crisi del mondo dell'aggiornamento continuo e i motivi di questo malessere sono molteplici. In particolare l'offerta didattica è oggi altissima e i relatori sono impegnati in un turbinio di corsi e congressi che impedisce il rinnovo delle conoscenze e del materiale didattico in tempi accettabili. Il pubblico ha esigenze di aggiornamento non solo dovute a curiosità scientifica ed intellettuale ma anche alla necessità di una migliore qualificazione per meglio affermarsi e contrastare la concorrenza.
 
Un altro importante fattore che influisce negativamente sulla qualità delle presentazioni è lo scollamento che oggi si verifica tra mondo accademico rappresentante il lato scientifico e quello professionale che rappresenta il lato clinico dell'informazione: nell'università non si fa generalmente della buona clinica per cronica carenza delle strutture, nel mondo professionale non c'è sufficiente preparazione scientifica per affrontare le necessità basilari della didattica.Il mondo dell'editoria a sua volta soffre degli stessi problemi: la presentazione di nuove riviste, bollettini di società, stampa periodica dedicata all'aggiornamento è ormai quasi un fatto quotidiano e la buona informazione si disperde in molti piccoli rivoli. Non cresce però di pari passo il controllo e la valutazione del materiale pubblicato.
 
Abbiamo sentito in questi giorni deprecare come una cattiva abitudine da parte di autori italiani la pubblicazione su riviste di lingua inglese e osannare la pubblicazione in italiano, su giornali italiani. Il semplice motivo che induce gli autori del mondo accademico internazionale a pubblicare su queste riviste di lingua inglese è che per comune accordo viene riconosciuto un punteggio maggiore agli articoli pubblicati dopo essere stati anonimamente vagliati da un vero comitato di lettura.
 
Analogamente si potrebbero evitare malintesi e situazioni sgradevoli ed imbarazzanti se le relazioni di un congresso come quello degli Amici di Brugg, che da sempre si propone non solo obiettivi di informazione ma anche di formazione della platea dei partecipanti, venissero preventivamente controllate da un comitato che si renda garante di un controllo capillare della qualità dell'informazione, ritornando in pratica ad esercitare quel controllo al quale la figura carismatica di Augusto Biaggi, il nostro fondatore, provvedeva personalmente con grandissima efficacia.
 
Che cosa dovrebbe controllare il comitato? È molto semplice ed è sintetizzabile in tre punti minimi ma fondamentali per una corretta moderna informazione:
 
1. Controllare che il materiale presentato sia scientificamente aggiornato e corrisponda ai criteri di una odontoiatria basata sulle prove scientifiche di efficacia (Evidence Based Dentistry) e, quando esistenti, sulle linee guida espresse dalle associazioni nazionali o dalle società scientifiche.
 
2. Verificare che i casi presentati confermino questa visione, siano illustrati con chiarezza punto per punto e siano scelti per illustrare le teorie esposte, non per servire da pura esibizione.
 
3. Accertarsi che per il mantenimento dei tempi e la tranquilla e didattica esposizione dei temi trattati la quantità del materiale obbedisca ad una regola comprovata dal tempo, una diapositiva per minuto di relazione, con uno scarto massimo in più del 30% per le relazioni a maggiore contenuto clinico.
 
Non è a nostro modo di vedere tanto importante quanto i singoli oratori possano sfigurare o quanto possa scadere il livello dei singoli eventi culturali e l'immagine delle associazioni che li organizzano: la cosa drammatica è quanto la cattiva comunicazione possa influire negativamente sulla informazione scientifica e l'aggiornamento professionale dei singoli partecipanti, ed in ultima analisi sulla salute orale delle persone da essi trattate.
 
Fabio Toffenetti


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