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Riflessioni semiserie di un dentista
dopo 32 anni di attività
La nostra professione sembra oscillare da un estremo all'altro; è sufficiente
che chiunque con una certa autorità esprima qualche opinione, apparentemente
nuova o vecchia che sia, suffragata o meno da prove scientifiche, dimostrata
o meno da riscontri clinici, che vediamo subito tutto un gregge accodarsi
ammaliato dalla irresistibile melodia del piffero magico.
Purtroppo è stato sempre così, agli inizi degli anni venti
bastò che uno dei maggiori astri della medicina nord-americana stabilisse
una relazione diretta fra alcune patologie tonsillari e qualche caso di
febbre reumatica, fra alcune patologie dentarie e qualche caso di endocardite,
che cominciasse subito l'ecatombe di tonsille e di denti in tutto
il paese.
Prima che il pendolo invertisse il suo moto, la terra fu ricoperta
di denti e di tonsille e successivamente anche di appendici e di colecisti; è indubbio
che questi organi sarebbero stati più utili alla economia biologica
se fossero stati correttamente curati e lasciati dove madre natura li aveva
fatti crescere.
Durante i "miei primi 32 anni" di attività ho assistito
a innumerevoli oscillazioni del pendolo tra i suoi due estremi e non ho
mai avuto la fortuna di vederlo fermarsi sul suo centro di gravità.
Per tutti gli anni 70 a migliaia di pazienti è stato decorticato
il palato per prelevare metri di mucosa da innestare in altre sedi per ricreare
mucosa aderente. Ricordo che un noto personaggio della parodontologia italiana
innestò in bocca della cute prelevata da una natica e mostrava la
crescita di peli sull'innesto (è questo il primo esempio di "gengiva
villosa"!); è stato scientificamente dimostrato che questo intervento
aveva ed ha scarsissime indicazioni.
Cosa dire poi degli innesti di dura madre liofilizzata, dei cosiddetti "osteo-integratori" o
dei "Sostitutivi dell'osso"! Nel parodonto dei nostri pazienti,
in nome e per conto della scienza, si è innestato di tutto: dal vetro
anzi biovetro al corallo delle barriere coralline, dalle idrossiapatiti
ai solfati dell'edilizia, dall'osso bovino a quello suino a
quello umano con i risultati che chiunque può criticamente valutare.
Tra gli anni 80 e 90 alcuni vati della parodontologia decisero
che doveva essere eliminato il problema delle forche e a tale scopo fu edificato
il mito dell'"effetto membrana" e su quest'onda abbiamo
assistito increduli all'innesto di membrane di titanio, di pezzi di
giacche a vento, di pezzi di dighe di gomma, di materiali riassorbibili,
non riassorbibili, osteo-bio-integrabili. Disgraziatamente, nonostante i
lodevoli e disinteressati sforzi dei ricercatori e dell'industria,
il problema esiste ancora!
Il pendolo in questi casi sta velocemente invertendo il moto.
Nella mia formazione culturale occupa ancora un posto importante
quello che disse Augusto Biaggi nel 1969 a Saint Vincent : "...il 95%
della parodontologia è togliere il tartaro e levigare le radici" mi
piace aggiungere : "eliminate l'infezione dentinale ed avete
risolto il problema !"
Questa NUOVA SCIENZA è più simile alla scienza dell'edilizia
che a quella puramente medica.
Recentemente, in un congresso di protesi, ho ascoltato un noto
relatore affermare essere più sicuro ed affidabile un impianto che
non un dente correttamente trattato endodonticamente, non credo che il pendolo
possa oscillare oltre questo limite e quindi aspetto fiducioso l'inevitabile
controtendenza, nel frattempo anche gli impianti cominciano ad accumularsi
sui pavimenti dei nostri studi.
Che dire poi degli enormi progressi della conservativa, povera
ancella della odontoiatria, che Biaggi e Castagnola definivano pane quotidiano
del dentista!
"
Il problema dell'adesione è oramai risolto" tuonava pochi
anni or sono un noto editorialista intervistando il luminare di turno, la
cosa che non si capisce è il perché, se il problema è risolto,
continuano ad apparire sul mercato sempre nuove formulazioni in proposito.
In margine alla conservativa, le nuove ricerche stanno svellendo
uno dei cardini della patologia generale e cioè che la polpa è immune
dalle noxe chimiche, tossiche, termiche e metaboliche ed è suscettibile
di essere danneggiata solo da noxe batteriche!
Mi viene in mente Hunter che, lo scorso secolo, incappucciava le
polpe con escrementi di passero inglese impastati con vino ed affermava
di ottenere ottimi risultati.
Sono convinto che se si parlasse meno di adesione o di estetica
ed appena un poco di più di patologia pulpare iatrogena forse i nostri
pazienti ne avrebbero un giovamento.
Ho lasciato per ultimi gli endodontisti che notoriamente sono il
sale dell'odontoiatria.
Le "nuove tecniche" supportate dai "nuovi strumenti" stanno
inarrestabilmente portando l'endodonzia alla "nuova frontiera
del 2000" caratterizzata dalla "eccellenza in endodonzia".
Ho sempre identificato le "eccellenze" nei ministri, nei vescovi
e nei cardinali, forse che nel 2000 dovremo sostituire i camici bianchi
con la porpora frigia?
In medicina l'eccellenza è classicamente definita come la risoluzione
completa di un processo patologico: o la otteniamo o la falliamo. Non capisco,
in endodonzia, la sottile differenza tra una guarigione eccellente ed una
guarigione normale!
In nessuna altra branca vediamo una collaborazione così stretta ed
ovviamente disinteressata tra industria ed opinion leaders e tutto per l'avanzamento
della scienza. Un giovane odontoiatra, con idee chiare, davanti a tutti
questi nuovi presidi e strumenti si sente notevolmente garantito sul risultato
finale delle sue terapie; e tutto questo grazie al nichel-titanio.
Ripensiamo di nuovo all'oscillazione del pendolo che, fortunatamente,
ha cominciato ad invertire rotta e forse il consiglio più sicuro
che posso darvi è quello di un vecchio proverbio : "Prova
tutto ed attieniti a ciò che è buono".
Nicola Perrini
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