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Editoriale:
Le oscillazioni del pendolo
Letteratura in tema di prevenzione
La dimensione fisiologica di restauro
29° Corso di Montecatini
Lo stato dell'arte in conservativa
La Comunità di San Vito
 
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Le oscillazioni del pendolo  di Nicola Perrini

Riflessioni semiserie di un dentista dopo 32 anni di attività
 
La nostra professione sembra oscillare da un estremo all'altro; è sufficiente che chiunque con una certa autorità esprima qualche opinione, apparentemente nuova o vecchia che sia, suffragata o meno da prove scientifiche, dimostrata o meno da riscontri clinici, che vediamo subito tutto un gregge accodarsi ammaliato dalla irresistibile melodia del piffero magico.
Purtroppo è stato sempre così, agli inizi degli anni venti bastò che uno dei maggiori astri della medicina nord-americana stabilisse una relazione diretta fra alcune patologie tonsillari e qualche caso di febbre reumatica, fra alcune patologie dentarie e qualche caso di endocardite, che cominciasse subito l'ecatombe di tonsille e di denti in tutto il paese.

Prima che il pendolo invertisse il suo moto, la terra fu ricoperta di denti e di tonsille e successivamente anche di appendici e di colecisti; è indubbio che questi organi sarebbero stati più utili alla economia biologica se fossero stati correttamente curati e lasciati dove madre natura li aveva fatti crescere.
Durante i "miei primi 32 anni" di attività ho assistito a innumerevoli oscillazioni del pendolo tra i suoi due estremi e non ho mai avuto la fortuna di vederlo fermarsi sul suo centro di gravità.
Per tutti gli anni 70 a migliaia di pazienti è stato decorticato il palato per prelevare metri di mucosa da innestare in altre sedi per ricreare mucosa aderente. Ricordo che un noto personaggio della parodontologia italiana innestò in bocca della cute prelevata da una natica e mostrava la crescita di peli sull'innesto (è questo il primo esempio di "gengiva villosa"!); è stato scientificamente dimostrato che questo intervento aveva ed ha scarsissime indicazioni.

Cosa dire poi degli innesti di dura madre liofilizzata, dei cosiddetti "osteo-integratori" o dei "Sostitutivi dell'osso"! Nel parodonto dei nostri pazienti, in nome e per conto della scienza, si è innestato di tutto: dal vetro anzi biovetro al corallo delle barriere coralline, dalle idrossiapatiti ai solfati dell'edilizia, dall'osso bovino a quello suino a quello umano con i risultati che chiunque può criticamente valutare.
Tra gli anni 80 e 90 alcuni vati della parodontologia decisero che doveva essere eliminato il problema delle forche e a tale scopo fu edificato il mito dell'"effetto membrana" e su quest'onda abbiamo assistito increduli all'innesto di membrane di titanio, di pezzi di giacche a vento, di pezzi di dighe di gomma, di materiali riassorbibili, non riassorbibili, osteo-bio-integrabili. Disgraziatamente, nonostante i lodevoli e disinteressati sforzi dei ricercatori e dell'industria, il problema esiste ancora!
Il pendolo in questi casi sta velocemente invertendo il moto.

Nella mia formazione culturale occupa ancora un posto importante quello che disse Augusto Biaggi nel 1969 a Saint Vincent : "...il 95% della parodontologia è togliere il tartaro e levigare le radici" mi piace aggiungere : "eliminate l'infezione dentinale ed avete risolto il problema !"
Questa NUOVA SCIENZA è più simile alla scienza dell'edilizia che a quella puramente medica.
Recentemente, in un congresso di protesi, ho ascoltato un noto relatore affermare essere più sicuro ed affidabile un impianto che non un dente correttamente trattato endodonticamente, non credo che il pendolo possa oscillare oltre questo limite e quindi aspetto fiducioso l'inevitabile controtendenza, nel frattempo anche gli impianti cominciano ad accumularsi sui pavimenti dei nostri studi.

Che dire poi degli enormi progressi della conservativa, povera ancella della odontoiatria, che Biaggi e Castagnola definivano pane quotidiano del dentista!
" Il problema dell'adesione è oramai risolto" tuonava pochi anni or sono un noto editorialista intervistando il luminare di turno, la cosa che non si capisce è il perché, se il problema è risolto, continuano ad apparire sul mercato sempre nuove formulazioni in proposito.
In margine alla conservativa, le nuove ricerche stanno svellendo uno dei cardini della patologia generale e cioè che la polpa è immune dalle noxe chimiche, tossiche, termiche e metaboliche ed è suscettibile di essere danneggiata solo da noxe batteriche!
Mi viene in mente Hunter che, lo scorso secolo, incappucciava le polpe con escrementi di passero inglese impastati con vino ed affermava di ottenere ottimi risultati.
Sono convinto che se si parlasse meno di adesione o di estetica ed appena un poco di più di patologia pulpare iatrogena forse i nostri pazienti ne avrebbero un giovamento.

Ho lasciato per ultimi gli endodontisti che notoriamente sono il sale dell'odontoiatria.
Le "nuove tecniche" supportate dai "nuovi strumenti" stanno inarrestabilmente portando l'endodonzia alla "nuova frontiera del 2000" caratterizzata dalla "eccellenza in endodonzia".
Ho sempre identificato le "eccellenze" nei ministri, nei vescovi e nei cardinali, forse che nel 2000 dovremo sostituire i camici bianchi con la porpora frigia?
In medicina l'eccellenza è classicamente definita come la risoluzione completa di un processo patologico: o la otteniamo o la falliamo. Non capisco, in endodonzia, la sottile differenza tra una guarigione eccellente ed una guarigione normale!
In nessuna altra branca vediamo una collaborazione così stretta ed ovviamente disinteressata tra industria ed opinion leaders e tutto per l'avanzamento della scienza. Un giovane odontoiatra, con idee chiare, davanti a tutti questi nuovi presidi e strumenti si sente notevolmente garantito sul risultato finale delle sue terapie; e tutto questo grazie al nichel-titanio.
Ripensiamo di nuovo all'oscillazione del pendolo che, fortunatamente, ha cominciato ad invertire rotta e forse il consiglio più sicuro che posso darvi è quello di un vecchio proverbio : "Prova tutto ed attieniti a ciò che è buono".
 
Nicola Perrini

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