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La comunità di San Vito |
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di Mario Iorio |
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Vicino a Pergine, nella Valsugana Trentina,
sorge una mini San Patrignano voluta un decennio
fa da Vincenzo Muccioli. Ne parliamo insieme con il responsabile Federico Samaden.
La sensazione, quando spengo il motore della mia macchina, è di aver
staccato anche i contatti con il mondo. San Vito è un gruppo di case
arroccato su una collina vicino Trento e trovare la Comunità è stato
facile, perché la strada praticamente finisce al cancello d'ingresso.
L'edificio principale sembra un vecchio Grand Hotel, ristrutturato
nel rispetto dell'architettura originale e si affaccia su un panorama
reso ancor più bello dalla splendida giornata di sole. C'è un
silenzio assoluto ed una sensazione di ordine, di tranquillità, di
pace che non provavo da tempo, nella conca verde di vigneti che degradano
verso il piccolo lago a valle. Girando lo sguardo intorno, mi chiedo "perché"?
Per quale motivo Muccioli, dopo aver raccolto a San Patrignano centinaia
di tossicodipendenti creando un vero e proprio paese, abbia sentito il bisogno
di creare anche questa Comunità, così minuscola se paragonata
alle dimensioni della "casa madre", da sembrare un borgo, una
frazione di San Patrignano? A questa e ad altre domande mi ha risposto Federico
Samaden, responsabile della Comunità.
D. San Vito di Pergine è un Comunità che sorge
vicino a Trento e che è stata creata da Vincenzo Muccioli. Perché?
Quale è stata l'esigenza che l'ha spinto a farlo? Perché a
San Vito?
R. Questa grande casa, un tempo una colonia, era abbandonata
e ci è stata messa a disposizione nell'anno '89 da un'associazione
di volontariato che collaborava da tempo con San Patrignano e che ha sede
a Trento. Era stata data a San Patrignano per un'estate per portare
i bambini della Comunità in vacanza in Trentino e per la prima estate
questo è stato l'utilizzo della casa. Io ero venuto in luglio
con il compito di accompagnare i bambini insieme alle mamme e, finita l'estate,
ho valutato insieme a Vincenzo che, il luogo era molto bello ed ospitale
e che probabilmente era importante portare l'esperienza di San Patrignano
anche in Trentino. Perché, anche se questa è una terra con
dei principi forti, legati al senso della famiglia, con dei valori radicati,
non è esente dal grave disagio che sta colpendo i giovani in maniera
assolutamente discriminata e che non è appannaggio solo delle grandi
metropoli, ma è purtroppo un fenomeno legato alla disgregazione dei
rapporti, sia all'interno della famiglia, che all'interno dei
nuclei umani nella società. Questa casa ha voluto essere un distaccamento
di San Patrignano, per portare anche qui le nostre voci, le nostre esperienze
e soprattutto ciò che cerchiamo di offrire: un punto di riferimento
per tutte quelle famiglie che hanno la sfortuna di trovarsi abbandonate
a sé stesse con un figlio che ha i problemi di un tossicodipendente,
problemi che diventano difficilissimi da gestire in un ambito familiare.
D. Questa Comunità sembra una San Patrignano in formato
ridotto, nel senso che là ci sono circa 1800 persone fra ospiti ed
operatori, mentre qui ce ne sono "appena" 150. Le dimensioni diverse
modificano anche il percorso di recupero oppure questo è identico
qui come a San Patrignano? Ed inoltre quali, quanti e come sono congegnati
i reparti di lavoro?
R. E' esatto dire che questa è una San Patrignano
in piccolo, non c'è assolutamente differenza nella quotidianità,
nei principi, nelle regole e nello spirito che ci anima. Le dimensioni più ridotte
permettono una concentrazione dell'efficienza e dell'esperienza
enorme che San Patrignano ha accumulato in questi vent'anni e quindi
lo rendono un vero e proprio gioiellino; a mio avviso, l'espressione
concentrata di quanto possa valere l'esperienza di San Patrignano.
I settori qui sono divisi in elettricisti, idraulici, falegnameria, il laboratorio
che costruisce i telai per le biciclette da corsa e che produce anche delle
city-bike particolari con delle componenti in legno, il settore che coltiva
i piccoli frutti di bosco, che sono prodotti tipici della zona (lamponi,
fragoline, more).
C'è poi la cucina, la lavanderia, l'asilo ed il settore
della maglieria, provvisto di tutte le più moderne attrezzature.
Infine, il settore in cui si addestrano cani per l'handicap.
Creato due anni fa, sta dando ottimi risultati e grosse soddisfazioni.
Anche in Italia si sta sviluppando l'utilizzo del cane per scopi sociali
e possiamo dire senza presunzione che noi siamo un po' la testa del
treno, la motrice che sta tirando in questo senso per sviluppare un concetto
di rapporto uomo - animale a noi congeniale, in quanto è ciò che
ci ha sempre insegnato Vincenzo, ma che è importante divulgare. Cioè l'animale
che insegni all'uomo, attraverso la sua semplicità e la sua
essenzialità, un modo più vero, più schietto e quindi
più pieno di vivere i rapporti. Abbiamo impegnato dei ragazzi e delle
professionalità in questo senso e stiamo effettuando degli incontri
periodici con l'Anfas, che è un'associazione che cura
gli handicap. Stiamo addestrando cani per i sordomuti e questo settore avrà sicuramente
grandi sviluppi in futuro.
D. Il ragazzo che entra a San Patrignano non paga una lira; deve
solo portarsi i vestiti. Quello che tanti si chiedono e mi chiedono è:
quali sono i fondi a cui attinge la Comunità, che investe grossi
capitali per aiutare i ragazzi? In altre parole: la Comunità riesce
a mantenersi da sola oppure deve anche contare sull'aiuto di benefattori
esterni?
R. Esiste innanzi tutto il principio dell'autogestione,
che permette l'automantenimento dei ragazzi. La cosa fondamentale
di San Patrignano è che i ragazzi si mantengono e ciò è il
risultato di investimenti fatti vent'anni fa da Vincenzo, che aveva
visto lontano e aveva giustamente investito in professionalità, attingendo
al proprio patrimonio economico e alle proprie amicizie, per far si che
professionisti esperti nei vari settori di lavoro trasmettessero le loro
conoscenze ai ragazzi di San Patrignano. Adesso tutto questo è realtà e
siamo perfettamente capaci di autogestirci.
Esiste poi il problema degli investimenti per le strutture, gli
ampliamenti e quanto è necessario per rendere sempre all'avanguardia
il servizio che viene dato. Per questo intervengono i beni della fondazione
di San Patrignano, che come tutte le fondazioni è un ente morale
con il patrocinio del Presidente della Repubblica e con un comitato di garanzia,
nel quale affluiscono capitali di benefattori. Questi sono assolutamente
anonimi perché, come ogni associazione che si rispetti, anche la
nostra non è nata per pubblicizzare la maggiore bontà d'animo
di uno rispetto a quella di un altro, ma per sostenere la Comunità.
So soltanto che in questa fondazione non possono affluire i beni dei familiari
di tossicodipendenti; questo per evitare che ci si approfitti della disperazione
delle famiglie - come purtroppo in questo campo viene fatto da alcuni -
per succhiare a famiglie già disperate ulteriori risorse. So che
all'estero, per esempio Canada e Svezia, quindi paesi molto evoluti,
San Patrignano è portato ad esempio, tant'è che Vincenzo
veniva chiamato all'estero per spiegare il modello di San Patrignano,
che è considerato un modello d'efficienza di privato- sociale,
che dà un altissimo servizio sociale a costo zero.
D. Questa Comunità sorge in un posto splendido, su di
un poggio che degrada verso il lago di Caldonazzo ed è bella anche
perché è raccolta e relativamente piccola, specie se paragonata
a San Patrignano. Cosa speri in un futuro prossimo? Che questa Comunità si
ingrandisca oppure che rimanga così com'è, mantenendo
queste dimensioni che definirei più umane?
R. Io trovo che l'umanità dei luoghi sia data dallo
spirito con cui vengono vissuti, quindi non ritengo che questo luogo sia
più umano di un altro più grande o meno umano di uno più piccolo.
Penso che le dimensioni di questa casa siano figlie degli equilibri che
siamo riusciti ad ottenere con la nostra forza; se avessimo avuto più forza
saremmo riusciti a farla un po' più grande. Nei miei obiettivi,
nelle mie aspettative, tengo comunque conto di quello che mi disse Vincenzo
e cioè che San Patrignano non è un obiettivo, ma uno strumento.
Noi non facciamo questo per chiuderci in quattro mura e salvare i tossicodipendenti.
Attraverso quello che noi viviamo tutti i giorni, sentiamo forte il dovere
di contrastare l'egoismo che è dilagante nel mondo; questa è la
dimostrazione che l'uomo esiste, che può vivere meglio, e che
si può creare un ambiente molto più a misura d'uomo,
tanto da recuperare uomini persi. Questo è il messaggio che cerchiamo
di portare in giro, l'eredità enorme che abbiamo avuto da Vincenzo:
di spargere a piene mani quello che dimostriamo tutti i giorni con il nostro
lavoro, che non si limita al problema della tossicodipendenza, ma è qualcosa
che va molto al di là e più a monte di essa. Lo strumento
per sgretolare la nicchia di egoismi che ciascuno si è costruito,
per rendere più caldi i rapporti tra gli uomini, per riuscire a soddisfare
di più i cuori delle persone.
Noi ci auguriamo e speriamo di non aumentare di numero, perché più noi
diventiamo tanti qui, tanto più vuol dire che il disagio è aumentato.
L'obiettivo, in definitiva, è quello di non avere più la
necessità di esistere, perché allora vorrà dire che
sarà talmente riequilibrato il sistema e sarà stato così efficace
il lavoro impostato da Vincenzo, che la gente avrà capito che cosa
vuol dire vivere in mezzo agli altri uomini e con un occhio di particolare
attenzione per gli altri uomini, che è quello che noi ogni giorno
cerchiamo di fare. |
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