| La dimensione fisiologica
del restauro |
 |
| di S. George Colt |
 |
Negli anni '80 è nata
una teoria detta "dimensione fisiologica di restauro" o PRD
(Physiologic Restorative Dimension) basata sulla distanza del
margine del restauro dalla cresta alveolare ossea. Questo concetto deve
essere
radicato in ogni dentista per garantire il successo a lungo termine
dei suoi restauri.
dal Journal of the Massachusetts Dental Society
Traduzione e adattamento a cura di A. Lojacono e G. Tessore
Introduzione
La Prd è un concetto descritto agli inizi degli anni '80 da
George Colt durante una lezione magistrale tenuta con il parodontologo Petralis
ed è la distanza del margine del restauro dalla cresta alveolare
che assicura la salute a lungo termine del restauro stesso.
Questa dimensione deve essere approssimativamente di 3 mm. Prima
di allora si era parlato di: ampiezza biologica, giunzione dentogengivale,
complesso o unità dentogengivale, entità a cui era stato assegnato
uno status fisiologico/funzionale più che anatomico.
La cosiddetta dimensione fisiologica è stata divisa in tre componenti:
superficiale, crevicolare subcrevicolare, senza però definire la
posizione dell'osso alveolare circostante. Dal momento però che è particolarmente
difficoltoso determinare clinicamente la dimensione dei tessuti molli, l'unico
modo realistico di decidere dove posizionare il margine del restauro è la
valutazione della distanza tra il margine gengivale ed il margine osseo.
In effetti un restauro può essere considerato effettivamente biocompatibile
solo quando l'elemento dentale e i tessuti permangono per lungo tempo
in stato di salute; pertanto la PRD è un concetto da tenere ben presente
ogni volta che si posiziona un restauro nel solco gengivale, quando è presente
malattia parodontale e quando è contemplato un trattamento chirurgico. |
 |
 |
 |
Figura 1 - Risultato che dimostra
la biocompatibilità del margine
della corona. Notare il colore della gengiva 6 anni dopo
l'inserimento della corona |
|
 |
| La PRD inoltre è un importante concetto
da tenere presente nelle condizioni cliniche di frattura dentale, perforazione
di radice, carie radicolare, riassorbimento radicolare idiopatico, allungamento
di corona clinica e rizectomia. |
 |
Ampiezza biologica
Secondo Ingber, Rose e Coslet il termine ampiezza biologica è stato
proposto da Cohen nel 1962 definendolo come la distanza dalla base del solco
gengivale alla cresta alveolare (circa 2 mm). Quest'area include l'attacco
epiteliale (AE) e l'attacco connettivale (AC). Gargiulo e coll. hanno
calcolato che mediamente la combinazione di AE e di AC è di 2,04
mm, mentre il solco gengivale è di 0,69 mm quindi la giunzione dentogengivale è in
tutto di 2,73 mm. Hanno riscontrato che l'attacco epiteliale diminuisce
in dimensione con l'avanzamento dell'età, mentre l'attacco
connettivale rimane invariato con il trascorrere degli anni. L'opinione
odierna concorda con il concetto di Gottlieb di eruzione fisiologica continua
e l'attacco epiteliale può variare la sua posizione sul dente
in funzione dell'età del paziente. Gargiulo e coll. hanno osservato
che le 4 fasi di eruzione passiva originariamente proposte da Gottlieb potevano
essere divise in due gruppi basati sull'ampiezza totale dell'attacco.
Il primo gruppo ha una più ampia area di attacco localizzata solo
sulla superficie dello smalto oppure sullo smalto e sulla radice, il secondo
ha un'area di attacco più ristretta localizzata soltanto sulla
radice. La protezione biologica della giunzione dentogengivale è una
funzione dell'attacco epiteliale. poiché vi sono alterazioni
dinamiche delle parti che compongono la giunzione dentogengivale è importante
conoscere la posizione dell'osso durante tutte le fasi di eruzione
in circostanze normali. L'importanza di queste relazioni è ulteriormente
aumentata quando c'è uno squilibrio dovuto alla malattia parodontale.
Lo "scivolamento" apicale fisiologico della giunzione dentogengivale
durante l'eruzione passiva è responsabile dell'esposizione
del dente man mano che un individuo invecchia. Ingber e coll. affermano
che il mantenimento dell'ampiezza biologica determinerà alla
fine l'estensione della rimozione di tessuto osseo durante le procedure
di allungamento di corona clinica. L'allungamento del dente dà al
clinico una struttura dentale sufficiente a posizionare i margini del restauro
senza violare l'ampiezza biologica (2 mm) dal momento che uno spazio
minimo di 1 mm coronalmente rispetto all'attacco epiteliale è necessario
per posizionare il margine finale del restauro, un'ampiezza minima
di 3 mm di struttura dentale coronale alla cresta alveolare dell'osso è necessaria
a permettere la guarigione ed un restauro corretto del dente. Il dentista
deve rendersi conto che le misure medie possono non riflettere la situazione
clinica reale, ma possono fornire le linee guida per un trattamento clinico
adeguato. Vacek e coll. hanno effettuato misure delle dimensioni della giunzione
dentogengivale su 10 cadaveri, in particolare hanno misurato la profondità del
solco, l'attacco epiteliale, l'attacco connettivale e la perdita
dell'attacco alveolare. Essi hanno riscontrato:
che non c'è correlazione tra perdita di attacco alveolare ed
ampiezza biologica
che l'attacco connettivale è il meno variabile di tutte le
dimensioni tissutali
che l'attacco epiteliale è più ampio sulle superfici
dentali adiacenti ai restauri sottogengivali
che l'ampiezza biologica, l'attacco connettivale e quello epiteliale
sono significativamente più grandi nei denti posteriori (0,33 mm
più per i denti molari che per i denti anteriori, mentre i premolari
hanno un andamento circa intermedio)
il 15% dei restauri violano la minima misura di 2,04 mm dell'ampiezza
biologica
i margini di numerosi restauri sono stati rinvenuti a meno di 2
mm dalla cresta ossea.
Anche se le dimensioni ideali dell'ampiezza biologica non poterono
essere determinate da questo studio, i risultati hanno dimostrato che la
minima dimensione accettabile per il ristabilimento dell'ampiezza
biologica può essere minore di quanto riportato precedentemente e
che la minima ampiezza biologica compatibile con la "salute" non è stata
stabilita definitivamente. Perciò la questione rimane se l'ampiezza
biologica è un concetto utile al dentista (che si occupa di conservativa
e protesi)..
L'ampiezza biologica presenta una variabilità non solo interindividuale,
ma anche intraindividuale, da un dente all'altro nello stesso paziente:
per questo è difficile da misurare accuratamente. Scoperte più recenti
mettono in discussione l'ampiezza minima di 2 mm stabilita dalla ricerca
precedente. Dal momento che è più facile misurare accuratamente
la posizione dell'osso, ha più senso utilizzare il concetto
di PRD nel posizionare il margine all'interno del solco gengivale
rispetto al concetto di ampiezza biologica. |