Hai dimenticato la password?
Archivio storico degli Amici di Brugg | Aggiornamento marzo - aprile 2004

Ricerca scientifica e odontotecnica sulle saldature
Tra le richieste di analisi che pervengono un centro di formazione odontotecnica quale è l’Education Center, alcune evidenziano
il problema della rottura di una saldatura nel cavo orale.
La richiesta del tecnico è sempre quella di aiutarlo ad individuarne la causa.
È chiaro che per dare una corretta risposta bisognerebbe prendere in esame tutti i dati possibili, ma l’analisi ci ha dato lo spunto per fare una valutazione di massima.
Per fare ciò ci avvaliamo anche dell’esperienza del ricercatore, Dott.ssa Clara Cassinelli, proponendo perciò un protocollo estrapolato da Strategic-line. Il protocollo contempla anche alcune indicazioni cliniche di base, sempre attuali, espresse dal dot. A. Biaggi in numerose conferenze e corsi.
La morfologia del manufatto da saldare per avere una valida interpenetrazione deve presentarsi come è schematizzato nella foto: in questo caso prendiamo in esame la saldatura primaria.
Le aree interessate dovrebbero avere una superficie minima di circa 6 mm_ e la beanza tra gli elementi non dovrebbe superare i 0,2 mm.
Nel caso si dovesse ricorrere al taglio della travata metallica, è opportuno eseguirlo sul punto di contatto più esteso e più prossimo all’elemento moncone, con un disco slim dello spessore precedentemente indicato.
Ora, la fase più importante è il trasferimento della corretta posizione degli elementi sulla base di rivestimento.
Esistono molti modi per ottenere questo passaggio, ne prendiamo in esame due:
nel 1° abbiamo utilizzato resina calcinabile ma vediamo che il suo aumento di volume durante la fase di calcinazione, prima della completa volatilizzazione,
potrebbe portare a un micro spostamento dei pezzi.
Non solo, ma durante la rimozione delle masse calcinabili le superfici da saldare vengono contaminate dai fumi e può anche verificarsi che piccoli frammenti di rivestimento vengano inglobati nella saldatura.
Le immagini al microscopio a scansione raffigurano l’inclusione di frammenti di rivestimento nella saldatura; quando queste inclusioni sono molteplici, nella stessa area, si crea una saldatura indebolita.
Nel 2° metodo, come accennato in precedenza, entra in nostro aiuto la procedura suggerita dal dott. Biaggi.
Con un portaimpronta in alluminio adeguatamente preparato e sagomato si procede alla presa di posizione dei pezzi da saldare utilizzando un gesso da impronta.
Il gesso da impronta dovrà rilevare solo il tavolato occlusale del lavoro da saldare. Ridotta l’improntina in gesso in chiave di posizione procediamo ad effettuare la collocazione nel rivestimento preoccupandoci di mantenere il manufatto sollevato dalla base.
Se lo spazio tra gli elementi da saldare supera le indicazioni fino ad ora descritte, si determinerà un eccesso di saldame che potrebbe causare contrazioni indesiderate in fase di solidificazione e di conseguenza, la ceramica non avrà adesione sulla saldatura.
Per compensare questo gap si ricorrerà al suo riempimento con una porzione della stessa lega ricuperata da un perno di colata.
Questa porzione non dovrà avere una morfologia conica per ovvie ragioni di dilatazioni ma sarà parallela ai piani di saldatura, il pezzo ottenuto verrà quindi posizionato con del flux in pasta.
Della microfiamma ossigeno-propano sarà utilizzata la porzione azzurra, che provvederà a riscaldare primariamente il pezzo che, raggiunta l’incandescenza, favorirà lo scorrimento del saldame.
In questa operazione diventa fondamentale:
• mantenere il manufatto sempre avvolto dalla fiamma per non generare la formaziome di ossidi indesiderati.
• Utilizzando bacchette con flux incorporato mantenere la saldatura più parallela possibile al piano di lavoro.
• Utilizzando bacchette convenzionali è consigliabile proteggerle con un velo di flux.
A raffreddamento avvenuto si provvederà a eliminare le superfici vetrose con sali decapanti.
Nella foto sono evidenziati i risultati dei passaggi sopra citati

Archivio storico

La Rivista di Odontoiatria