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Note di Progettazione Implantoprotesica |
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A cura del Dottor Ezio Bruna |
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Oggi sappiamo, dopo gli studi di Branemark,
Adell, Lekholm, Rockler ed altri, che la protesi
osteointegrata è una soluzione riabilitativa ampiamente provata ed
utilizzata.
La sua realizzazione non è comunque priva di possibili problemi,
come dimostrato da Sones (1989) e
Goodacre e Kan (1999). Tra i problemi che maggiormente si presentano
nella realizzazione di una protesi ancorata agli impianti, possiamo
sicuramente citare quello estetico e quello fonetico.
Tutti gli autori sono concordi nell’affermare che la maggior parte
dei problemi protesici deriva dal posizionamento improprio degli
impianti. È utile
a questo proposito ricordare i criteri di successo degli impianti
osteointegrati proposti da Albrektsson nel 1986:
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Ogni fixture è immobile individualmente;
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Non vi è radiotrasparenza perimplantare;
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Il riassorbimento osseo è minore di 0.2 mm per anno;
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Non vi sono disturbi attribuibili alle fixtures.
A questi Zarb e Smith aggiungono nel 1989 che La fixture deve permettere
una protesi ottimale.
Con questi criteri il successo protesico è all’incirca nell’85%
a 5 anni e nell’80% a 10 anni.
Tra i vari problemi che possiamo enumerare nella realizzazione
protesica, prenderemo in considerazione
i seguenti.
Per loro occorre un metodo di previsione e quando possibile
una soluzione. |
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Problema estetico |
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fig. 1
Visibilità delle strutture metalliche |
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fig. 2
Mancata coincidenza tra posizione dell’impianto e quella del dente |
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fig. 3a, b
Visibilità dell’uscita dei fori delle viti |
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fig. 4
Lunghezza dei denti |
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fig. 5a, b
Sostegno labiale |
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fig. 6
Necessità di simulazione
dei tessuti molli nel caso di discrepanza verticale ed orizzontale tra fixtures e denti |
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Problema fonetico |
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fig. 7
Discontinuità del passaggio tra volta palatina e protesi |
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fig. 8a, b
Occupazione dello spazio linguale
da parte delle teste degli impianti |
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fig. 9a, b
Spazi anomali tra protesi e mucose |
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fig. 10a, b
Spazi incongrui tra gli impianti |
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Problema del mantenimento d'igiene |
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fig. 11
Necessità di forme della travata che impedisce manovre igieniche corrette |
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Questi problemi possono riguardare ambedue
le arcate ma in modo significativamente maggiore quella superiore. La maggiore frequenza può essere ascritta ad alcuni aspetti.
Il marcato riassorbimento centripeto dell’arcata superiore porta spesso
ad una posizione implantare di compromesso. L’inclinazione implantare aumenta e le teste degli impianti
risultano più vestibolarizzate e in parte più visibili.L’uso
di monconi inclinati richiede la presenza di canali transmucosi più lunghi
e rende le strutture metalliche meno nascondibili. La posizione dagli impianti
nelle edentulie superiori estese porta spesso ad un’occupazione degli spazi fonetici, con problemi
imprevedibili per quanto riguarda la pronuncia di alcune consonanti (le
sibilanti in modo particolare), come descritto da I. Bonazzi (1988).
L’arcata superiore totalmente edentula comporta inoltre un uso difficoltoso
delle mascherine chirurgiche, perché i lembi impediscono un loro
corretto posizionamento.
L’assenza di denti, inoltre, priva di alcune importanti linee guida
nella realizzazione dei siti d’inserimento delle fixture.
Queste considerazioni, riguardanti la differenza tra superiore
ed inferiore, nella realizzazione di protesi totalmente ancorate all’osso, è stata messa in evidenza dall’analisi
dei risultati nei casi eseguiti in passato presso il nostro laboratorio e studio.
Occorre innanzitutto dividere le possibili soluzioni protesiche in tre categorie: |
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fig. 12
Protesi di tipo fisso, cementata o avvitata, senza simulazione dei tessuti molli |
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fig. 13
Protesi di tipo fisso, con simulazione dei tessuti molli (tipo Toronto) avvitata |
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fig. 14
Protesi ibrida con protesi rimovibile portante le flange vestibolari |
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Si sono presi in esame 40 casi di cui 20 superiori
e 20 inferiori. Tutti i casi erano stati progettati mediante TC volumetrica
ed indagine clinica atta a stabilire la fattibilità delle fixtures.
Sono stati scartati i casi, eccedenti i 40 sopraccitati, in cui
le condizioni non davano la possibilità di una soluzione di protesi totalmente ancorata all’osso (ad esempio
denti residui).
Dopo la riapertura delle fixtures si è proceduto al rilevamento delle
impronte ed al loro corretto montaggio in occlusione. Lo sviluppo ulteriore
ha portato alla realizzazione di manufatti provvisori per le prove estetiche
e fonetiche atte alla determinazione della migliore soluzione protesica.
Durante la costruzione di questa “protesi di prova” si sono
presi in esame dei parametri che rivedremo nella parte riguardante le metodiche di valutazione in laboratorio
che rappresentano la conclusione di questa presentazione.
Dividendo il risultato tra arcata superiore ed inferiore possiamo
verificare quali tipi di protesi sono state realizzate negli anni passati (vedi grafico). |
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Nell’inferiore, su 20 ricostruzioni,
3 erano totalmente fisse, 15 erano tipo “Toronto” e 1 ibrida
con parte rimovibile.
Nel superiore con 20 ricostruzioni se ne sono realizzate 4 totalmente
fisse, 4 fisse con simulazione dei tessuti tipo “Toronto” e
16 ibride con una parte rimovibile e flange vestibolari in resina.
Questo risultato è dipeso dalla necessità di rispettare esigenze
estetiche e fonetiche con soluzioni che, se fossero state fisse, avrebbero impedito le corrette manovre
igieniche.
Durante questo lavoro si sono evidenziati alcuni parametri in grado
di permettere una previsione del tipo di protesi che si poteva realizzare.
Tali parametri sono stati anche enunciati da Mecall e Rosenfield
nel 1996 e da Rothman nel 1998.
La comunanza fra i dati ha messo in evidenza l’importanza in fase
progettuale delle mascherine radioopache e dell’analisi proposta dagli
Autori poco fa citati e che va sotto il nome di Computer Profile Image (CPI).
Tale tecnica è diventata di routine nei casi di ricostruzioni anteriori
complesse e ne descriveremo le caratteristiche.
Descriveremo in seguito il metodo di analisi in laboratorio, per
giungere alla conclusione di quale realizzazione protesica possa
essere eseguita, soprattutto quando non è stato precedentemente
analizzato il caso. Come vedremo i metodi di misura coincidono
con quelli descritti da Rosenfield nell’analisi radiologica
C.P.I.
Come abbiamo detto il problema è affrontabile in due diversi
momenti della realizzazione del caso.
In termini temporali occorre una valutazione dal punto di vista
progettuale e dopo la scopertura una valutazione tecnica del caso,
quando i modelli sono stati sviluppati e correttamente relazionati.
Quest’ultima risulta utile anche quando la progettazione è stata
correttamente eseguita perché, per le ragioni di cui sopra,
può esservi una discrepanza tra la posizione impiantare
desiderata e quella effettivamente ottenuta.
Altro caso che si può verificare in laboratorio, è la
richiesta d’esecuzione protesica, senza che sia stato impostato il caso da un punto di vista progettuale. Gli unici parametri
saranno i modelli già sviluppati e montati su uno strumento che ne riproduce i rapporti sagittale e verticale. |
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Valutazione in fase progettuale |
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fig. 15
Si inizia con la costruzione di
una mascherina radiologica che tenga conto, nell’edentulia completa,
dei parametri occlusali ed estetici |
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Nei casi in cui preesista una protesi totale
corretta, se ne confeziona una riproduzione.
In qualunque caso occorre una valutazione clinica della mascherina stessa.
Quando essa è soddisfacente per stabilità e riproduzione dei
parametri accertati, si esegue l’opacizzazione.
Questa può essere eseguita con polvere d’amalgama mescolata
alla resina o verniciata sui denti. |
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fig. 16
Si realizza inizialmente un’impronta
in silicone della parte occlusale della mascherina |
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fig. 17
Per l’uso della resina mescolata
a polvere d’amalgama occorre ridurre la superficie dentale di circa
due millimetri |
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L’asse ideale del dente è forato per ogni singolo elemento.
Si mescola la resina nelle proporzioni solite e aggiungendo circa
il 20% di polvere d’amalgama (in volume). |
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fig. 18a, b
La resina è ora colata nell’impronta in silicone in cui è riposizionata la mascherina modificata |
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fig. 19a, b
Avvenuta la presa della resina si estrae il tutto, si rifinisce eliminando le sbavature e si passa alla prova clinica |
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Se si usa una vernice opacizzante,
occorrerà semplicemente irruvidire la parte dentale della mascherina.
Su questa è poi possibile distribuire la vernice (Die-Spacer Buckler
International) mescolata preventivamente con polvere d’amalgama (circa il 20% in volume). |
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fig. 20
Questo secondo metodo è vantaggioso per la maggiore rapidità |
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L’uso della polvere d’amalgama è da
preferire al bario perché non produce artefatti d’immagine
in un’ampia distribuzione di dosi.
Il solfato di bario tende a produrre artefatti nel caso in cui
non sia stato esattamente dosato. Dopo l’esecuzione della lastra si
passa alla valutazione che va sotto il termine di CPI (Computer Profile Image). |
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fig. 21a, b
Essa è permessa dalla visibilità del
profilo dentale rispetto al
profilo crestale |
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fig. 22
Le considerazioni che si possono trarre da detta analisi, sono di seguito riportate |
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Disegno
In lastra si possono considerare: il profilo del dente (in
giallo), l’asse del dente (in blu),il profilo della cresta e la sua distanza dal dente (freccia B), l’ideale inserzione
chirurgica dell’impianto e l’asse dell’impianto che, se prolungato, interseca il dente sul versante
vestibolare o linguale (in rosso), la distanza del profilo vestibolare del
dente da detto asse (freccia A). L’impianto può avere un’asse
(in rosso) il cui prolungamento fuoriesce dalla parte vestibolare.
Questo comporterebbe la visibilità dei fori delle viti in protesi
avvitata. Il conseguente uso di pilastri angolati aumentano la visibilità delle strutture metalliche richiedendo
un canale mucoso più lungo anche nel caso di una protesi cementata. Se l’asse dell’impianto
fuoriesce troppo palatale al profilo del dente (meno di 2 mm internamente al bordo cervicale) può,
su creste strette, creare intoppi meccanici alla fonetica. In tal caso
si prospetta una soluzione
ibrida.
Altro parametro importante è, sulla radiografia, la distanza tra la parte cervicale del dente e la
testa dell’impianto inserito nella sede più conveniente (freccia B). Questa non deve superare il 25% della
lunghezza del dente. Oltre tale ampiezza la simulazione della radice è esteticamente
scorretta perciò, bisogna prevedere la costruzione dei tessuti artificiali
(protesi Toronto). Ultima valutazione essenziale è la distanza orizzontale
tra il profilo vestibolare cervicale del dente e l’asse dell’impianto
(freccia A). Se esso è superiore ai 5 mm, possiamo affermare che
vi è un aggettamento eccessivo del dente rispetto alla fixture. In
tal caso potrebbe venire meno il supporto labiale, con un’eccessiva
vestibolarizzazione dei denti rispetto agli impianti.
Questa comporta un problema di tipo estetico, di comfort e
di controllo dell’igiene (senza citare i problemi biomeccanici che esulano dal
contesto di questa presentazione). In tal caso sarà d’obbligo
ricorrere ad una protesi ibrida. Queste valutazioni possono essere fatte
a posteriori come vedremo nella parte di laboratorio. Quella radiologica
rimane un punto essenziale per la possibilità di informare il paziente delle possibili soluzioni prima della fase chirurgica.
Un’ulteriore variabile da considerare riguarda la modifica della
mascherina radiologica in chirurgica. |
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fig. 23a, b, c
Quando l’asse della fixture è in
asse con la successiva corona, si asporta la parte palatina
del dente sulla mascherina |
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Uno spessore di circa 2 mm è lasciato
per simulare il dente sul versante vestibolare. In tal modo durante
la fase chirurgica è possibile praticare il foro iniziale in corrispondenza
del dente da ricostruire. |
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fig. 24a, b
Al momento di utilizzare la fresa
iniziale, per orientare il sito in cui l’impianto sarà inserito,
lo spessore vestibolare della mascherina orienterà la sua direzione. |
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Non essendovi variabili elevate nella preparazione
del sito, come rilevato dalla precedente indagine Rx, le piccole correzioni
da eseguire non saranno impedite dalla mascherina.Diversa è la situazione
con la presenza d’elevate differenze d’angolazione tra l’asse
dell’impianto e quello del dente protesico ipotizzato.
In questi casi l’asse d’inserzione della fresa può essere
disturbato dalla presenza della parte vestibolare della mascherina. La parte
occlusale è asportata e la circonferenza cervicale del dente identifica
la sede ideale in cui si deve trovare la testa dell’impianto inserito.
L’apertura della mascherina non impedisce le eventuali modifiche dell’asse
d’inserzione. |
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fig. 25a, b, c
Quando l’indagine C.P.I. ci indica tal evenienza, la mascherina è modificata per la funzione
in fase chirurgica in modo differente |
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fig. 26a, b
La flangia vestibolare che, come
precedentemente descritto, era lasciata, potrebbe essere contattata
dalla fresa con creazione di trucioli di resina e impedire
una corretta irrigazione del sito |
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Valutazione in laboratorio
Non occorre ricordare che la valutazione preliminare di cui abbiamo
parlato sopra è essenziale.
La trattazione della valutazione in laboratorio ha due scopi. Il
primo è che non sempre la posizione finale delle fixtures è esattamente
quella della progettazione.
La seconda è di dare uno strumento d’analisi a quei laboratori
che ricevono casi da finalizzare, in cui la progettazione è stata insufficiente. Occorre dapprima realizzare
i modelli ed eseguire il loro corretto montaggio su di uno strumento, che ne simuli la relazione spaziale. |
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fig. 27a, b
Sul muretto in cera della base occlusale si traccia anche la corretta linea del sorriso |
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fig. 28a, b
Si prepara una mascherina in silicone
che comprenda contemporaneamente i valli in cera e l’antagonista, in modo da visualizzare
l’overlap anteriore |
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Tale montaggio prevede la registrazione della
relazione centrica (qualora non esista più la massima intercuspidazione)
e della DV. Essa è eseguita con una base occlusale da protesi totale,
avvitata agli impianti o incastrata sui transfert da impronta non pick-up. |
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fig. 29
Tale mascherina, opportunamente
ritagliata, ci darà la possibilità iniziale di
comprendere il possibile montaggio dei denti anteriori, di valutare, anche
se in modo approssimativo, l’aggettamento denti-impianti. Se esso è superiore
ai 5 mm tra asse dell’impianto e l’ipotetica faccia vestibolare
dei denti anteriori, porterà alla formazione di un sottosquadro
cervicale ingestibile se non con una flangia vestibolare. Altra misura
apprezzabile è la distanza tra la possibile base del dente e la
testa del pilastro. |
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Se essa eccede un quarto della lunghezza del
dente, sarà difficile risolvere l’eccessiva lunghezza dei denti tramite la simulazione radicolare. La riproduzione del vallo
in cera ci permette anche di ridurre il volume dei tubi (componenti per
provvisori) che saranno usati nel passaggio successivo. I tubi provvisori
(almeno 3) sono quindi inseriti e adattati alla situazione protesica (essenzialmente
riduzione in lunghezza).
Quando la resina è polimerizzata vi si adatta la massa di cera simulante
la parte cervicale dei denti o i tessuti molli, secondo l’eccedenza
dello spazio verticale da riempire (considerando come limite la riproducibilità della
finta radice). Si riproduce il montaggio dei denti secondo i canoni protesici.
In questa fase diventa comprensibile la possibilità di coprire adeguatamente
i tubi (anche quelli definitivi) sul versante palatale. |
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fig. 31a, b, c Cerando
la protesi di prova si può vedere se questa
copertura crea una forma palatale non mantenibile all’igiene
o interferente con il “canale dell’Esse” |
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In tal caso occorrerà optare per una
protesi ibrida. Nei casi dubbi proprio la prova clinica del montaggio eseguito
porta alla decisione finale. La prova in bocca dei denti montati rende possibili
le relative correzioni estetiche. È quindi importante ricontrollare,
con maggior dettaglio, i parametri che portano alla decisione finale per
l’uso di una protesi cementata o avvitata con simulazione della radice,
di una protesi avvitata con simulazione dei tessuti molli o di una protesi
ibrida. Riassumendo quanto detto prima per la simulazione dei tessuti molli
o delle radici, è fondamentale l’analisi della discrepanza
verticale (maggiore o minore del 25% della lunghezza dentale). |
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fig. 32a, b, c
Le prove fonetiche secondo Pound orientano il montaggio per quanto riguarda il margine incisale
e la lunghezza dei denti anteriori |
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La protesi dovrà essere di tipo cementato
quando, con una discrepanza verticale inferiore al 25% della lunghezza del
dente, vi sia una fuoriuscita delle viti sulla superficie vestibolare o
incisale e non si voglia ricorrere ad abutment angolati per motivi estetici.
Ricordiamo come gli abutments angolati richiedano un canale mucoso più lungo.
Nel caso di una discrepanza verticale maggiore si ricorre all’uso
della simulazione dei tessuti molli e protesi avvitata con componenti angolate
se necessario. Se l’aggettamento protesi impianti sarà superiore
ai 5 mm, o se durante la prova clinica si siano manifestati problemi fonetici
o estetici, si ricorrerà ad una soluzione ibrida. Tale decisione è imposta
dal sottosquadro vestibolare, che si determina laddove i denti siano più vestibolarizzati
rispetto agli impianti, impedendo le manovre d’igiene appropriate. |
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fig. 33
Eventuali modifiche dovranno far riconsiderare la possibilità di realizzare il tipo di protesi progettato all’inizio |
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I problemi fonetici si possono verificare qualora
le componenti di collegamento fra protesi ed impianti occupino gli spazi dove si generano alcune sillabe sibilanti.
La volta palatina anche se ridotta rende più facile l’adattamento
del paziente alla nuova situazione.
Ezio Bruna, strada Piossasco 9, 011 9002300
Laboratorio Odontotecnico Pier Carlo Seghesio e Luca Scaglione,
Dr Tiziano Tealdo - Via Cavour 7 – 12058 S. Stefano Belbo - Cuneo - Tel. 0141/844126 |
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Si ringrazia il Dr Ezio Bruna
La ditta Novaxa ha pubblicato questo articolo nella sua collana ...a proposito di... implantologia |
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