Archivio storico degli Amici di Brugg | Aggiornamento luglio - agosto 2003
| Evoluzione della diagnosi in conservativa | ||||||||
| Dott.Giorgio Tessore, professore a Contratto
presso la Cattedra di Odontoiatria Conservatrice del C.L.O.P.D. dell’Università degli Studi di Torino diretta dal prof. Mario Pezzoli |
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| Lo scopo dell’odontoiatra non é quello
di eseguire delle otturazioni, come troppo spesso molti si sono
limitati a fare in passato, bensì quello di fornire salute orale. Per ottenere questo risultato, a monte del trattamento della carie, è fondamentale farne comprendere l’eziologia al paziente e con la sua indispensabile collaborazione, individuarne ed eliminarne le cause. Interrompere in modo duraturo, quella triste catena fatta di restauri successivi, eseguiti con cadenza biennale, per trattare lesioni cariose recidivanti che si rincorrono, in certi soggetti da noi odontoiatri definiti cariorecettivi, è uno degli obbiettivi più importanti della moderna odontoiatria conservativa. Il trattamento delle lesioni cariose, è privo di validità se non é associato ad un programma che preveda la valutazione delle condizioni di rischio del paziente e la loro correzione. |
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| L’odontoiatra del secondo millennio deve
considerare la carie non solo nei suoi esiti da trattare, ma considerarla
e curarla come una malattia infettiva nel suo aspetto microbiologico. La ricerca dimostra che pur essendo la carie una patologia ad eziopatogenesi pluri fattoriale, i fattori più importanti sono alcune specie di micro organismi, presenti nella placca associati alla presenza nel cavo orale di carboidrati di provenienza alimentare. Gli studi epidemiologici dimostrano come i batteri maggiormente coinvolti nella formazione della carie sono lo Streptococcus Mutans e il Lactobacillus. Lo S. Mutans durante i processi metabolici produce grandi quantità di cataboliti acidi durante il processo di fermentazione dei carboidrati assunti con la dieta, questo porta ad un abbassamento del pH al di sotto del valore soglia per la dissoluzione dello smalto (5,5) dando origine alla lesione cariosa. Lo Streptococcus Mutans è rilevabile in grandi quantità nella placca delle lesioni cariose iniziali e nei solchi, il Lactobacillus è normalmente presente nelle lesioni cariose in fase attiva o in presenza di carie secondarie. L’odontoiatria preventiva può sfruttare queste conoscenze microbiologiche per l’individuazione dei soggetti a maggior rischio di carie, che pertanto vanno trattati come soggetti portatori di una infezione. |
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| La visita La visita e la diagnosi sono il momento più importante di ogni atto medico, una diagnosi corretta e precoce porta ad una (quando necessaria) terapia di sicuro successo, una diagnosi approssimativa spesso apre le porte all’insuccesso. Come i medici di altre branche specialistiche si avvalgono come aiuto alla diagnosi di analisi, anche noi possiamo farlo con nuove metodiche che la tecnologia ci fornisce, troppo spesso ci affidiamo solamente al nostro intuito ed esperienza. I pazienti apprezzano molto una diagnosi accurata che si avvale di nuove metodiche non invasive e apprezzano molto anche un approccio terapeutico non invasivo quando possibile. La visita del paziente per ottenere una diagnosi corretta deve essere sempre condotta con metodo, in modo organizzato e deve prevedere i seguenti punti: Protocollo di visita a) Anamnesi scritta b) Ispezione dei tessuti molli e della lingua per evidenziare eventuali patologie del cavo orale o sistemiche c) Valutazione del livello di igiene orale e rilevazione della presenza o meno di placca sulle superfici dentali e nel solco dento-gengivale, sua monitorizzazione mediante rilevazione dell’indice di placca a quadranti d) Diagnosi completa delle lesioni cariose mediante: • osservazione accurata di tutte le superfici dentali accessibili con particolare attenzione ai punti cariorecettivi: solchi, fessure, fossette, superfici interprossimali e cervicali. • osservazione e valutazione degli eventuali restauri presenti • esecuzione di 2 rx bite wing e di eventuali rx periapicali e) Sondaggio parodontale semplificato f) Diagnosi del rischio di carie del soggetto g) Diagnosi del rischio parodontale del soggetto |
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| La diagnosi di carie La diagnosi delle lesioni cariose nei settori anteriori è generalmente facile a causa dell’anatomia degli elementi dentali, nei settori posteriori la diagnosi è spesso molto difficile. La diagnosi di carie nei solchi delle superfici occlusali di molarie premolari, anche se può apparire banale, non è mai facile se non nei casi eclatanti dove il processo carioso è già molto avanzato; spesso possono presentarsi sotto solchi apparentemente border-line lesioni cariose dentinali importanti. L’utilizzo dei sistemi ingrandenti ci è estremamente utile non solo durante la terapia ma anche durante la diagnosi Importante non inserire la punta dello specillo nei solchi alla ricerca di carie, per evitare, nelle lesioni cariose iniziali, di distruggere la residua trabecolatura dello smalto che potrebbe esere suscettibile di rimineralizzazione e di trasportare microorganismi patogeni da una superficie all’altra. La nuova tecnologia ci pone a disposizione un utile strumento di diagnosi non invasiva, basato sull’emissione di una sorgente di luce laser, che in base alla fluorescenza della superficie su cui é orientato ci permette di leggere dei valori numerici che ci offrono un dato in più per una diagnosi sicura. Questo strumento che dà un valore alla profondità della lesione ed emette un suono quando esiste una patologia è inoltre di grande aiuto nel rendere oggettiva la nostra diagnosi nei confronti del paziente e a dargli una sensazione di grande tecnologia sempre molto apprezzata. Valori di lettura 5-25 lesione dello smalto 25-35 lesione dentinale iniziale 35 e oltre lesione dentinale avanzata Una ricerca del prof Lussi di Berna dimostra che la percentuale di successo nella diagnosi di carie su superfici occlusali apparentemente intatte, è non superiore al 58% in seguito a esame visivo con ingrandimenti, sale al 67% con le radiografie bite–wing per arrivare al 90% con l’utilizzo del Diagnodent Kavo. |
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| Diagnosi delle carie interprossimali La diagnosi delle lesioni cariose interprossimali è estremamente difficile e necessita sempre dell’esecuzione di 2 radiografie di ottima qualità eseguite secondo la tecnica bite - wing mediante apposito centratore Non fidiamoci mai solamente del nostro intuito, la diagnosi di carie è piuttosto difficile e necessita di grande attenzione e di strumenti diagnostici oltre che di esperienza |
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| Diagnosi del rischio di carie Una metodica di diagnosi precoce estremamente motivante per il paziente e che conferisce grande professionalità allo studio, è il rilevamento microbiologico della concentrazione salivare di Streptococcus Mutans e di Lactobacillus e l’analisi del potere tampone della saliva mediante i test presenti in commercio. Il kit CRT bacteria della Ivoclar Vivadent prevede il prelievo di una modesta quantità di saliva del paziente che viene depositata su appositi terreni di cultura selettivi per i batteri cariogeni e quindi una incubazione di 48 ore La presenza di elevate quantità di S.Mutans indica un elevato rischio di carie, la rilevazione di elevate quantità di Lactobacillus è significativa per la presenza di carie o di una dieta fortemente cariogena. In base alla lettura dei tests microbiologici potremo classificare in modo oggettivo il paziente come ad alto, basso, medio rischio di carie, di conseguenza motivarlo e fargli rilevare in modo oggettivo i progressi ottenuti con il miglioramento delle abitudini di igiene orale e alimentari nei tests successivi. Nel 2001 il nostro reparto universitario ha svolto una analisi salivare di valutazione in un gruppo di circa 250 scolari delle scuole medie del pinerolese attraverso i kit CRT bacteria Ivoclar Vivadent, la ricerca ha evidenziato che il 28,37% degli studenti esaminati sono ad alto rischio di carie mentre il 46,05% sono risultati non a rischio o a basso rischio. |
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| Il kit CRT buffer della Ivoclar Vivadent permette di valutare in pochi minuti
il potere tampone della saliva. Mediante delle strisce test, che immerse in poche gocce di saliva, variano di colore e paragonate ad una scala colorimetrica in modo rapido ed efficace ci danno un altro parametro oggettivo del rischio di carie del paziente. |
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| Il coinvolgimento del paziente Sono fermamente convinto che il tempo impiegato durante la prima visita per spiegare in modo semplice, ma corredato da immagini, le patologie che abbiamo eventualmente rilevato durante la visita e le possibilità terapeutiche, sia estremamente ben impiegato. Il paziente è convinto di essere nelle mani giuste, se gli viene illustrato ciò che non gli era mai stato spiegato prima, soprattutto mediante l’ausilio di sussidi che considera innovativi e tecnologici. Se riesce visivamente a capire i propri problemi e come verranno risolti, sarà per sempre un ottimo paziente collaborante e sarà anche la nostra migliore pubblicità. In questa fase sono di grandissimo aiuto: • L’uso di una telecamera intraorale • Una ottima alternativa è una fotocamera digitale con la quale si possono direttamente scaricare le immagini sul computer • Una serie di immagini di esempi di terapia raccolte su un CD e mostrate al paziente sul monitor del computer • Le immagini radiografiche mostrate sul monitor del computer molto ingrandite |
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| Questo materiale è stato pubblicato sulla rivista New&Now, n° 13 del 01-2003. Si ringrazia il dr. Tessore e la Ivoclar Vivadent per la gentile concessione |
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