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Cavità di prima classe otturata in composto |
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Caso del Dr Adamo Monari, Verona |
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Una semplice cavità di prima classe
otturata in composto: la procedura passo passo per un ripristino morfologico
e funzionale corretto e invisibile dal punto di vista estetico. |
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L'elemento 3.7 presenta un
restauro in amalgama incongruo per frattura e per difetti marginali. L'esame
radiografico ci aiuta nel determinare l'entità del problema e allo
stesso tempo permette di escludere una compromissione interprossimale. |
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Dopo un controllo occlusale,
l'esecuzione dell'anestesia locale e l'isolamento del campo possiamo rimuovere
il restauro, cercando di non danneggiare il tessuto sano circostante. |
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Rimossa l'eventuale dentina
cariata, ci troviamo di fronte ad una cavità convenzionale di prima
classe per amalgama che modificheremo semplicemente rifinendo il margine
occlusale. Io preferisco non bisellare i margini sottoposti al carico masticatorio.
La cavità è ripulita con l'impiego di pomice e spazzolini
più un getto di bicarbonato con una microsabbiatrice intraorale
per circa 5 - 6 secondi. |
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Ora sul dente così preparato cercheremo
di ottenere lo strato di adesione.
Le procedure sono diverse in funzione del tipo di adesivo utilizzato,
genericamente:
a) Multifasico classico tre passaggi: acido, primer, adesivo.
b) Self primer - adhesive, monocomponente: acido, 1° applicazione, 2° applicazione.
c) Self etch - primer - adhesive, monocomponente: una o due applicazioni.
Descriviamo l'utilizzo di un adesivo riempito di tipo a). |
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Sullo smalto rifinito (leggermente
oltre), applichiamo un gel di acido ortofosforico al 37% per circa venti
secondi. |
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Dopo di che (avendo deciso
di usare la tecnica della mordenzatura totale di smalto e dentina) si mordenza
anche la dentina per altri quindici secondi (se la dentina fosse sclerotica
s'impiegherebbe un tempo di mordenzatura superiore). In una cavità di
prima classe come questa, con la forza di gravità a favore preferisco
mordenzare la dentina con un acido liquido, bagna meglio la dentina e si
rimuove più facilmente. |
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Si lava con spray aria - acqua
all'incirca per un tempo simile a quello di mordenzatura. È poi
di vitale importanza asciugare in modo corretto cioè senza disidratare,
utilizzando solo l'aspiratore chirurgico ed eventualmente delle spugnette
sintetiche monouso. |
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Appena la dentina ha
perso la lucentezza tipica della superficie bagnata (non è necessario
disidratare lo smalto) inondiamo la cavità di primer per circa 60
secondi.
Aspiriamo e asciughiamo, secondo passaggio di primer per 30
secondi, di nuovo si aspira e si asciuga.
L'adesivo si mette, al contrario del primer, con molta parsimonia
sulla punta di un pennellino monouso, si distende delicatamente e uniformemente
con l'aria per rimuovere eccessi, eventualmente si ripete l'applicazione
con pochissimo adesivo, si ridistribuisce con l'aria, si attende alcuni
secondi la distensione del materiale e si fotopolimerizza (io utilizzo
un tempo standard di 20 secondi incrementali + 30 continui sia per adesivi
che compositi). |
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I materiali compositi ibridi microfini secondo
la filosofia ispiratrice sono reperibili come un'unica massa (unica opacità)
per riprodurre sia smalto sia dentina, variano solo le tinte e i cromi e
la presenza o meno delle masse intensive, oppure oltre questi tre parametri
varia anche l'opacità suddividendoli ulteriormente in masse smalti
e dentine. In un settore laterale di solito il paziente non ha grosse esigenze
estetiche, purché il restauro abbia vagamente l'aspetto di un dente
naturale ("bianco"). Normalmente non ci sono problemi, quindi
se cerchiamo un'integrazione migliore lo faremo dopo un'analisi estetica
dell'elemento e per pura soddisfazione personale.
Illustriamo di seguito l'impiego di un materiale con dentine e
smalti, come tinte saranno sufficienti A e B in scala Vita, e come cromi
dall'1 al 4 con qualche massa intensiva più carica (aumento del croma)
e alcune più trasparenti (riduzione del valore).
Sottosquadri o recessi eventualmente presenti più difficili da raggiungere
potranno essere colmati con piccoli apporti di composito Flow. |
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Primo apporto di massa dentina. |
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Dopo la polimerizzazione continua
la stratificazione della dentina che andrà apposta in modo anatomico
cercando di lasciare gli spazi corretti a supercolori (riproduzione di
un solco pimentato) e smalti. Nell'immagine a lato si è evidenziato
al computer (giallo intenso) appunto la localizzazione di questo strato.
Variazioni dello spessore possono essere apportate in funzione dell'opacità o
trasparenza dei tessuti da riprodurre, ad esempio: aumentare lo strato
di dentina a scapito dello smalto, il contrario è un evenienza rara.
Situazione frequente anche nel restauro degli anteriori è di portare
dentina, sfumandola, sul margine o sul bisello (per evitare l'alone grigiastro
o trasparente che circonda la cavità). |
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Simulazione della stratificazione
della dentina terminata (sono stati impiegati tre / quattro apporti). Se
vorremo usare un supercolore per evidenziare i solchi sarà utile
aver creato una sede per riceverlo (una gola, acuta) per evitare che diffonda
lateralmente vista la sua consistenza oleosa. |
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Applicazione di una piccolissima
dose di supercolore (è conveniente usare prodotti molto intensi
e molto coprenti) sul fondo del solco preparato a riceverlo, polimerizzare
a lungo, due tre volte il tempo standard. |
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A questo punto perfezioneremo
l'anatomia del restauro con l'apporto di masse di solo smalto
e/o trasparenti oppure ancora con dentine in funzione dell'analisi estetica
(opacità)
eseguita. Nell'immagine in colore giallo pallido una simulazione
elettronica di un primo apporto di smalto. L'obiettivo sarà di reintegrare
l'anatomia perduta e con apporti successivi di "strangolare" il
supercolore coprendolo solo in alcuni punti ma per la maggior parte sarà parzialmente
scoperto, e protetto dall'usura dall'anatomia più elevata del composito
ai lati del solco. A restauro terminato questa piccola quota
di supercolore scoperto sarà ulteriormente "protetta" da
uno strato di resina fluida. |
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Secondo incremento di materiale,
normalmente smalto con piccole inclusioni localizzate di masse trasparenti
e/o più opache. |
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Terzo incremento. |
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Quarto ed ultimo incremento,
la modellazione del restauro dovrà essere la più precisa
possibile, senza eccessi intenzionali. |
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Polimerizzazione al termine
degli apporti di materiale attraverso uno strato di gel di glicerina, fase
non indispensabile ma che permette di avere una polimerizzazione più completa
dello strato esterno che sarà così non inibito dall'ossigeno.
In pratica avremo una superficie da rifinire meno appiccicosa. |
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Il nostro restauro terminato,
dopo la rifinitura e la successiva stesura di un sottile strato di resina
fluida (lo scopo è di colmare microscopici difetti sulla superficie
o a livello marginale) e la sua polimerizzazione. |
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La rifinitura può essere effettuata
a secco raffreddando con aria, in questa sequenza:
1) Punte diamantate da 40 micron tipo Composhape Intensiv 4274
- 40D9, Meisinger 801-C-012.
2) Punte in silicone tipo Hawe- Neos Polishers 1082 - 1084.
3) Punte in silicone tipo Identoflex C13.
4) Spazzolini a coppetta in nylon (per rimuovere le particelle
di silicone rimaste sul restauro).
5) Spazzolini abrasivi Hawe Occlubrush 2520 kit di tre forme. |
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Verifica occlusale rimossa
la diga.
L'occlusione e la rifinitura - lucidatura saranno ricontrollate
nell'arco di una settimana. |
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Controllo del restauro a distanza
di quattro anni dalla realizzazione. |
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