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Archivio storico degli Amici di Brugg | Aggiornamento gennaio - febbraio 2001

Cavità di prima classe otturata in composto
Caso del Dr Adamo Monari, Verona
Una semplice cavità di prima classe otturata in composto: la procedura passo passo per un ripristino morfologico e funzionale corretto e invisibile dal punto di vista estetico.
L'elemento 3.7 presenta un restauro in amalgama incongruo per frattura e per difetti marginali. L'esame radiografico ci aiuta nel determinare l'entità del problema e allo stesso tempo permette di escludere una compromissione interprossimale.
Dopo un controllo occlusale, l'esecuzione dell'anestesia locale e l'isolamento del campo possiamo rimuovere il restauro, cercando di non danneggiare il tessuto sano circostante.
Rimossa l'eventuale dentina cariata, ci troviamo di fronte ad una cavità convenzionale di prima classe per amalgama che modificheremo semplicemente rifinendo il margine occlusale. Io preferisco non bisellare i margini sottoposti al carico masticatorio. La cavità è ripulita con l'impiego di pomice e spazzolini più un getto di bicarbonato con una microsabbiatrice intraorale per circa 5 - 6 secondi.
Ora sul dente così preparato cercheremo di ottenere lo strato di adesione.
Le procedure sono diverse in funzione del tipo di adesivo utilizzato, genericamente:
 
a) Multifasico classico tre passaggi: acido, primer, adesivo.
b) Self primer - adhesive, monocomponente: acido, 1° applicazione, 2° applicazione.
c) Self etch - primer - adhesive, monocomponente: una o due applicazioni.
 
Descriviamo l'utilizzo di un adesivo riempito di tipo a).
Sullo smalto rifinito (leggermente oltre), applichiamo un gel di acido ortofosforico al 37% per circa venti secondi.
Dopo di che (avendo deciso di usare la tecnica della mordenzatura totale di smalto e dentina) si mordenza anche la dentina per altri quindici secondi (se la dentina fosse sclerotica s'impiegherebbe un tempo di mordenzatura superiore). In una cavità di prima classe come questa, con la forza di gravità a favore preferisco mordenzare la dentina con un acido liquido, bagna meglio la dentina e si rimuove più facilmente.
Si lava con spray aria - acqua all'incirca per un tempo simile a quello di mordenzatura. È poi di vitale importanza asciugare in modo corretto cioè senza disidratare, utilizzando solo l'aspiratore chirurgico ed eventualmente delle spugnette sintetiche monouso.
Appena la dentina ha perso la lucentezza tipica della superficie bagnata (non è necessario disidratare lo smalto) inondiamo la cavità di primer per circa 60 secondi.
Aspiriamo e asciughiamo, secondo passaggio di primer per 30 secondi, di nuovo si aspira e si asciuga.
L'adesivo si mette, al contrario del primer, con molta parsimonia sulla punta di un pennellino monouso, si distende delicatamente e uniformemente con l'aria per rimuovere eccessi, eventualmente si ripete l'applicazione con pochissimo adesivo, si ridistribuisce con l'aria, si attende alcuni secondi la distensione del materiale e si fotopolimerizza (io utilizzo un tempo standard di 20 secondi incrementali + 30 continui sia per adesivi che compositi).
I materiali compositi ibridi microfini secondo la filosofia ispiratrice sono reperibili come un'unica massa (unica opacità) per riprodurre sia smalto sia dentina, variano solo le tinte e i cromi e la presenza o meno delle masse intensive, oppure oltre questi tre parametri varia anche l'opacità suddividendoli ulteriormente in masse smalti e dentine. In un settore laterale di solito il paziente non ha grosse esigenze estetiche, purché il restauro abbia vagamente l'aspetto di un dente naturale ("bianco"). Normalmente non ci sono problemi, quindi se cerchiamo un'integrazione migliore lo faremo dopo un'analisi estetica dell'elemento e per pura soddisfazione personale.
Illustriamo di seguito l'impiego di un materiale con dentine e smalti, come tinte saranno sufficienti A e B in scala Vita, e come cromi dall'1 al 4 con qualche massa intensiva più carica (aumento del croma) e alcune più trasparenti (riduzione del valore).
Sottosquadri o recessi eventualmente presenti più difficili da raggiungere potranno essere colmati con piccoli apporti di composito Flow.
Primo apporto di massa dentina.
Dopo la polimerizzazione continua la stratificazione della dentina che andrà apposta in modo anatomico cercando di lasciare gli spazi corretti a supercolori (riproduzione di un solco pimentato) e smalti. Nell'immagine a lato si è evidenziato al computer (giallo intenso) appunto la localizzazione di questo strato. Variazioni dello spessore possono essere apportate in funzione dell'opacità o trasparenza dei tessuti da riprodurre, ad esempio: aumentare lo strato di dentina a scapito dello smalto, il contrario è un evenienza rara. Situazione frequente anche nel restauro degli anteriori è di portare dentina, sfumandola, sul margine o sul bisello (per evitare l'alone grigiastro o trasparente che circonda la cavità).
Simulazione della stratificazione della dentina terminata (sono stati impiegati tre / quattro apporti). Se vorremo usare un supercolore per evidenziare i solchi sarà utile aver creato una sede per riceverlo (una gola, acuta) per evitare che diffonda lateralmente vista la sua consistenza oleosa.
Applicazione di una piccolissima dose di supercolore (è conveniente usare prodotti molto intensi e molto coprenti) sul fondo del solco preparato a riceverlo, polimerizzare a lungo, due tre volte il tempo standard.
A questo punto perfezioneremo l'anatomia del restauro con l'apporto di masse di solo smalto e/o trasparenti oppure ancora con dentine in funzione dell'analisi estetica (opacità) eseguita. Nell'immagine in colore giallo pallido una simulazione elettronica di un primo apporto di smalto. L'obiettivo sarà di reintegrare l'anatomia perduta e con apporti successivi di "strangolare" il supercolore coprendolo solo in alcuni punti ma per la maggior parte sarà parzialmente scoperto, e protetto dall'usura dall'anatomia più elevata del composito ai lati del solco. A restauro terminato questa piccola quota di supercolore scoperto sarà ulteriormente "protetta" da uno strato di resina fluida.
Secondo incremento di materiale, normalmente smalto con piccole inclusioni localizzate di masse trasparenti e/o più opache.
Terzo incremento.
Quarto ed ultimo incremento, la modellazione del restauro dovrà essere la più precisa possibile, senza eccessi intenzionali.
Polimerizzazione al termine degli apporti di materiale attraverso uno strato di gel di glicerina, fase non indispensabile ma che permette di avere una polimerizzazione più completa dello strato esterno che sarà così non inibito dall'ossigeno. In pratica avremo una superficie da rifinire meno appiccicosa.
Il nostro restauro terminato, dopo la rifinitura e la successiva stesura di un sottile strato di resina fluida (lo scopo è di colmare microscopici difetti sulla superficie o a livello marginale) e la sua polimerizzazione.
La rifinitura può essere effettuata a secco raffreddando con aria, in questa sequenza:
 
1) Punte diamantate da 40 micron tipo Composhape Intensiv 4274 - 40D9, Meisinger 801-C-012.
2) Punte in silicone tipo Hawe- Neos Polishers 1082 - 1084.
3) Punte in silicone tipo Identoflex C13.
4) Spazzolini a coppetta in nylon (per rimuovere le particelle di silicone rimaste sul restauro).
5) Spazzolini abrasivi Hawe Occlubrush 2520 kit di tre forme.
Verifica occlusale rimossa la diga.
L'occlusione e la rifinitura - lucidatura saranno ricontrollate nell'arco di una settimana.
Controllo del restauro a distanza di quattro anni dalla realizzazione.

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