 |
 |
 |
L. Breschi, J.
Osborne
Dental Cadmos, 17/2000 Pgg. 69-79
L'impiego dell'amalgama d'argento in odontoiatria
ha ormai compiuto 100 anni, ma, nonostante la non
più tenera
età, continua ancora a sollevare polemiche.
Gli AA hanno condotto
una revisione critica della letteratura, in modo
da permettere agli odontoiatri un approccio scientifico, corretto e
aggiornato dell'argomento. |
|
| |
Il problema della tossicità dell'amalgama
Dalla pubblicazione dell'articolo di Gay e Coll
sul Lancet del 1979, che dimostrava un rilascio continuo di mercurio
dalle otturazioni in amalgama presenti nel cavo orale, la polemica si è sempre
più intensificata e ha coinvolto un sempre maggior numero di
persone, fino a culminare negli anni scorsi con alcune trasmissioni
televisive interamente dedicate a questo argomento.
A questo punto il National Institute of Health
americano, evidenziando come nessuno studio scientifico controllato
fosse stato in grado di dimostrare una diretta correlazione tra sintomi,
presenza di amalgami e valori ematici alterati, ha preso una netta posizione
a difesa dell'amalgama.
In Europa, al contrario, alcuni paesi hanno assunto
posizioni contrastanti, fino a sospenderne l'utilizzo; posizione questa
dettata in realtà più da preoccupazioni di carattere ecologico
(inquinamento ambientale da parte degli scarichi provenienti dagli studi
odontoiatrici, dispersione nell'aria di mercurio in seguito alla cremazione
dei cadaveri) che da una letteratura scientifica esplicitamente negativa
al riguardo.
Rilascio di mercurio da parte dell'amalgama e relativo assorbimento
Nel 1985 uno studio di Vimy sulle pecore contribuì a rilanciare
l'argomento, pubblicando valori di rilascio di mercurio molto elevati:
in realtà quel lavoro sovrastimava di molte volte il reale valore,
in quanto non teneva conto di importanti parametri tipici della particolare
situazione del cavo orale.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato nel 1991 che
il rilascio e relativo assorbimento medio di mercurio dovuto alla presenza
di amalgami era di circa 10 microgrammi/die.
Tutte queste misurazioni sono comunque di estrema
complessità e molto variabili da paziente a paziente, e nell'ambito
dello stesso paziente, molto diverse a seconda delle abitudini e dei
momenti della giornata.
È
da ricordare che la normale assunzione di mercurio
dall'aria, dall'acqua e da una dieta non particolarmente ricca di pesce
viene valutata intorno ai 10-20 microgrammi/die.
Uno studio di Kingman del 1998, eseguito su uno
dei campioni più alti come numero (oltre 1100 persone), ha messo
in luce come 10 superfici in amalgama incrementano il livello medio
di mercurio nelle urine di circa 1 microgrammo/litro.
Se si considera che il limite superiore di escrezione
urinaria fissato dall'OMS è di circa 30 microgrammi di mercurio
per grammo di creatinina escreta, alcuni autori hanno calcolato che
il numero di amalgami nello stesso paziente, necessari ad ottenere questi
livelli, dovrebbe corrispondere a circa 450-530 superfici otturate.
Rilascio di mercurio durante la rimozione degli amalgami
Durante la rimozione degli amalgami viene effettivamente
rilasciato molto mercurio, ma con le adeguate precauzioni (aspirazione
ad alta velocità, mascherine protettive, diga di gomma) l'esposizione
del paziente è davvero minima.
Al contrario, gli operatori sono esposti maggiormente,
specie in caso di rimozioni multiple nell'arco della stessa giornata.
Diversi studi epidemiologici hanno comunque escluso
la presenza di problemi correlati a questa esposizione, arrivando addirittura
a stabilire che l'aspettativa di vita media de dentisti è superiore
a quella di Colleghi di altre specialità senza esposizione professionale
a vapori di mercurio. Questo argomento dovrebbe tranquillizzare la maggior
parte dei pazienti.
L'unico vero rischio, anche se molto basso (solo
13 casi in letteratura dal 60 ad oggi) è rappresentato della
reazione allergica al materiale in generale (quindi argento o meglio
zinco, stagno e altri componenti della lega).
Malattia da amalgama: informazioni mediche e aspetti psicologici
Molti dei sintomi a cui spesso i pazienti fanno
riferimento attribuendoli alla malattia da amalgama sono sovente vaghi
ed associabili ad una grande varietà di condizioni patologiche,
e questo può portare a delle diagnosi od autodiagnosi affrettate
e pericolose: in molti casi questi pazienti continuano a peregrinare
da professionista a professionista sino a trovare ascolto e comprensione
ed una diagnosi che soddisfi le loro convinzioni.
A volte avviene che siano i media a focalizzare
l'attenzione di alcuni malati sull'amalgama, spingendoli a convincersi
che la loro eliminazione sarebbe in grado di risolvere tutti i loro
problemi, in realtà di ben altra natura.
La intossicazione da mercurio ha delle caratteristiche
ben precise: quella acuta, tosse, abbassamento della temperatura, debolezza,
elevata salivazione, nausea e diarrea; quella cronica disfunzioni del
SNC, irritabilità, insonnia, diminuzione della funzionalità renale,
anoressia, tremori.
La valutazione avviene tramite il controllo dei
livelli di mercurio nelle urine:
normale 10 microgrammi/litro
esposizione 100 microgrammi/litro
esposizione grave 300 microgrammi/litro
Due lavori di Bratel e Coll del 1997 hanno studiato
100 pazienti svedesi, di cui 50 normali e 50 affetti da malattia da
amalgama, rilevando scarse differenze tra i due gruppi per quanto riguarda
il livello di mercurio, ma una grossa percentuale di disordini psichiatrici
a carico del gruppo che lamentava la malattia da amalgama.
Analoghe conclusioni ha portato un altro studio
di Herrstrom e Hogstedt su 218 pazienti ed un altro singolare studio
di Bjorkman e colleghi su una popolazione di gemelli, per escludere
variabili di tipo genetico.
Questi ed altri studi ancora, citati nell'articolo,
mettono in luce come molti pazienti affetti da presunta malattia da
amalgama presentino in realtà problemi psicologici quali ansia,
depressione o difficoltà neurotiche.
Conclusioni e raccomandazioni
La sintomatologia tipica dell'intossicazione da
mercurio presenta peculiarità e caratteristiche ben conosciute
dalla medicina ed è ben diversa da quella lunga e variopinta
lista di sintomi, spesso dai contorni confusi, della cosiddetta malattia
da amalgama.
In molti casi, questi ultimi possono nascondere
altre patologie di differente gravità, e l'odontoiatra che si
trova di fronte a questi pazienti deve riuscire a mantenere un atteggiamento
positivo, informato e riuscire a comprendere appieno i problemi che
li affliggono.
Questo approccio può rivelarsi a volte molto più efficace
e risolutivo della rimozione sistematica delle otturazioni, non sempre
utile anche se in certi pazienti necessaria più da un punto di
vista psicologico che reale.
|
|