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Archivio storico degli Amici di Brugg | Aggiornamento settembre - ottobre 2000

  Durata dei restauri a tunnel nella pratica clinica: studio multicentrico a tre anni  
  Pilebrro CE, Van Dijken JWV Sternberg, R
1990 Acta Odontologica Scandinavica 57(1) 35-39
 
  Le preparazioni a tunnel nelle II classi vengono impiegate sulle lesioni cariose interprossimali che richiedono un trattamento minimamente invasivo, col vantaggio di mantenere intatta la cresta marginale e quindi evitando possibili danni alla superficie approssimale del dente adiacente. Attualmente si è orientati ad utilizzare un vetroionomero nella superficie interprossimale per il suo effetto cariostatico sul dente trattato e sulla superficie del dente adiacente. Lo scopo di questo studio multicentrico in vivo è stato quello di valutare la durata a tre anni di questo tipo di restauri eseguiti da un gruppo di dentisti generici.
 
Dodici dentisti abituati a questa tecnica eseguirono i restauri per un periodo di un anno. Le lesioni cariose vennero classificate in due gruppi: D2 o D3. Le lesioni di tipo D2 presentavano una radiotrasparenza a forma di V o di U che raggiungeva o superava la giunzione amelocementizia ma non si diffondeva nella dentina. Le lesioni di tipo D3 presentavano invece una evidente radiotrasparenza anche nella dentina. L'accesso delle preparazioni era eseguito attraverso la fossa occlusale corrispondente appena oltre la cresta marginale. Veniva inserita una matrice, si mordenzava con acido poliacrilico al 10 %, parte della cavità era riempita con Ketac Silver, quindi si rimordenzava con acido ortofosforico al 37% e si terminava l'otturazione con un composito ibrido. Vennero definite come preparazioni a tunnel parziali quelle che non raggiungevano la superficie esterna del dente, mentre in tutti gli altri casi si definivano come preparazioni a tunnel totali. Vennero eseguite un totale di 374 restauri in 272 pazienti. Di questi restauri, 212 erano su molari (57%) e 162 (43%) sui premolari. Le radiografie bitewing davano delle indicazioni solo in 228 casi, mentre negli altri o erano inservibili o mancavano del tutto. Le bitewing di controllo permettevano di controllare i difetti di riempimento, come bolle o sovracontorni interprossimali. La qualità dei restauri venne controllata annualmente fino ad un periodo di tre anni e la valutazione clinica comprendeva la presenza della cresta marginale, la sua frattura, il dissolvimento del materiale da otturazione, la sensibilità postoperatoria e la presenza di carie ricorrente o nuova carie.
 
Le radiografie bitewing di controllo postoperatorie evidenziavano che il 14% dei restauri presentava difetti o errori. Diciannove restauri (8%) presentavano segni radiografici di carie dentinale non rimossa completamente al disotto dei restauri appena eseguiti. Al controllo ad un anno, il problema più ricorrente era la frattura della cresta marginale (3,5%). Nessun restauro venne sostituito durante il primo anno per la presenza di carie secondaria.
Dopo due anni, altri 31 restauri vennero sostituiti con una incidenza maggiore di carie secondaria sia dello smalto sia della dentina.

Al richiamo a tre anni, altre 18 otturazioni vennero rimosse a causa della frattura della cresta marginale. Durante al durata di questo studio, un totale di 61 restauri su 305 (20%) dovettero essere sostituiti. Il numero di restauri che evidenziavano carie residua attiva aumentava col passare del tempo. Dopo tre anni, quasi la metà (83 su 175) delle lesioni sullo smalto presentava un avanzamento rispetto ai quadri iniziali od alle successive valutazioni. In totale, il 41% dei restauri evidenziava o carie dentinale non rimossa o carie dello smalto in progressione. Questo studio evidenzia un numero di insuccessi più alto di quelli riportati in altre ricerche in precedenza. L'uso del Ketac Silver, che ha un rilascio di fluoro molto basso, può contribuire a spiegare l'inibizione della progressione della carie non rimossa. Gli Autori consigliano di associare a questo tipo di terapia sedute di fluorizzazione. L'impiego di radiografie bitewing per identificare le lesioni cariose si è dimostrato scarsamente sensibile, in particolar modo per le lesioni di dimensioni minori.
 
Conclusioni
Se paragonati a restauri in amalgama o compositi per posteriori, i restauri a tunnel devono essere sostituiti molto più di frequente. I restauri a tunnel non dovrebbero essere considerati come una soluzione di impiego generalizzato nel trattamento delle lesioni di seconda classe. Alti valori di fratture della cresta marginale e l'impossibilità di rimuovere completamente il tessuto carioso a causa di un accesso limitato dovrebbero indurre i clinici a limitare questo tipo di approccio alle lesioni di dimensioni davvero minime ed in pazienti a basso rischio di carie.
 

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La Rivista di Odontoiatria