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Le preparazioni a tunnel nelle
II classi vengono impiegate sulle lesioni cariose interprossimali che
richiedono un trattamento minimamente invasivo, col vantaggio di mantenere
intatta la cresta marginale e quindi evitando possibili danni alla superficie
approssimale del dente adiacente. Attualmente si è orientati
ad utilizzare un vetroionomero nella superficie interprossimale per
il suo effetto cariostatico sul dente trattato e sulla superficie del
dente adiacente. Lo scopo di questo studio multicentrico in vivo è stato
quello di valutare la durata a tre anni di questo tipo di restauri eseguiti
da un gruppo di dentisti generici.
Dodici dentisti abituati a questa tecnica eseguirono
i restauri per un periodo di un anno. Le lesioni cariose vennero classificate
in due gruppi: D2 o D3. Le lesioni di tipo D2 presentavano una radiotrasparenza
a forma di V o di U che raggiungeva o superava la giunzione amelocementizia
ma non si diffondeva nella dentina. Le lesioni di tipo D3 presentavano
invece una evidente radiotrasparenza anche nella dentina. L'accesso
delle preparazioni era eseguito attraverso la fossa occlusale corrispondente
appena oltre la cresta marginale. Veniva inserita una matrice, si mordenzava
con acido poliacrilico al 10 %, parte della cavità era riempita
con Ketac Silver, quindi si rimordenzava con acido ortofosforico al
37% e si terminava l'otturazione con un composito ibrido. Vennero definite
come preparazioni a tunnel parziali quelle che non raggiungevano la
superficie esterna del dente, mentre in tutti gli altri casi si definivano
come preparazioni a tunnel totali. Vennero eseguite un totale di 374
restauri in 272 pazienti. Di questi restauri, 212 erano su molari (57%)
e 162 (43%) sui premolari. Le radiografie bitewing davano delle indicazioni
solo in 228 casi, mentre negli altri o erano inservibili o mancavano
del tutto. Le bitewing di controllo permettevano di controllare i difetti
di riempimento, come bolle o sovracontorni interprossimali. La qualità dei
restauri venne controllata annualmente fino ad un periodo di tre anni
e la valutazione clinica comprendeva la presenza della cresta marginale,
la sua frattura, il dissolvimento del materiale da otturazione, la sensibilità postoperatoria
e la presenza di carie ricorrente o nuova carie.
Le radiografie bitewing di controllo postoperatorie
evidenziavano che il 14% dei restauri presentava difetti o errori. Diciannove
restauri (8%) presentavano segni radiografici di carie dentinale non
rimossa completamente al disotto dei restauri appena eseguiti. Al controllo
ad un anno, il problema più ricorrente era la frattura della
cresta marginale (3,5%). Nessun restauro venne sostituito durante il
primo anno per la presenza di carie secondaria.
Dopo due anni, altri 31 restauri vennero sostituiti
con una incidenza maggiore di carie secondaria sia dello smalto sia
della dentina.
Al richiamo a tre anni, altre 18 otturazioni vennero
rimosse a causa della frattura della cresta marginale. Durante al durata
di questo studio, un totale di 61 restauri su 305 (20%) dovettero essere
sostituiti. Il numero di restauri che evidenziavano carie residua attiva
aumentava col passare del tempo. Dopo tre anni, quasi la metà (83
su 175) delle lesioni sullo smalto presentava un avanzamento rispetto
ai quadri iniziali od alle successive valutazioni. In totale, il 41%
dei restauri evidenziava o carie dentinale non rimossa o carie dello
smalto in progressione. Questo studio evidenzia un numero di insuccessi
più alto di quelli riportati in altre ricerche in precedenza.
L'uso del Ketac Silver, che ha un rilascio di fluoro molto basso, può contribuire
a spiegare l'inibizione della progressione della carie non rimossa.
Gli Autori consigliano di associare a questo tipo di terapia sedute
di fluorizzazione. L'impiego di radiografie bitewing per identificare
le lesioni cariose si è dimostrato scarsamente sensibile, in
particolar modo per le lesioni di dimensioni minori.
Conclusioni
Se paragonati a restauri in amalgama o compositi
per posteriori, i restauri a tunnel devono essere sostituiti molto più di
frequente. I restauri a tunnel non dovrebbero essere considerati come
una soluzione di impiego generalizzato nel trattamento delle lesioni
di seconda classe. Alti valori di fratture della cresta marginale e
l'impossibilità di rimuovere completamente il tessuto carioso
a causa di un accesso limitato dovrebbero indurre i clinici a limitare
questo tipo di approccio alle lesioni di dimensioni davvero minime ed
in pazienti a basso rischio di carie. |
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